Croce Rossa: le ragioni della privatizzazione

28 Febbraio 2019 0 Di Cristiano Degni
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Occhi puntati sulla giornata del prossimo 5 marzo, quando la Corte Costituzionale sarà chiama a a valutare le istanze sollevate dalla Magistratura amministrativa circa un eventuale eccesso di delega che avrebbe colpito il legislatore al momento di andare a scrivere il famigerato decreto 178, quello della privatizzazione assoluta della Croce Rossa Italiana. La privatizzazione però nasce da lontano, ve l’ho ricordato spesso, nasce con la legge Anselmi Andreotti di istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, nasce con la perdita di importanti privative che la Croce Rossa quale ente pubblico non economico aveva guadagnato nel corso dei decenni. C’è anche però un’altra chiave di lettura di questo fenomeno che ha fatto spiaggiare la balena con la croce sul dorso.

Secondo alcuni illustri interpreti la privatizzazione è stata funzionale ad un meccanismo che nel tempo, breve, di un decennio doveva aprire il business dei servizi socio assistenziali di primo livello al mercato, neutralizzando la posizione di quell’Ente che, anche attraverso l’apporto fondamentale del volontariato diffuso, comunque la faceva da padrone, avendo l’accesso garantito dal sistema paritario pubblico – pubblico ad ogni evento economico, fosse rilevante o meno, senza gara ma con assegnazione diretta. Per fare questo, nel decennio, era necessario che venisse trapiantato nell’Ente medesimo un ceppo di garanzia, legato a doppio filo alla politica, che fungesse da traghettatore e fosse custode del Sistema. Anche il basso livello del management, verificato da una serie di pronunce sfavorevoli della magistratura contabile e di quella amministrativa nonché dai risultati di bilancio mai brillanti, è stato manifestamente coerente, assieme al basso livello di professionalità riscontrato nei ruoli apicali dei Corpi Ausiliari alle Forze Armate, quale funzionale alla scomparsa della Croce Rossa Ente Pubblico dal settore economico socio sanitario assistenziale e strumentale alla retribuzione, attraverso le dovute elargizioni del Ministero della Difesa, dell’attuale apparato nazionale.

Potrei dire che la perdita sistematica dei maggiori e migliori appalti – molti ricorderanno la vicenda del ricorso al Tar per quello dell’Ares laziale dichiarato inammissibile perché depositato tardivamente – sia servita a dimostrare l’abilità dei vertici a determinare la scomposizione dell’Istituzione a vantaggio degli operatori commerciali professionali del settore ma non lo faccio, perché qualcuno potrebbe additarmi come spanditore di nefandezze. E’ comunque suggestivo ragionare, forse lo faccio per primo, sulla finalità di una privatizzazione che allo Stato, cioè a noi cittadini, non ha fatto risparmiare un euro. I minori costi tanto vantati e decantati si riferiscono infatti a bilanci mai consolidati e che non recano più gli oneri retributivi, fiscali e previdenziali di tutto quel personale andato in pensione o che è rimasto in altre amministrazioni pubbliche e quindi sempre a carico dello Stato e quindi dei cittadini. Cosa organizzo a fare, allora, un processo di privatizzazione così radicale e caustico se non per liberare fette succulente di mercato, precostituendomi una pesante garanzia attraverso una dirigenza che farà di tutto, radiazioni e denunce comprese, per abbassare il sipario più velocemente possibile e far dimenticare con la stessa tempestività la valenza dell’azione umanitaria portata in maniera infiltrante anche nelle migliori prossimità di tutti? Oggi più che mai la Croce Rossa Italiana è sovvenzionata con denaro pubblico ed il suo personale è retribuito con denaro pubblico. Dovremo abituarci all’idea che la scomparsa dell’azione umanitaria di prossimità sia coerente con le attuali scelte governative, null’altro.

Ci hanno raccontato che la Cri privata sarebbe stata il paradiso dell’autofinanziamento e che per trovare i denari necessari al proprio mantenimento avrebbe avuto il vantaggio di essere privata e non retribuire il proprio personale, volontario, e quindi avendo costi inferiori sarebbe stata competitiva su tutto il territorio nazionale. Poi è arrivata la stagione dei contrattini, quelli ancora chiusi in quei cassettini che proprio in virtù del nostro status di Soci e di quello di cittadini che pagano le imposte avremmo avuto il diritto di trovare aperti mentre questo diritto, sancito anche dal Testo Unico sul Terzo Settore ci viene ogni giorno negato. E’ arrivata anche la stagione nella quale la Cri privata si sarebbe potuta avvalere di quanto stabilito nell’articolo 15 della legge 241 del 1990, sottoscrivendo convenzioni dirette con altri soggetti pubblici e tutto questo non è successo, perché alla base di tutto ci doveva essere l’assenza di profitto e in questa nuova azienda non si riesce più, probabilmente per remunerare un apparato divenuto di nuovo elefantiaco, a non fatturare.

C’è un arringatore inadempiente che proprio ieri raccontava al pubblico dei suoi dipendenti e creditori che si stanno spandendo nefandezze su un’Istituzione. Caro inadempiente, con il tuo dilettantismo retribuito hai inaugurato la nuova forma di lavoro in Croce Rossa, sei tu che incrini il decoro e la reputazione di un’Istituzione secolare, sei tu e chi ti ha collocato in quella posizione che dovreste fare la cosa più dignitosa ed elegante che in una situazione di crisi come quella nella quale avete condotto questa meravigliosa associazione andrebbe fatta: presentare le dimissioni unitamente ad una signorile lettera di scuse.

Scuse verso i dipendenti che hanno diritto a lavorare nella massima salubrità, nella migliore sicurezza possibile e con la certezza che la retribuzione venga corrisposta con la massima regolarità, scuse verso l’universo dei Volontari al quale sono state sottratte prerogative e spazi, scuse verso il Paese che ha saputo sempre contare sulla Croce Rossa Italiana e si attende di poterci contare ancora. Tu, caro inadempiente – sottolineo naturalmente il “caro” – e tutti i tuoi sodali dovreste dimettervi e riconsegnare quest’Istituzione nelle mani dei suoi legittimi proprietari, noi Volontari, perché sapete benissimo che la Croce Rossa non sarà mai la vostra azienda, perché sapete benissimo che la Croce Rossa è un’altra cosa.

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