Croce Rossa: con le magliette ma senza mutande.

 

Nell’associazione che dovrebbe essere neutrale per eccellenza si stanno vivendo momenti di capogiro collettivo e fibrillazione altissima. Ricorderete tutti quando oltre un anno fa il segretario generale andò a sottoscrivere il famoso non accordo con il segretario del Partito Democratico, una cosa probabilmente che andava ben oltre quanto non detto e di cui probabilmente c’era un sottofondo che non poteva essere ammesso, tanto che fu smentita dall’Associazione e sbandierata dal Partito in sincrono creando tanta confusione tra i Soci ed una serie di smentite poco serie che andò scemando assieme alle fortune del Partito che doveva essere beneficato. Fatto molto strano perché gli accordi si fanno in due, gli atti si firmano in due e poi l’autorevolezza di quello che era il segretario del primo Partito nazionale non andava comunque sottovalutata. A parte quindi un po di chiacchiericcio non successe nulla segno che il consiglio direttivo nazionale era in completo accordo su quest’azione e dovette incassare il colpo andato a vuoto.

Si parlava di neutralità, se ne parlava molto, con un certo disprezzo per ogni iniziativa che localmente potesse accomunare la politica con la p minuscola ad un’associazione in cerca di vitalità e rilancio, soprattutto in alcuni territori dimenticati. Poi è arrivato il caso Lecce, solita commistione tra politica ed interessi privati ancora sotto la lente della magistratura pugliese e che fa registrare di giorno in giorno sviluppi nauseabondi, deleteri per chi crede ancora in quel modello di Associazione che non sia azienda, dove non esistano capi e capetti, dove ancora il Volontario generico medio possa incidere, depositare le proprie idee senza doversene per forza spogliare. La realtà, asseverata dai verbali e dalle intercettazioni ci racconta che qualcuno, probabilmente millantando, ha ceduto il consenso dei Volontari di un Comitato come fosse un proprio pacchetto elettorale ricavandone in cambio utilità.

 

Ancora una volta la politica, ancora una volta l’utilizzo dei Volontari quali pedine di un gioco che non possono e non devono capire ma soltanto assecondare in silenzio.

 

Tanto insomma per mantenere le distanze e riuscire ad invocare i Principi quando la pagnotta è sparita da sopra al tavolo. Come contrappeso di tanta attività non conforme alle regole dovrebbe esistere una commissione nazionale in grado, e naturalmente in piena autonomia, di decidere e delibare su tutte le questioni di interpretazione dei vari codici e codicilli che nella grande e meravigliosa non associazione di cui ci stiamo occupando proliferano e si espandono come la muffa sulla fetta di cacio. E invece non funziona, questa cosa è perfettamente inutile, essendosi anch’essa trasformata in un organo che resta in essere solo per rafforzare una politica associativa gestita non più dagli organi societari ma da un pugno di teste, peraltro alla giornata.

Il risultato palese è che quando qualcuno, ovvero uno in particolare, decide di sposare una causa che ha un altissimo contenuto politico travestito da tendenza umanitaria, chi all’interno della non associazione non vuole giocarne la stessa la partita è immediatamente fuori, in tutti i sensi. Un caso su tutti quello recentissimo delle magliette rosse, dove ogni voce che ha dato spazio al dissenso è stata colpita da provvedimenti disciplinari, abnormi ed illegittimi quanto volete, ma questo è stato fatto anche con grande pubblicità e l’utilizzo di un algoritmo che parte dallo stigma ed arriva alla gogna pubblica ormai rodato e pronto ad essere usato contro chi osa mettere in discussione il pensiero unico imperante.

Chi confonde ancora i Principi con gli Interessi questa onestà mentale non la potrà mai saper dimostrare. La Croce Rossa vera è e sarà sempre un’altra cosa.

Che senso ha allora appellarsi al principio di neutralità solo quando fa comodo, che senso ha tenere la testa sotto la sabbia e non notare come un’associazione che dovrebbe muoversi in maniera sincrona su tutto il territorio nazionale è mossa invece da personaggi che ritengono sciolti da ogni responsabilità e dovere, che senso ha continuare ad appellare la Croce Rossa quale associazione di volontariato e rendere protagonisti dei processi e delle scelte soltanto personaggi a libro paga confondendo il termine volontariato con la subordinazione senza stipendio, altro fenomeno tipico ma non normato.

Alla fine dei giochi sarebbe anche importante riuscire ad aprire un dibattito interno solido, ampio ed inclusivo, chiarificatore e spendibile, ad ogni livello ma questa via non è praticabile. Non è pensabile che qualcuno possa discutere i dogmi, non è immaginabile che in un pubblico dibattito si possa mettere in discussione la teoria del bispensiero, il nono Principio di Croce Rossa. Ed allora invece di lavarsi in casa la biancheria ci si costringe a portare fuori mutande, calzini e canottiere. Anche il cambiamento vero, come tutti i processi, richiede una forte partecipazione ed una grande onestà mentale. Chi confonde ancora i Principi con gli Interessi questa onestà mentale non la potrà mai saper dimostrare. La Croce Rossa vera è e sarà sempre un’altra cosa.

 

 

 

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