Croce Rossa: il codice eretico

I recenti accadimenti, lo scambio serrato di accuse e di corrispondenza e soprattutto l’inopportuna e sguaiata risposta del presidente nazionale della non associazione di volontariato più grande d’Italia fanno riflettere. Credo sia opportuno ricapitolare per capi questa riflessione.

Non esistono più regole

La regola principale è quella del sospetto; viene eseguita un’incursione – non chiamiamola visita ed il perché lo spiegheremo di seguito – in un ufficio privato perché si pensa che si stia tramando ed il delitto di lesa maestà in una non associazione è il delitto più grave di tutti. Per il resto le regole non servono, quando c’è un autarca al comando ogni regola potrebbe essere usata anche per regolare il suo dominio che per definizione deve essere pieno ed incontrollato.

Esistono due Associazioni, una dentro l’altra.

Come nel caso della Sardegna l’azione del Presidente, il martello divino, si alza sulla denuncia di un dipendente che a suo dire ha notato qualcosa di strano. I dipendenti vengono quindi pagati non per lavorare ma per sorvegliare, di fatto tutti i vertici dell’Associazione sono già commissariati e non lo sanno con una polizia politica interna che controlla il normale andamento delle cose e riferisce direttamente non per via gerarchica ma all’unico capo supremo di Cri il Segretario Generale.

Non si tratta di ispezione

E’ vero, non esistono regole. Però per chiamare un’azione “visita” e distinguerla da un abuso o da un qualsiasi delitto bisogna che questa abbia alcune caratteristiche. Tra queste un ordine di servizio che nomini e qualifichi gli “incaricati del controllo” e ne perimetri l’azione, deve esistere un orario in cui è lecito porla in essere, proprio per distinguerla dall’abuso, ed il soggetto ispezionato deve essere presente, anzi presente e collaborativo ed al termine dell’attività deve sottoscrivere il verbale che è stato redatto in itinere o motivarne la mancata sottoscrizione. Qualsiasi altra attività che non abbia queste caratteristiche è illegittima. Perché se si sospettava un abuso non si è ricorsi alla Polizia Militare e si è passati a un illegittimo bricolage?

Troppe verità, nessuna Verità.

C’è qualcosa di artefatto in questa bruttissima pagina della Storia di Croce Rossa Italiana e la manipolazione si comprende anche dal differente contenuto delle due missive che l’autarca invia al Mondo a distanza di qualche giorno , come se proprio al Mondo volesse dimostrare che è in grado di raccontare e rivivere lo stesso fatto con condotte differenti a seconda della propria istantanea convenienza.

Non c’è mai trasparenza.

La diffusione della propria corrispondenza poteva essere occasione per la trasmissione a tutti del contenuto di questi fantomatici dossier anche per riuscire a far togliere ad alcuni di noi il sospetto che tutta l’attività, irregolare e scomposta, posta in essere dall’autarca in questi tempi più o meno recenti fosse veramente farina del suo sacco e che non fosse un contegno eterodiretto come parrebbe invece evidente. Rende pubblica una lettera, una sola, del fitto scambio di corrispondenza con la Difesa sulla vicenda dei contributi ai Corpi Ausiliari senza mostrare il resto, senza far capire ai veri proprietari dell’Associazione, i Soci Volontari, come venga attuata la gestione, delicatissima, di certi denari pubblici e senza menzionare la gestione in avanzo di amministrazione, effettivamente nella “sua” Croce Rossa evento epocale e rarissimo, come la Cometa, e sparge quindi una sua interpretazione delle cose, non  racconta la Verità.

Chi è in grado oggi di guidare la Croce Rossa Italiana

La passione smodata per la fiction televisiva fa assumere a questo soggetto comportamenti assolutamente non consoni al suo ruolo. Convoca nel suo ufficio la presunta responsabile dei dossier e vuole convincerla, in un confronto asciutto e monotono, a presentare le proprie dimissioni a pochi mesi dalla sua naturale decadenza per non “investire” il Corpo delle IIVV, memore delle stesse scene che avrà mandato a memoria in “Romanzo Criminale” o “Narcos” accusando altri del decadimento di quei rapporti istituzionali che mai ha saputo curare o conservare.

 

In realtà chi gestisce ed amministra la Croce Rossa Italiana è Flavio Ronzi che, mano al portafoglio, regola i rapporti con il resto del mondo, le assunzioni ed i licenziamenti, gli appalti ed i contratti, segreti o meno, ed ora è proprio lui ad inaugurare il suo nuovo gioiellino milanese, la Fondazione merchant che avrebbe fatto impallidire qualsiasi seguace dell’idea che ha trasformato il mondo, ma non ora.

 

Il presidente si dichiara titolare di prerogative, facendo finta di dimenticare che le sue prerogative gli sono attribuite per Legge, come per Legge sono attribuite prerogative ad altri soggetti che devono essere messi nelle condizioni di poterle esercitare, altrimenti si commette un abuso.

La mancanza di regole certe genera anarchia.

In organizzazioni complesse come l’attuale Croce Rossa, divisa tra ente pubblico, ente speciale ed azienda, non ci deve essere spazio per solisti indaffarati ed ognuno deve avere un perimetro nel quale esplicare la propria attività, se ne ha voglia. Non devono esserci prevaricazioni di una Componente sulle altre, non devono esserci interferenze tra la forza lavoro assunta e stipendiata e chi, meritoriamente, presta la stessa opera in maniera disinteressata e gratuita. Soprattutto non si può confondere la propria carica con un eventuale diritto esercitabile.

Da quello che si legge nelle missive trasmesse, dal tono di indimostrabile autodifesa, si comprende come nel gruppetto dei controllori il Presidente autarca non ci fosse e la videoregistrazione dell’azione non è assolutamente utile a difendere gli autori della stessa. Si è consumata un’azione irresponsabile ed illegittima, fuori da ogni regola, appoggiandola sul fatto che l’edificio nel quale è sito l’Ufficio Direttivo centrale del Corpo delle Infermiere Volontarie fosse di proprietà dell’Associazione, mentre è acclarato sia di proprietà di un Ente terzo, addirittura in liquidazione coatta, e che l’assegnazione degli spazi è stata fatta con un apposito decreto.

Una brutta storia, insomma, dalla quale nessuno uscirà pulito, una brutta storia che ha contribuito ad infrangere ancora di più quel velo di formale correttezza che poteva proteggere qualsiasi Socio da atti arbitrari come i tanti che si stanno consumando in tutta Italia e che disegna, ancora di più, un Associazione divisa, separata tra chi chi la intende servire e chi usa un’Idea come schermo per i propri interessi.

 

 

 

Donazione

Informazioni Personali

Totale Donazione: €5.00

Puoi contribuire anche tu alla nostra attività, alle nostre ricerche, a tutti i costi che sosteniamo con una piccola donazione o con un contributo a piacere. Se puoi farlo per noi è importante, se non puoi continua a leggerci lo stesso.

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Rispondi