Croce Rossa: non servono i dossier, basta la cronaca

 

Ci deve essere una ragione per la quale Francesco Rocca additi qualsiasi attività che non sia diretta da lui con appellativi dolcissimi quali sciacallaggio o dossieraggio. Sicuramente ha molto da temere, sicuramente esistono nell’aria informazioni che non tutti conoscono e che riguardano lui ed i suoi amici, i suoi collaboratori, altrimenti questo accanimento contro i suoi concorrenti e il voler chiamare qualsiasi cosa con il termine dossieraggio non potrebbe far pensare ad altro che alla sua potenziale ricattabilità. Il Capo di un organizzazione di fama mondiale come la Croce Rossa ed il detentore di prerogative militari deve essere sereno, disponibile, inclusivo, non deve andare in giro con la paura che qualcuno possa parlare di lui in termini non lusinghieri. In questo senso l’attuale presidente della Croce Rossa Italiana è un soggetto assolutamente inadeguato.

L’amico di Angelo Scozzafava

La passione per le attività a supporto del sociale, specialmente nella zona di Rom, viene portata nell’Associazione proprio dal neo Commissario Francesco Rocca che si è presentato da subito come l’uomo del sociale sbattendo con forza sul tavolo le sue esperienze con Caritas in ambito di emarginazione, tossicodipendenze e rom. E come vedremo tra passione e frequentazioni proprio certi legami intessuti nell’ambito sociale del Commissario e poi Presidente d’altronde porteranno ad involuzioni dannose e pericolose. Uno di questi personaggi è proprio Angelo Scozzafava.

Un rapido intreccio di poltrone e competenze fa incontrare Francesco Rocca con Angelo Scozzafava più volte dal 2000 in poi. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno a giugno del 2008 lo aveva scelto proprio per dirigere le politiche sociali della Capitale e Francesco Rocca, proveniente dalla Asl e dall’ospedale Sant’Andrea e transitato per un breve periodo come capo dipartimento nell’Ente Croce Rossa Italiana dà buca al politico subito soprannominato Aledanno per tornare a via Toscana da Commissario straordinario. Ci ha visto lungo e bene se pensate che nel solo anno 2010 il nostro autocrate, quello che non è mai stato un giorno soltanto volontario nell’Associazione di volontariato più grande d’Italia è costato 230.000 di compensi e quasi 45.000 euro di rimborsi spese per missioni. Non menziono in questo fastidioso elenco di costi i 134.000 euro del portavoce del Commissario altrimenti anche lui, permaloso come lo Sceriffo di Ronzingham quando non si tratta di lacrimare per i bimbi dello Yemen ma andare a fargli i conti in tasca, si dispiace e mi fa causa.

Al posto di Rocca viene appunto nominato Angelo Scozzafava che ha come precedente di carriera proprio la dirigenza nell’Ospedale Sant’Andrea di cui Rocca è stato Commissario anche con Francesco Storace Presidente della Regione Lazio e pare che il nome di Scozzafava sia stato suggerito proprio da Rocca medesimo ad Alemanno, a suggello di una stima reciproca e di un legame forte e che dura nel tempo.

Scozzafava e l’affaire dei Rom

Angelo ricambia praticamente subito tanta amicizia utilizzando lo strumento giuridico dell’articolazione in house – anche detto di affidamento – e si impegna a far avere alla Croce Rossa Italiana di Roma l’incarico naturalmente retribuito per la gestione del modernissimo “Campo La Barbuta”, fiore all’occhiello di Scozzafava nel piano Nomadi, Sinti e Camminanti della Capitale e considerato invece un gravissimo problema igienico ed ambientale anche dal confinante comune di Ciampino. Dentro il campo l’Ente Pubblico Croce Rossa utilizzerà molti consulenti a partita iva, tra i quali Lino Posteraro, Anna Luisa Longo, Giorgio De Acutis e Alessandro Pistecchia, oggi dipendenti della Cri privata.

Scozzafava diventa garante della Cri

I legami tra i due, Scozzafava e Rocca, non finiscono certo qui. Nel 2013 Francesco Rocca nomina Angelo Scozzafava nel Comitato dei Garanti della Croce Rossa Italiana forse per l’alta considerazione che uno ha ancora dell’altro. Proprio per questo grande rapporto Francesco Rocca viene chiamato nell’ottobre del 2016 a deporre al processo denominato “Mafia capitale”, quello che ha sacramentato l’inchiesta Mondo di Mezzo, scoperchiando gli intrecci delinquenziali tra l’assistenzialismo organizzato, la politica ed un sottobosco criminale di spessore. L’avvocato di Scozzafava chiede a Rocca di confermare una lettera di encomio che lo stesso Rocca avrebbe indirizzato all’imputato, che alla fine del processo di primo grado è condannato ad una pena di 5 anni di reclusione, 1.200 euro di multa e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici.

Chissà cosa abbia garantito Scozzafava nel Collegio della Croce Rossa Italiana. Quello che sappiamo è che durante il contro esame del teste Rocca emerge la sua storia personale, il grave precedente penale che ha sempre nascosto a tutti e che condiziona pesantemente la sua credibilità , soprattutto quando invoca sanzioni penali per i suoi concorrenti o cerca di fare la morale sputacchiando frasi fatte a mitraglietta. Naturalmente la posizione penale di Scozzafava è al vaglio del Giudice di Appello, prossima udienza prevista per l’11 settembre 2018.

 

 

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