Croce Rossa: e così sia

Quello che vi sto per raccontare oggi è un semplice pensiero e il pensiero ci sta tutto. Ho spesso parlato e scritto di un modello di aziendalizzazione di un’Idea che non convince, che sta perdendo i pezzi strada facendo e che non risponde né ai requisiti richiesti da un mercato sempre più aggressivo né alle necessità di un’organizzazione che deve fare tante cose eccetto attività commerciale.

Il paragone che mi viene in mente è quello con un’altra grande organizzazione mondiale con sede a Roma non per il fatto che sia in quell’Organizzazione che nell’Associazione abbiamo al vertice una persona scelta dallo Spirito Santo e con il dogma dell’infallibilità ma perché tutte e due gli Enti, diffusi capillarmente sul territorio nazionale, hanno un patrimonio costituito per la maggior parte da donazioni, si avvalgono di una numerosissima base di persone che si impegnano nelle attività a titolo volontario ed hanno entrambe una solida struttura di soggetti che invece sono direttamente dipendenti dall’organizzazione di riferimento.

Proprio in questo senso la tradizione di quell’Organizzazione è millenaria, metodica e inattaccabile nel tempo e quindi proprio questo dovrebbe farci capire che tentare di inserire un modello commerciale in un organizzazione che si occupa di attività non materiali è un procedimento sbagliato. I tempi cambiano e la Croce Rossa dovrebbe imitare gli esempi virtuosi e non copiare le tendenze che stanno facendo invece chiacchierare tanto e troppo tutti quanti. Così assistiamo allo svolgersi davanti ai nostri occhi di un film già visto, con l’Organizzazione millenaria che ogni volta che si è messa in testa di scendere in campo con progetti di assistenza sanitaria professionale o di accoglienza a livello industriale, come di istruzione , si è trovata a fare i conti con un mercato feroce e subdolo che non lascia spazio per nessuno e tutti questi progetti si sono rivelati fallimentari, lasciando come scia una lunga coda di debiti e disoccupazione e soprattutto facendo di colpo cessare una sussidiarietà che mai come in questo momento occorre ad una popolazione nazionale stremata ed in crisi in settori come il sociale, l’assistenza, la sanità e l’istruzione.

 

Bisogna abbandonare la tendenza a scimmiottare una Spa qualsiasi per percorrere strade che vadano incontro ai bisogni della gente e non debbano essere percorse soltanto per assicurare lauti stipendi a qualche fortunato privilegiato: Tra i tanti inutili prospetti dai quali veniamo sommersi il giorno prima dell’assemblea nazionale che deve approvare i bilanci ne mancano alcuni fondamentali. Tra questi sarebbe per esempio interessante il prospetto sinottico che indicasse il risultato contabile di ogni Comitato d’Italia, mettendoli tutti in fila. Quest’anno, con riferimento quindi all’anno appena trascorso, molti comitati hanno chiuso in perdita ed altrettanti hanno mascherato il deficit tra le pieghe del bilancio, utilizzando artifici contabili o lessicali, registrando crediti a pareggio senza indicarne la precisa qualità e qualificazione. Cos’altro occorre per potervi convincere che è necessario cambiare registro, che questa Associazione non può mascherare la sua vocazione umanitaria, che il volontariato che l’ha costruita non può essere messo in un angolo e cedere il posto alla brama di potere di pochi?

 

 

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