Croce Rossa: allungare il tavolo della Fondazione

Cambiando un solo articolo nel testo della Fondazione si può rilanciare la Croce Rossa.

 

Perseverare su questa strada tutta in salita ed approvare lo statuto della Fondazione Cri come predisposto dal Consiglio Direttivo nazionale avrebbe due risultati, il secondo dei quali assolutamente imprevedibile ma già da più parti ventilato. Il primo, quello cercato a tutti i costi da una dirigenza nazionale miope ed autoreferenziale, sarebbe quello di confinare in una riserva i volontari dei Corpi Ausiliari alle Forze Armate della Croce Rossa Italiana per costringerli all’estinzione, sulla falsa riga di come è stato fatto per i pellerossa in America.

 

Nel frattempo si provvederebbe spogliarli non solo delle loro prerogative imposte dalla Legge ma anche dei beni, donati o approvvigionati nel corso degli anni. Il bottino, in immobili e dotazioni, sarebbe sostanzioso e prezioso perché già sottratto in virtù della particolare destinazione alle azioni esecutive dei creditori dell’Associazione. La distrazione dagli scopi perseguiti per oltre 150 anni dai Corpi Ausiliari invece porterebbe alla seconda, imprevista, conseguenza. Il Governo non potrebbe rimanere con le mani in mano e con un provvedimento di autorità potrebbe, imponendo il rispetto pedissequo della Legge, un cambio di rotta. Come già accaduto nella storia più recente dell’Associazione di volontariato più grande d’Italia, questo cambio di rotta non sarebbe indolore. La lunga teoria dei Commissari straordinari, della quale solo l’ultimo ha avuto il piacere di accomodarsi di peso sulla poltrona più scomoda di via Toscana in virtù di un cavillo legale, ce la racconta tutta. Ci narra di impegni presi e disattesi, di grandi teorie ma pochi sforzi pratici, di un management completamente scollato dalla base del volontariato, quello vero. Un po quello che sta succedendo adesso, condito soltanto da elezioni che appaiono poco sentite e molto temute, organizzate invece che con la propaganda attraverso un sistema di commissariamenti considerato strategico.

 

Ecco, la gestione dei Corpi Ausiliari fatta in questo modo non potrebbe piacere assolutamente a qualsiasi Governo della Repubblica, che non potrebbe esimersi dall’intervenire nella maniera più rigida possibile, un cataclisma tra le fila di un’Associazione già dai mille problemi. La soluzione è però a portata di mano, basterebbe ampliare la platea dei soggetti con diritto i voto nel consiglio di amministrazione della Fondazione Cri.

 

Affidando poteri pieni e non solo meramente consultivi agli Ispettori in carica, aggiungendo il posto per un rappresentante della Protezione Civile, e per uno per ognuno dei ministeri competenti. Quindi al board si accosterebbe la poltrona riservata alla Difesa, quella per la Sanità e quella del Mef. Una via praticabile, di democrazia partecipata, di integrazione o come piace tanto dire al Presidente Cri Francesco Rocca, una strada di inclusione che consentirebbe al Governo di poter dire la sua sull’impiego di fondi che non sono regalati alla Croce Rossa ma che, provenendo dalle tasche di tutti gli italiani, vanno destinati non ad eventuali super poltrone o a chissà cos’altro ma al perseguimento dei fini istituzionali, offrendo al Governo stesso, e quindi a tutti i cittadini, la possibilità di verificarne il buon impiego da subito e non con farraginosi provvedimenti di controllo contabile e giudiziale. Basterebbe quindi modificare un solo articolo della bozza attualmente in circolazione in seno inclusivo, trasparente e democratico. Chi non è d’accordo ha sicuramente altri piani ed altre visioni in testa, ma soprattutto altre ambizioni e la storica.

 

Per chi vorrà proseguire in questo viaggio nefasto, ammainare un paio di Bandiere, dopo aver licenziato e svenduto, sarà un piccolo incidente su una strada che potrà convincere solo se stesso ma nulla avrà a che vedere con l’idea stessa di Croce Rossa.

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2 commenti

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