Croce Rossa: Zelig non la racconta tutta

 

Tutto immaginavo meno che avere nella persona dell’autocrate istrione, quello che si alza la mattina convinto di essere il proprietario dell’associazione di volontariato più grande d’Italia o di esserne comunque il proprietario, un attore di teatro capace di interpretare sullo stesso palcoscenico tanti personaggi diversi. Volontario in mezzo ai Volontari li ammansisce, elogia, coccola e li convince di aver trovato in loro l’unica linfa capace di mantenere viva quest’Associazione.

Poi va tra le Crocerossine e conciona a braccio raccontando loro che ritiene siano l’essenza vera della Cri, la vera Storia e che, risolto il piccolo problema del loro stesso Vertice, problema che trascina irrisolto ed irrisolvibile da ben quattro lunghissimi anni, una volta risolta questa piccola difficoltà tutto ricomincerà più bello e più divertente di prima senza spiegare come vorrebbe fare né dimostrare di avere una strategia concreta.

Poi proprio l’altro giorno si è trovato in mezzo ai militari ed il tono non era lo stesso di quella brutta giornata del 2009, durante l’emergenza terremoto abruzzese. Ha raccontato di aver sempre creduto nel Corpo Militare, di averne spronato i vertici e di avere, anche qui, mille progetti in serbo, tutti però per domani, mai nulla per oggi o addirittura per ieri. Non oso pensare a cosa possa aver detto quando incontra i dipendenti perché le regole di Croce Rossa sono ferree, nulla deve trapelare, la trasparenza è una cosa che va bene per i cieli azzurri o per l’acqua delle piscine degli alberghi turchi. Tutto quello che si dice dentro certe mura deve rimanere in quelle mura, anche se alla fine riguarda tutti.

Ed è strano vederlo in mezzo ai militari, proprio lui che nella fase di costruzione del decreto legislativo 178 tanto si è adoperato per la “normalizzazione” del Corpo. E’ strano perché come ho già avuto modo di dire, l’articolo 5 del decreto 178 sembra un caso di scuola di legge inutile e disapplicata. Senza entrare in tecnicismi ipnotici voglio sottolineare due passaggi. Se fossi uscito dalla caserma di via Pierantoni, sede dell’Ispettorato Nazionale del Corpo, nel 2010 per rientrarvi oggi l’unica differenza che avrei potuto notare è la sostituzione del personale in servizio continuativo con altro personale però dipendente da un’azienda privata, stesse uniformi, stessi metodi, stesse tessere CMD4 in giro, medesima forfettaria a chiudere solo alcuni fogli di viaggio.

Eppure l’articolo 5 del Decreto disegnava un altro Corpo Militare, stavolta ribattezzato Volontario e invece il contingente ad esaurimento che doveva sostenere la struttura soprattutto in previsione delle emergenze è durato come una cometa, impegnando soldi e personale per la selezione la costituzione e brillando solo tra una luna e l’altra. Stessa sorte per il Ruolo Unico, altra istituzione partorita dalla feconda mente del Legislatore che a distanza di anni ancora non ha visto luce. In questo limbo, in questo mondo imperfetto si succedono riti autocratici, epurazioni, emarginazioni da regime bulgaro e dietro a tutto si agita l’autocrate che dispensa e promette ma non si impegna a far rispettare la legge e mai lo farà, credetemi.

 

La discrezionalità è la baia più tranquilla dentro la quale trova rifugio il vascello della prepotenza.

 

I Volontari che intendono in questo modo servire la Patria e l’Istituzione si trovano spiazzati senza nessuno che li possa rappresentare veramente. Tra le altre vicende che vanno oltre una normale coniugazione normativa emerge anche il fatto che il Corpo non abbia più una rappresentanza militare in carica e nulla valga a giustificare una scelta, non legittima a parer mio, nascondendola dietro la mancata retribuzione del personale o la temporaneità dei servizi prestati. Nei vari organi di rappresentanza era presente anche il personale di leva, quando la leva era in vigore, e la gratuità del servizio nei Corpi Ausiliari è anche questa un istituto che cozza contro il dettato Costituzionale, come sarà presto dimostrato.

Nulla è lasciato mai al caso, la confusione che ruota all’interno dell’Associazione di volontariato più grande d’Italia è pompata ad arte. Sul palcoscenico del nostro Zelig non appariranno mai attori disinteressati, sarebbe tradire un copione provato ormai troppe volte. Fermiamo le repliche di questa tragedia e facciamolo presto.

 

 

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