Croce Rossa: droni e padroni

 

Era marzo dello scorso anno e segnalavo a tutto il mondo di Croce Rossa che, oltre al fenomeno dell’aziendalizzazione di un’Idea, anche i Principi tanto sbandierati erano andati a farsi friggere. Lo segnalavo facendo riferimento alla Società Red Tech a responsabilità limitata, nata poco tempo prima ed avente come soci il Comitato della Croce Rossa di Bologna e la società Avionica di Firenze, che si occupa della progettazione, realizzazione e commercializzazione di parti di armamento. Il caso è naturalmente passato sotto silenzio e nessuno in quel vertice associativo che ha il nido sopra le nuvole ha ritenuto che fossero state poste in essere violazioni di quello splendido codice etico che vale solo a reprimere il dissenso ed a null’altro.  D’altronde il business è il business e quando parliamo di soldi, di una società commerciale addirittura partecipata in quota minoritaria, si capisce che stiamo realizzando il sogno di qualcuno e basta.

Per fare quell’attività concepita a Bologna infatti non si è scelta la via della convenzione, del piano di programma, della condivisione della formazione come avrebbe fatto un Comitato qualsiasi ma si è andati a cercare proprio la configurazione societaria, quella che fa portare a casa gli utili in denaro e poi assieme ad un’azienda di successo che non si occupa esattamente della distribuzione di fiori a domicilio e nemmeno di soffiare negli arcobaleni della pace o di stampare le magliette rosse tanto care al nostro autocrate preferito. Il tema di questo business è quello caro a molti nuovi imprenditori e riguarda lo sviluppo delle attività con gli APR, gli apparecchi comunemente noti come droni, attività che invece di essere estesa ai soci Volontari è tutt’ora appannaggio dei soli dipendenti della Croce Rossa Italiana.

Il progetto Red Tech è stato abbandonato, probabilmente per il costume molto nostrano di voler mettere bocca su tutto e comandare in casa d’altri. Lo leggiamo da una visura, recente, del registro delle imprese che potete scaricare a questo link, mentre a quest’altro link c’è la visura che denunciava come la Croce Rossa di Bologna partecipasse a questa società i cui obiettivi umanitari sono tutti da dimostrare e attraverso la quale non ne aveva sottoscritto soltanto il capitale ma anche infilato una persona in consiglio di amministrazione.

Cosa cambia con il nuovo assetto? Praticamente pochissimo. Fuori Croce Rossa Italiana il valore del capitale di quest’impresa è nel frattempo variato ma nominalmente è identico. Non ci è dato quindi di sapere se lo scambio alla pari tra la Cri di Bologna ed un altra società ha comportato per i nostri colleghi emiliani un guadagno o una perdita. L’amministratore della società è rimasto sempre lo stesso soggetto ed anche la sede operativa è tutt’ora collocata, come potete vedere nella visura che è un documento ufficiale, nella sede stessa del Comitato di Bologna. Non ci è dato nemmeno di sapere, alla faccia della statutaria trasparenza,  a quale titolo il Comitato di Bologna ospiti nei suoi locali la sede di una società commerciale, che ha anche cotanto guerresco socio, ma questo silenzio è il segno dei tempi che la nostra meritoria Associazione sta attraversando con tutto il corollario di piccole e grandi prepotenze che l’accompagnano. La privatizzazione non ha portato i benefici che forse il legislatore si era prefisso, anche dal punto di vista finanziario visto che i Comitati privatizzati spesso scontano perdite economiche derivanti da pessimi atti di gestione, dalla noncuranza o dalla poca esperienza di vertici eletti perché simpatici ma non scelti in base alle dimostrabili capacità.

Proprio questa privatizzazione, accolta come vera base di una riforma da molti attesa ma non chiesta da nessuno, si è rivelata essere invece il paradiso di tutti quelli che approfittando della indolenza degli altri hanno acquisito posizioni di primazia senza averne diritto e senza risponderne ad alcuno hanno piegato ai loro interessi l’azione di interi Comitati. I risultati sono quelli che stiamo scontando tutti, una lentissima marcia funebre scandita dal tocco a martello delle campane agitate dagli articoli di cronaca che su tutto il territorio nazionale ormai disegnano una associazione preda di capi e capetti spinti al muro da una Magistratura che finalmente ha deciso di vederci chiaro.

Non possiamo smettere di alzare la voce per dimostrare al mondo al nostra estraneità a certi giochi, la nostra ingestibile diversità, la nostra imperiosa necessità di continuare a portare tra la gente l’azione di Croce Rossa e farlo mentre altri pensano solo ai fatti loro, alle loro poltroncine ed ai loro mai esibiti contrattini. Noi siamo diversi e lo vogliamo dire a voce e testa alta, la nostra Croce Rossa è un’altra cosa.

 

 

 

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