Bambino Gesù, le carte parlano chiaro

Bambino Gesù, le carte parlano chiaro

14 Dicembre 2018 0 Di Cristiano Degni
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Per capire con la giusta intensità quali possano essere le conseguenze di una cattiva gestione del problema della sede cittadina dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è necessario leggere bene un documento. Si tratta del decreto con cui il commissario ad acta della sanità laziale, lo stesso presidente Zingaretti, autorizza il Bambino Gesù a mantenere aperta una struttura a Santa Marinella.

Molti i dati che possono arricchire il dibattito che ci sta mantenendo alta l’attenzione proprio in questi giorni. Il Bambino Gesù è ospedale regionale specializzato per la pediatria, appartiene alla Santa Sede ma non gode del privilegio dell’extraterritorialità, almeno la struttura cittadina, e quindi è soggetto alla disciplina ordinaria prevista per tutte le strutture sanitarie italiane.

Nel documento inoltre la regione Lazio, tramite la Asl locale, dichiara esserci una dichiarazione di fabbisogno, del territorio quindi, per le branche mediche di ortopedia, neuro psichiatria infantile, neurologia –neuro riabilitazione e che quindi il plesso è stato accreditato rispetto al servizio sanitario nazionale, per le seguenti prestazioni:

20 posti letto in alta specialità riabilitativa per il trattamento delle gravidisabilità in età evolutiva

2 posti di day hospital riabilitativo neuromotorio

attività specialistica ambulatoriale per radiodiagnostica, odontoiatria,oftalmologia, cardiologia, pediatria, otorinolaringoiatria, anestesiologia e rianimazione, chirurgia ( prima visita e controlli), ortopedia, neuropsichiatria infantile, neurologia e patologia clinica.

Questa è la configurazione prevista e  concordata tra la Santa Sede e la Regione per le esigenze del territorio. Qualora non dovesse esserci più il Bambino Gesù il territorio, con le sue sempre elevate esigenze di assistenza sanitaria, come sarebbe soddisfatto? Una domanda alla quale nessuno di quelli che girano attorno a quest’argomento ha saputo rispondere. Non si trova in giro nemmeno la bozza di un progetto che possa dare una risposta seria, condivisa e concreta a questa domanda e soddisfare l’esigenza della gente che nella migliore delle ipotesi sarà costretta ad emigrare per visitare e curare i propri figli.

Un atto di nemmeno due anni fa che programmava un’attività a favore di un territorio  e oggi la situazione è assolutamente differente come sono differenti le intenzioni di tutti gli attori.

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