Tu quoque Claudio, poesia contro poesia

Tu quoque Claudio, poesia contro poesia

5 Agosto 2015 1 Di Cristiano Degni

La musica è la stessa, le parole seguono il corso del luogo dove viene suonata. Si chiamano cover ed andavano di moda tantissimo tempo fa, quando l’aifon serviva ad asciugarsi i capelli ed alla domanda “uozzapp?” si rispondeva di solito “ciccio e zieto, nell’orto seo”. Può darsi che mi stia sbagliando ma la canzone “A modo mio” composta dal duo Baglioni & Coggio e cantata in prima assoluta al festival nazionale per antonomasia della canzone italiana nella primavera del 1974 e poi saldamente schiaffata nell’album “E tu” mi ricorda per armonia e diteggiatura il brano originale “How can I tell you” composto quattro anni prima dal barbuto Cat Stevens e da lui medesimo trasportato nell’indimenticabile album “Teaser and the firecat” edito nell’anno successivo, per intenderci quello con dentro Moonshadow, Peace train e The Wind, robetta insomma. Certo, se fosse come penso il Claudio nazionale avrebbe preso per il culo oltre che la giuria di Sanremo anche tutti i suoi fans ma ormai è arcinoto che io di musica non ci capisco una mazza. Giudicate voi, allora.