Poracci loro

 

Questo è il tempo nel quale è necessario iniziare a recuperare le cose perdute o lasciate indietro. I mezzi ci sono ma manca la volontà di farlo, forse perché non se ne comprende fino in fondo l’utilità. Un esempio su tutti è quello del reddito di dignità. Utilizzare questi due termini significa legare il principio nobile di dignità umana esclusivamente a quello più materiale di reddito. Eppure ci sono esempi altrettanto chiari di redditi facoltosi a dignità zero, come altrettanto chiari esistono esempi di persone vere con una grandissima dignità ed un reddito pari a zero.

Se questo è il momento giusto per cambiare le cose o almeno cambiare qualcosa bisogna riportare le persone al centro delle nostre Comunità, al centro delle nostre Città e delle nostre voglie di fare politica. Per fare questo bisogna alzare il livello di dignità delle persone, senza necessariamente farlo attraverso un iniezione di soldi ma attraverso misure e strumenti, ora in mano alla politica, che possano costruire intorno alle fasce più deboli della popolazione quelle protezioni che agevolino proprio la dignità delle persone.

Non bisogna essere per forza poveri per andare incontro ad una forte domanda di dignità, pensiamo ai ragazzi che non vogliono cercarsi un occupazione, pensiamo a tutti quelli che in ragione della loro età un’occupazione non possono trovarla più, pensiamo anche a quelli che hanno bisogno di uno spazio verde dietro casa per vivere meglio o di strumenti che rendano loro più sicuro passeggiare intorno a casa o per andare a compiere le loro commissioni.

C’è sempre qualcosa di meglio o più urgente da fare e nessuno ascolta mail il grido di chi non ha voce. Quegli stessi nessuno sono le persone, magari incaricate di un servizio pubblico o dotate di una carica elettiva, che pensano di risolvere i problemi del mondo mettendo mano al loro portafoglio. E’ il poraccismo dilagante, una sorta di pauperismo ateo che con cento euro vuole creare un vincolo di fratellanza tra classi sociali, trasformandole direttamente in caste, che con quei cento euro vuole giustificare un compenso ricevuto dalla politica perché forse sa di non meritarlo o di non essere in grado di fare nulla per meritarlo.

Basta girare il tavolo, in fondo è tutto molto semplice, e cominciare a trovare la giusta compassione, a immedesimarsi nell’inerme, in quello che non può fare altro che subire e creargli la giusta occasione per riscattarsi. Questa è l’unica dignità che possiamo far recuperare ai nostri fratelli più umili e più difficili da aiutare. Il resto è uffa sottovuoto.

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