Croce Rossa: tra leggerezze ed indecenze

Croce Rossa: tra leggerezze ed indecenze

3 Febbraio 2019 0 Di Cristiano Degni

Vi ho raccontato spesso della sottilissima linea che divide la farsa dalla commedia e della necessità di marcare il territorio, di mettere paletti robusti e ben visibili per far comprendere che alcune cose devono essere fatte, alcuni valori non possono essere oggetto di negoziazione ovvero di omissione, che nessuna strategia, mai naturalmente esplicitata né condivisa ma solo annunciata come dogma, può farci abdicare quelle minime dosi di trasparenza, legittimità ed inclusività che sono alla base dell’associazionismo moderno democratico ed occidentale.

Diventa banale in un attimo la querelle nata intorno ai contrattini, quella che ha fatto alzare la pressione, banale perché non ci dovrebbe essere questione: i contrattini vanno esibiti, rientrano nella dose media giornaliera di trasparenza all quale ogni Socio ha diritto. Se non si esibiscono le ragioni sono essenzialmente due, non si tirano fuori dai cassettini perché sono irregolari o perché i beneficiari vari se ne vergognano. Il tempo da ragione a tutti, lo sappiamo, e proprio il trascorrere del tempo ha dimostrato che la seconda ipotesi può a ragione essere considerata la più gettonata, anche alla luce delle recenti assunzioni ed all’attribuzione di incarichi di cosiddetta consulenza, tutti affidati a persone molto vicine, fisicamente se non giuridicamente parlando, ad esponenti di primo secondo, terzo e quarto piano dell’attuale governance di Cri. Ecco allora svelato l’arcano, a cosa serva tenere chiusi i cassettini, non parlare né disturbare il conducente.

Nel frattempo si è dissolto quel velo di legittimità che dovrebbe coprire ogni azione, che ci raccontano essere ispirata dai Principi ma che con i Principi non ha più alcuna attinenza. E allora i dipendenti del Comitato di Roma che attendono con trepidazione di ricevere la loro giusta retribuzione hanno ricevuto un avviso nel quale si annunciava come prossimo il saldo della retribuzione di novembre. L’atto non risponde a nessun criterio umanitario o di improvvisa generosità ma al calcolo di chi si è auto nominato gestore di un organismo complesso senza averne la padronanza ed ora sa bene che se non riesce a fare la paraculata di saldare novembre, venerdì le retribuzioni non pagare saranno tre ed i dipendenti avranno diritto di risolvere il contratto di lavoro in danno della Croce Rossa. E sarebbe una esplosione di conseguenze che potrebbe radere al suolo la meritoria Istituzione.

La domanda però è ormai da tempo sempre la stessa: se un qualsiasi Comitato della penisola avesse difficoltà e presentasse opacità ed anomalie corrispondenti ad un ventesimo di quelle del Comitato di Roma Capitale sarebbe stato già Commissariato, magari rinnovando ad libitum l’incarico commissariale in barba alla norma interna che prevede possa essere esercitato al massimo per sei mesi, tanto nessuno si lamenta. O meglio, tanto se chi si vuole lamentare potrà ricorrere all’unico organo di garanzia che non garantisce, ma questa è un’altra storia.

Chi si è inventato autarca, chi si è proclamato Volontario per diritto divino ha oggi disarticolato il Corpo delle Infermiere Volontarie. Spazziamo le chiacchiere sulla nomina della nuova Ispettrice nazionale, atteniamoci ai fatti ed i fatti ci raccontano che oggi le due cariche istituzionali previste e considerate dalla Legge che regola il Corpo e che non è lo statuto autocratico ma il Codice dell’Ordinamento Militare, la Segretaria Generale e la Vice Ispettrice nazionale, sono entrambe decadute per lo spirare del tempo, cioè incolpevolmente. L’attribuzione quindi della potestà di rappresentanza, gestione e comando ad ogni altra Sorella non sarà possibile fino al decreto di nomina del Presidente del Consiglio dei Ministri ed alla sua pedissequa registrazione. Il resto sarà degno corollario a tutta la sequela finora ininterrotta di atti creati alla bisogna e, alcuni tra sanzioni e nomine, già cassati dalla Magistratura.

Se analizzassimo a fondo la ragione per la quale una grande Istituzione nazionale e che ha radici e origini internazionali come la nostra non riesca ad avere canali interni di dialogo adeguati alle esigenze ed alle sussistenze, perché ogni questione debba essere risolta sempre sul piano umorale dividendo il nostro universo tra simpatici ed antipatici, che si pensi sempre di inventare volta per volta qualcosa di rock che invece si rivela sempre più trash, perche sempre più Volontari e dipendenti debbano ricorrere alla Magistratura per veder non dico tutelati ma semplicemente applicati i loro diritti, perche non si sia in grado semplicemente di ascoltare le istanze che provengono dalla base ed i luoghi deputati, come si ama dire, siano sempre chiusi al dibattito dei Soci, ebbene tutto questo si comprende e ci fa tornare come seguendo una circonferenza all’inizio di questo breve ragionamento.

Il problema è nella sopraffazione degli interessi rispetto ai Valori ed ai Principi fondamentali, interessi che rendono oscuro tutto il resto, che impediscono di partecipare, di conoscere, di sapere a tutti quei Soci che non rientrano nei vari cerchi più o meno magici, vere e proprie superfetazioni di una non associazione che dovrebbe invece manifestarsi nella maniera più lineare e trasparente possibile, che dovrebbe essere inclusiva, che dovrebbe mirare a contribuire al progresso della nostra Società ed invece si è inventata azienda per il benessere di pochi. Quella che non accetta il dialogo, che come nel caso del Presidente di Roma non ha interesse a disegnare un gesto di discontinuità con una gestione priva di risultati non è la Croce Rossa, sappiamo bene che la Croce Rossa è un’altra cosa e che i tempi che arriveranno saranno molto duri. Diamoci da fare, siamo noi a rappresentare un’Istituzione secolare, noi che non abbiamo alcun interesse, noi che abbiamo il compito di vigilare e renderci protagonisti della rinascita di questa Associazione.

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