Croce Rossa: indistintamente salutiamo.

 

Come ogni storia raccontata su due piani di comunicazione diversi anche il dibattito a distanza tra il giornalista Marco Gregoretti ed il presidente Cri Francesco Rocca si presta a mille interpretazioni differenti. Quello che cerco di fare adesso è dare una lettura differente alla comunicazione, prolissa ma scarsa di contenuti, che il presidente Rocca ha voluto trasmettere sul sito nazionale dell’Associazione.

Si tirano in ballo molte cose, facendo confusione e tra i due soggetti esiste una sostanziale differenza.

Mentre Gregoretti fa il suo lavoro, assumendosi la responsabilità di quello che dice e scrive e diffondendo il suo messaggio attraverso un media che può essere letto o meno, acquistato o rifiutato in edicola il presidente Rocca ha un incarico istituzionale, parla per conto dei Soci e dice delle cose che, in molti tra i Soci, non riteniamo corrispondenti a verità e che quindi non ci rappresentano. Mentre Gregoretti ha il diritto di fare il suo lavoro, Rocca ha il dovere di rappresentare in maniera veritiera i fatti dell’Associazione di cui ha il mandato di rappresentanza ,ma non quello di governo e scelta, politica ed istituzionale, che è in capo ad altri soggetti ed organismi.

 

 

E’ due volte puerile dichiarare che l’intera Associazione sia sotto attacco e che le fonti di questo attacco siano indeterminate.

 

Come al solito si chiacchiera, si accusa a vanvera e non si hanno né le prove né il coraggio di fare affermazioni supportate da prove indicando gli autori, nome per nome, di questi presunti attacchi. Il problema è che si è operata una radicale trasformazione di un’Associazione meritoria e gloriosa ben al di fuori della delega che il Parlamento aveva concesso. Non dobbiamo dimenticare che il titolo della norma che ha dato la stura a questo processo distruttivo fa riferimento al “riordino” della Croce Rossa, non alla sua privatizzazione o smilitarizzazione ma in pratica non si è ordinato nulla, si è soppresso e licenziato, svenduto e trasformato, occupato e ceduto, mai nulla è stato riordinato.

 

Si parla di riduzione di costi rispetto alle gestioni precedenti ma questi numeri non si fanno mai vedere.

 

Il dato di fatto è che la Croce Rossa Italiana quando era Ente Pubblico consolidava i conti dei Comitati Locali nel bilancio complessivo che conteneva anche i costi del personale ora mobilitato e quindi trasferito in altre amministrazioni. Adesso invece non esiste più una sola Croce Rossa ma ce ne sono oltre seicento che si assumono una i Volontari dell’altra in barba al precetto del Codice del Terzo Settore e proprio per la totale estraneità amministrativa e contabile si riesce a far risultare un risparmio paragonando i costi della nuova struttura centrale con quelli di tutto il vecchio Ente.

I Volontari non sono più i reali detentori del potere nell’intera Associazione che è in mano ai dipendenti ad ogni livello ed alla struttura del Segretariato Generale. Questi sono i fatti. La struttura sanitaria e quella di risposta alle emergenze trova i Volontari, tranne qualche caso di eccezione, in ruoli meramente sussidiari ed eventuali.

 

Tra i fatti evidenti c’è anche l’impossibilità di fare paragoni tra la Croce Rossa prima e dopo riforma sul fronte occupazionale.

 

Mancano i numeri. Se per il periodo antecedente avevamo contratti, stipendi, numeri del personale e ruoli oggi è tutto secretato, nascosto persino a quelli che vengono spesso definiti i veri proprietari dell’Associazione, i Soci. Proprietari a tal punto che non possono sapere, nemmeno nei remoti Comitati, quali tra loro sia no dipendenti, quale sia il livello delle retribuzioni e quali siano i reali compiti. Non parliamo poi del metodo di assunzione ma rimaniamo sul pezzo. Come facciamo a comparare i due periodi se il sistema dei contrattini e degli stipendi è uno dei misteri più profondi e ben custoditi del terzo millennio. Di quali risparmi stiamo parlando? Possiamo avere gli elenchi dei nominativi e vedere le cifre? Se questo non è possibile allora ogni paragone è campato in aria. Questo è un fatto.

