Il semaforo nel Gonfalone

Il semaforo nel Gonfalone

3 Febbraio 2019 0 Di Cristiano Degni

Certo è difficile, la politica è l’arte del possibile ma è anche l’arte delle scelte; certo, è un momento di mediazione ma anche di istanze e proposte. Qui a Santa Marinella non si vede nulla. Non parlo dei canali televisivi che basterebbe veramente poco a far tornare fruibili per tutti, specialmente per i tanti che nella fattura elettrica oggi sono costretti a pagare un canone per un servizio che non hanno più. Non arrivano le proposte, quelle serie, fattibili e radicalmente utili a trasformare questa addormentata Città in qualcosa di vivo, vivibile e vissuto.

La politica si vede nelle piccole cose, si vede nella capacità decisionale di chi ha chiesto ed ottenuto di poter governare questa Città e sta tentennando su una questione semplice e di pronta soluzione come la vicenda dei pini di piazza Trieste. Si vede nella rimozione dell’identità storica di una Città che di storia non ne può vantare tantissima. La politica che vuole togliere gli alberi antichi dalla piazzetta simbolo della Città, la stessa che vuole spostare il vecchio fontanile vicino al ponte ferroviario e per questo lo manda in rovina, fontanile che sarà demolito per ampliare la strada senza pagare indennità e che finirà in discarica come la Storia di questo pezzetto d’Italia. La Cultura è anche affezione verso i simboli, custodia dei beni che appartengono alle Comunità. Tolti questi due se volessimo disegnare il simbolo della Città a cosa potremmo pensare? Al Porto, che è privato, oppure ai due castelli, privati anche loro? Se anche volessimo ricordare Santa Marinella per le palafitte, ad esempio, dovremmo pensare al fatto che anche loro sono di persone, sono private ed esclusive.

Perché non prendere allora come simbolo cittadino un semaforo e trasferirlo graficamente nell’emblema della Città? In fondo è un bene pubblico e sarà l’artefice della rinascita; con la sua azione disciplinata e silenziosa provvederà a risanare le casse cittadine, è sempre presente con la pioggia e con la neve e farà il suo dovere all’infinito. Probabilmente lo farà malgrado questa distratta amministrazione comunale, forse troppo distratta a riadattare i precari equilibri che la tengono incollata dopo che il Tar ha rettificato l’elenco dei consiglieri comunali e tutto andrà rivisto e ridiscusso. Nel frattempo tutti a fare i conti, quei conti che non tornano mai, che lasciano sempre tutto nell’imprevisto ed appoggiato allo scaffale del possibile e mentre nessuno si accorge dell’azione amministrativa e politica di chi doveva risanare ed invece ha solo martellato, di chi doveva cambiare le cose e si nasconde dietro il sipario del dissesto c’è un problema di sicurezza che lascia stupefatti.

Da quasi dieci giorni il semaforo principale della Città è spento, disattivato.

Sicuramente c’è un guasto, sicuramente l’incrocio, tra i più pericolosi perché non dobbiamo dimenticare che è attraversato da una strada statale, non è presidiato dalla polizia Locale per mancanza di personale ma la situazione si protrae senza soluzione da troppo tempo ed è la metafora di quanto si ami perdere tempo in cose futili mentre la Città ed i suoi cittadini vivono una situazione di disagio mai vista, senza che nessuno faccia nulla per porvi rimedio, senza che nessuno appoggi sui tavoli che contano nemmeno l’ombra di un’idea per tirare fuori il carro dal pantano nel quale è finito prima di uccidere e divorare i buoi che lo devono spingere.

Questa Città sta perdendo anche la dignità, se in attesa che arrivi la gogna telematica ai semafori, la ghigliottina facilita incassi insomma, si deve perdere tempo e abbassare il tasso di sicurezza nella circolazione stradale in maniera così grave significa che abbiamo toccato il fondo, che chi deve fare le cose non ha la voglia o la competenza o la capacità per farlo ed in ogni caso, in ogni consesso che si rispetti e si voglia far rispettare, andrebbe rimosso all’istante o se eletto dovrebbe avere l’autostima adatta a dimettersi. Ma non qui, qui non succederà, l’unica cosa che scolorirà sarà ancora una volta l’affezione dei cittadini verso quella forma di Stato che è l’amministrazione comunale.