Croce Rossa: il mobbing nel cuore

Croce Rossa: il mobbing nel cuore

28 Dicembre 2018 0 Di Cristiano Degni

Non ho mai fatto fatica a definire questa nuova Croce Rossa Italiana come una non-associazione semplicemente perché non ci sono regole, o meglio c’è una montagna di regole che qualcuno, pochi, facilmente può scavalcare o sorvolare a suo piacimento. Questo non è democratico e l’associazionismo, almeno nel nostro paese, deve fondarsi su principi di partecipazione e democrazia.

Un esempio su tanti, purtroppo tantissimi, possiamo andarlo a trovare nella splendida isola di Sardegna dove la non associazione è governata da un’indifferenza nei confronti dei Volontari ed un’ipocrisia nei riguardi dei Valori fondamentali che può rappresentare il paradigma di quello che anche in questi giorni accade in tutto il Paese. Naturalmente sto affrontando temi di carattere generale. Questo significa che non tutti i dirigenti di Croce Rossa siano egoisti fino allo spasmo e non tutti i Comitati siano delle isole senza regole. Ci sono al contrario pochi, purtroppo minoritari, casi di Comitati virtuosi e dirigenti ossequiosi degli interessi dei loro Volontari che sostengono ancora alta la Bandiera che è passata attraverso tre secoli della storia del nostro paese ed a loro dobbiamo tutto il nostro rispetto ed è il loro esempio l’unico esempio da seguire.

Ma la Sardegna può essere ben definita come il paradigma che sottolinea ancora una volta come un Sistema stia governando in maniera autonoma ed autoreferenziale un’Associazione che invece dovrebbe essere nelle mani dei suoi Volontari e dovrebbe essere gestita secondo legalità ed amministrata in maniera democratica. Per esempio c’è il metodo commissariale che se aveva una sua motivazione nell’epoca dell’Ente Pubblico oggi ha una funzione schiettamente politica mascherata da questione didattica e di garanzia. Garanzia nei confronti di chi, se non del potere autocostituito? Potrebbe essere, come ho spiegato più volte, un istituto valido se richiesto dai soci stessi, non più in grado di autodeterminarsi, o per far fronte ad un collasso della struttura dirigenziale del Comitato. Altre ragioni sono esclusivamente ingerenze atte a pilotare in maniera eterodiretta la reale volontà dei Soci ed a precostituire una platea assembleare che deve sempre operare seguendo il pensiero unico, un mainstream che deve portare acqua più o meno fresca sempre allo stesso mulino. Perché il Presidente regionale vota, vota in Assemblea nazionale e nella Consulta, e sono voti che specialmente in questo momento pesano e servono.

In Sardegna è stato commissariato il Comitato regionale e le elezioni del nuovo Presidente, atto logico, consequenziale e finale di una procedura straordinaria, non ci saranno.

Piuttosto è stato prorogato il commissariamento e questo trova giustificazione solo in tre casi. La situazione amministrativa potrebbe essere un caos talmente grande da richiedere una ruspa ed un lanciafiamme per essere bonificata. Però il Comitato ha dipendenti che si dovrebbero occupare di questo, gli stessi dipendenti tanto solerti da denunciare il loro Presidente; siccome loro sono quelli bravi è impossibile che la ragione della proroga sia questa. Allora il Commissario è un incapace, potrebbe essere; ma perché allora dargli più tempo e lasciarlo lì? E’ anche vero che questa Croce Rossa non ragiona seguendo linee logiche, altrimenti non saremmo a questo punto.

Piuttosto credo nella terza ed ultima possibilità e cioè che il risultato che dovrebbe uscire dalle urne non è ancora quello che chi muove i fili si può attendere con naturale certezza. Il risultato della Sardegna, oggi, potrebbe essere destabilizzante. Quindi è meglio non scoperchiare ancora questa pentola, ci sono troppi interessi in gioco, si devono definire ancora molte partite, ci sono capitoli amministrativi e personali non ancora ben chiusi e quindi è meglio proseguire sotto il mantello pesante, nella cappa dell’illegalità. I nostri colleghi sardi hanno diritto di essere rappresentati da un Presidente regionale regolarmente eletto? Non so in Sardegna ma a Roma quelli lì direbbero una parolina di uso comune che fa rima con “tutti pazzi”.

In fondo proprio la Sardegna non è un esempio di democrazia. Ci sono nostri colleghi Soci Volontari che sono sotto procedimento disciplinare da decine di mesi, procedimento che una volta concluso a loro favore viene reiterato e poi reiterato con i medesimi elementi. Ci sono Soci, nostri colleghi Volontari, ai quali viene negata ogni istanza di formazione, peraltro sancita dallo Statuto e dai regolamenti, e che vengono esclusi anche dai servizi. Ci sono Soci, nostri colleghi Volontari, che non possono accedere agli atti dei loro Comitati, sia quelli contabili che quelli amministrativi. Ci sono Soci, nostri colleghi Volontari, che in Sardegna sono oggetto di pressione, di coercizione, di mobbing senza che nessuno faccia nulla per interrompere la mattanza. Il Socio è bravo finché è muto, è utile fino a quando non fa domande, è prezioso quando esegue pedissequamente. Tutti gli altri Soci non sono necessari a questa non associazione anche perché i vertici, ad ogni livello, gli autori di questo mobbing silente ed impietoso, quelli che antepongono gli interessi ai Valori, sanno bene che la Croce Rossa è un’altra cosa. Dalla Sardegna è tutto, a voi studio.

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