Croce Rossa: un Corpo senza diritti.

 

Nella rivoluzione inattuata ed inattuale rappresentata dalla privatizzazione della Croce Rossa Italiana a rimetterci è stato soprattutto il Corpo Militare. Ci ha rimesso in termini di personale collegato alle attività, e quindi di operatività, di impieghi e di rappresentatività.

Quella della rappresentanza militare è una delle pagine più oscure di questo cosiddetto riordino assolutamente becero ed insensato. La rappresentanza militare è una delle conquiste che il popolo italiano in uniforme ha saputo ricevere alla fine degli anni settanta. Senza interferire sulla missione e sul servizio ci si confronta attraverso istituti e spazi ben normati, per arrivare a soluzioni condivise in tema di benessere, condizione, trattamento, attuando così la massima tutela di natura giuridica, economica, previdenziale, sanitaria, culturale e morale dei militari. Oltre naturalmente alla funzione di prospettare istanze di interesse collettivo. Tutto questo al Corpo Militare Volontario è venuto a cessare con la mobilità dell’ultimo militare in servizio continuativo.

 

Una riforma fatta a pezzi per un Corpo smembrato a pezzi.

 

Dal 3 novembre del 2012, data di entrata in vigore del decreto legislativo 178, sono passate decine di mesi, praticamente sei anni e quasi nulla di quello che riguardava il Corpo Militare come scritto nel dettato normativo è stato attuato, già semplicemente a partire dalla costituzione della Fondazione dei Corpi Ausiliari per finire all’istituzione del Ruolo Unico per il personale.

Nessuna Legge dello Stato esclude né può escludere i Militari del Corpo della Croce Rossa Italiana dalla propria rappresentatività perché nessuna Legge dello Stato può comprimere diritti, siano essi individuali che collettivi. E di istanze i Militari del Corpo della Cri ne hanno molte da sottoporre alle Superiori Autorità, a cominciare da quelle relative alla condizione ed alle opportunità di formazione ed impiego per finire alla necessaria ed urgente soppressione della norma che li esclude dalle procedure per il riconoscimento della causa di servizio.

Sarebbe auspicabile quindi che proprio questo Ministro della Difesa, attento alle necessità di tutti i Militari e sempre pronto a rispondere alle loro istanze ed a tutelare i loro diritti, possa intervenire per sanare il vuoto che si è creato a causa della disapplicazione di una Legge e che ha creato un profondo ostacolo nel dialogo necessario ed utile tra i Militari del Corpo della Croce Rossa Italiana e tutte le Istituzioni loro sovraordinate.

 

 

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