Varchiamo i varchi

Varchiamo i varchi

28 Dicembre 2018 0 Di Cristiano Degni

Da quando mi ricordo sono sempre stati inseriti nelle priorità di ogni componente politica che si presentava alla Città con aspirazioni di governo. Venivano collocati ai primi posti nel “faremo” di tutti, piazzati subito sotto al “lavoro per tutti” ed al “rilancio del turismo”, a volte prima ed a volte dopo del “rispetto dell’ambiente” ma sicuramente allo stesso livello della “ nuova sede comunale”. Di cosa sto parlando? Naturalmente dei varchi a mare.

Poi è arrivata la nuovissima amministrazione comunale targata Tidei, c’è stato il dissesto ed il problema dei pini di piazza Trieste ha sepolto tutto sotto una valanga di fregnacce. Il problema dei varchi rimane. E non è vero che non se ne sia mai parlato. Oddio, effettivamente parlato non se ne è parlato ma di soldi ne sono stati spesi, finora tantissimi. Si è dato incarico ad alcune commissioni di tecnici e legali per valutare, misurare, ridurre in pristino stato tutti quegli attraversamenti che da una proprietà pubblica, di solito la pubblica via, conducono ad un altra proprietà pubblica, cioè la spiaggia.

Naturalmente messa così sembra un problema banale e di facile soluzione ma probabilmente il troppo facile, nella Città dei Soloni e dei numerosi professori universitari senza laurea, è considerato un gioco da ragazzi. E di ragazzi qui da noi è pieno, ragazzi che diventeranno vecchi e si ritroveranno a votare amministrazioni comunali che al sesto o al massimo all’ottavo punto delle loro priorità di governo avranno inserito la voce “apertura dei varchi a mare” con la faccia seria e la voce grave di chi dirà che stavolta fa sul serio.

E di serio, in questa vicenda, c’è moltissimo. Se è vero che i beni demaniali non sono soggetti ad usucapione, ad esempio, esiste tutta una teoria amministrativa che partendo dal concetto di sedimentazione giuridica e passando attraverso ragioni di sicurezza frammiste ad un’interversione nel possesso conclamata e ormai razionalizzata potrebbero far venire in mente ai ladri di beni comuni, ai corsari dei panorami, agli approfittatori delle cose pubbliche di essere diventati proprietari di qualcosa che è anche mio, di avere, udite udite, il diritto protratto nel tempo di fregarci addirittura il mare.

Eppure aprire definitivamente e ripulire e riadattare i varchi a mare potrebbe essere l’operazione adatta per sottrarre il turismo balneare da chi lo considera un diritto feudale trasmissibile agli eredi e forte della proroga delle concessioni sta facendo morire nelle proprie mani una parte della ricchezza di questa Città. Chi ha studiato veramente i fenomeni sociali – lo so siete in pochi ma lo scrivo anche per farvi vantare – sa bene che il progresso nasce da due fattori, la necessità e la competitività. Un mercato statico come quello turistico cittadino, non potrà mai crescere, semmai è rassegnatamente orientato verso una lenta estinzione, diciamo a data da destinarsi.

Gli atti ci sono, i professionisti hanno scritto e disegnato, chiarito e perimetrato. Orsù, dopo le feste, le bancarelle, i canti in piazza, i frizzi e i lazzi, tiriamoci su la sottana e varchiamo i varchi, apriamo la Città verso il mare, aboliamo il privilegio di pochi, uccidiamo la pigrizia di molti e cominciamo ad inventarci questa nuova Santa Marinella anche per non sentirci dire di essere complici con il passato che ci ha impoveriti tutti.