Croce Rossa: tutte per uno, non ce n’è per nessuno

 

Lo squilibrio della più grande associazione di volontariato d’Italia è proprio nella sua contraddizione interna, azienda invece che ente del terzo settore, zoccolo duro di dipendenti invece che massa di volontari in azione, interessi in sostituzione dei Principi. Questa vicenda porta con se alcuni corollari che connotano ancora meglio un processo di trasformazione evidente e consapevole ma mascherato da progresso.

Il fenomeno che voglio esplicitare oggi è quello della moltiplicazione di poltrone in capo a pochi soggetti. Non sto parlano dello strabordante potere che la quarta Componente, quella dei Dipendenti, ha assunto all’interno dell’Associazione. Mi ridrisco al fatto che sempre più spesso assistiamo all’attribuirsi in capo alla stessa persona di una serie di incarichi associativi ed organizzativi a volte anche incompatibili tra loro. In un associazione di volontariato che si definisce umanitaria ed inclusiva il principio dovrebbe essere quello dell’attribuzione di incarichi in base alle competenze e, accertate queste, sulla base del concetto che si definisce con la frase “allargare la torta”: più persone partecipano con posizioni di responsabilità migliore è il senso di appartenenza e fidelizzazione all’organizzazione stessa.

Invece in Croce Rossa Italiana le poltrone vengono impilate una sull’altra, come fossimo da Ikea, e sopra ci si siedono sempre poche persone. Forse un po per la prepotenza che infiltra l’animo di persone piccole ed aride ma soprattutto perché in un mondo dove il calcio in culo e la coltellata alla schiena sono l’abc di una tecnica di sopravvivenza che si impara con l’esperienza e si tramanda di generazione in generazione, proprio in questo humus è necessario che nei posti di responsabilità ci siano soggetti che possano rispondere in maniera controllata e pedissequa agli input che gli derivano da chi li ha nominati, che non possano permettersi di ragionare,ma che siano in grado di non esprimere mai una loro opinione e passino le giornate a dire di si, pur di conservare la pecetta e la relativa poltroncina.

Se gli incarichi fossero distribuiti secondo una logica meritocratica ed estensiva il controllo sulle posizioni di potere sarebbe assolutamente impossibile e con le infiltrazioni di logica e democrazia che ne potrebbero derivare anche questo castello di carte si potrebbe sfasciare in poco tempo lasciando l’imperatore nudo davanti a tutti i suoi sudditi. Non è questa, naturalmente, la Croce Rossa che ci piace. Noi siamo per le scelte meritocratiche, noi siamo per la partecipazione piena dei volontari alle attività ed alle scelte decisionali a tutti i livelli e per la divisione dei ruoli tra il personale dipendente, destinato a rinforzare la gestione amministrativa ordinaria, ed il personale volontario che ha l’onere e l’onore di guidare scelte ed operazioni della più grande associazione di volontariato nazionale. Fino a quando non si svilupperà ed applicherà questo paradigma non si potrà parlare di Croce Rossa ma di una società, peraltro irregolare, che è ben altro rispetto alla realizzazione di quel sogno che ha attraversato tre secoli e che ora rischia di infrangersi su un carosello di bilanci in perdita.

 

 

 

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