The day the music died

The day the music died

3 Febbraio 2019 0 Di Cristiano Degni

In molti lo chiamano così, il giorno in cui la musica morì, ma non è particolarmente esatto. La musica non è morta il 3 febbraio del 1959, sessant’anni fa esatti, quando in un tragico incidente aereo la signora con la falce tolse dalla faccia della terra e soprattutto dai loro palcoscenici tre artisti del calibro di Ritchie Valens, Buddy Holly e Big Bopper Richardson. E’ anche vero che esattamente un anno dopo, il 3 febbraio 1960 in un incidente stradale a bordo della sua meravigliosa Ford Thunderbird, auto adatta al personaggio, perse la vita Fred Buscaglione, all’apice di un successo che ancora distribuisce eco e nostalgia tra gli appassionati di musica.

“Dopo un’apparizione davanti a 1000 fan a Clear Lake la scorsa notte, hanno noleggiato un aereo all’aeroporto di Mason City, a due miglia a est di qui, e sono partiti alle 1:50 per Fargo, nel Nord Dakota. Il loro aereo monomotore a quattro posti Bonanza si è schiantato pochi minuti dopo.

Così la stampa il giorno dopo descriveva l’incidente, la tragedia nella quale perì non soltanto un pezzo di musica statunitense, che avrebbe poi generato tanti grandiosi orfani – Bob Dylan era pianista nella band di Buddy Holly – ma segnato quello stile di musica che contribuì negli anni sessanta a far passare intere legioni di adolescenti dalla giovinezza all’età adulta con ritmi e sonorità aggressive e sconosciute.

Il caso di Ritchie Valens è una storia a parte; Richard Valenzuela aveva appena diciassette anni e si stava imponendo sui palchi di tutta la nazione. Nato in California con origini marcatamente ispaniche l’anno prima aveva fatto registrare un successo epocale con il singolo “Come on, let’s go” ed era salutato come il prossimo Elvis Presley. Giovane dotato di grandissima creatività, prende un classico della musica messicana come “La Bamba” e gli appiccica sopra un ritmo più modero. Ecco uscire fuori un pezzo che ha incantato ed ancora incanta milioni di appassionati in tutto il mondo. Anche perché il suo successo all’epoca equivalse al riscatto della minoranza ispanica anche nel campo musicale, settore nel quale le minoranze che la facevano da padrone erano quelle degli afro americani e degli italiani.

Quando Valens morì il disco era nella Top Ten statunitense dove è tornato trent’anni dopo sulla spinta del rilancio del genere musicale tex-mex ad opera soprattutto della band Los Lobos. Il 3 febbraio 1959, sessant’anni fa non è “the day the music died” come cantò anche nel 1971 il cantautore americano Don McLean nel suo “American Pie” ma è sicuramente un giorno da ricordare, un giorno in cui la sfortunata sorte di tre artisti, due giovanissimi, ci ha privato della possibilità di ascoltare ancora chi aveva molto da dire, suonare e creare.