 

Ogni ragionamento diventa veramente puerile quando il discorso tocca i Corpi Ausiliari.

 

Come si fa a dire che si vuole bene alle Componenti Ausiliarie, che attendono da soli sei anni, esattamente dal 3 novembre del 2012, che venga data attuazione al decreto 178 e sia costituita la Fondazione che li riguarda e che serve loro per operare nel rispetto delle norme. Perché in fondo, come ho detto spesso, è assolutamente singolare che in una cascata di righe e paragrafi la norma del 2012 racconti e disegni il nuovo Corpo Militare Volontario e che invece oggi, 2018, l’unica cosa mutata sia il volto di qualche dipendente ed il nome sulla carta intestata a cui è stato aggiunto il termine Volontario che non corrisponde però allo status giuridico dei suoi stessi vertici. Lo stato dei Corpi Ausiliari è uno dei tanti controsensi di questa nuova e infelice Associazione che in qualsiasi favola di antica tradizione avrebbe atteso il Principe a bordo del cavallo bianco e invece deve accontentarsi di chi è sceso dall’elicottero mordendo la mano che l’aveva accarezzato.

In fondo, se chi tutto può ed è capace di fare non ha ancora varato la Fondazione è per due ragioni. La prima dimostra che non ama i Volontari che prestano servizio nei Corpi Ausiliari e li vuole semplicemente usare; la seconda è che non si fida dei loro attuali Vertici e ne attende la sostituzione con trepidazione, la rapida sostituzione di entrambi. Starà a noi poter guardare con il rispetto del caso a questa vera e meravigliosa trasformazione fatta attendere per troppo tempo e che ha danneggiato un’Associazione che si riveste di interessi, sempre più forti delle legittime istanze dei Volontari.

 

Il problema dei rapporti con il Vertice del Corpo delle Infermiere Volontarie è di una banalità esilarante.

 

E’ stato nominato dal presidente del Consiglio dei Ministri e se in quattro anni lo stesso Premier non ha trovato ragione per sostituire o inabilitare questo vertice così indisponente significa che il problema riguarda un’intolleranza personale e null’altro. Avremo modo di parlare e scrivere la storia di questi quattro lunghissimi anni, delle interferenze, delle pressioni, di tutti i risvolti di una vicenda assolutamente opaca ma, insisto, se il Premier che ha nominato un vertice non ritiene di doverlo sostituire bisogna farsene una ragione, non considerare tutte le Sorelle d’Italia da una parte o dall’altra di uno schieramento virtuale.

Il problema non è la famosa o famigerata terna ma piuttosto il fatto che ormai ci siano moltissimi Volontari che non credono più nei discorsi raccontati tanto per dire e contraddire, negli insulti anonimizzati lanciati nelle assemblee o nei video messaggi, nelle continue prevaricazioni, prepotenze e abusi che servono solo a tutelare gli interessi di pochi. Sicuramente gli articoli di giornale non saranno precisi ma quest’Associazione non è trasparente e se si vuole arrivare a parlare di certi argomenti, indubbiamente importanti, è inutile rivolgersi ad una governance ormai impegnata a coprire la massa di problemi che stanno travolgendo un’Associazione troppo giovane per perire sotto una valanga di bugie. Le difese piene di inesattezze ed omissioni dimostrano quanto sia debole anche in questo particolare momento una governance che non ha argomenti ed utilizza vecchi schemi, giocando a fare la vittima di un gioco che loro stessi hanno costruito, adesso e come nel caso dell’assunzione di cui ci siamo occupati nei giorni scorsi e che non dobbiamo dimenticare.

Abbiamo, noi Volontari veri, la forza ed il numero per dire basta, per salvare questa meritoria Associazione dal suo inarrestabile declino, per evitare la rovina di un’Azienda che non abbiamo voluto assieme a quella di un’Associazione che non deve essere in mano a mercanti ma tornare nelle braccia dei Volontari veri, adesso e per sempre.

 

 

 

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