Croce Rossa: loro lì, gli altri tutti a piedi.

 

La colpa fu del cane, che per finire sul giornale fu costretto a farsi mordere da un uomo. Troppo spesso presi dalle nostre cose non riusciamo a dare il giusto peso ai fatti che ci accadono intorno e non riusciamo a comprendere in tempo che l’aura di normalità che sembra circondarci è un posto felice e tranquillo ma lo vediamo soltanto noi così. Capita quindi che un dirigente nazionale di Croce Rossa Italiana si possa indisporre per una notizia uscita alla chetichella su un telematico di peso, uno di quei pochi posti dove il giornalismo è fatto con il lavoro e la fatica, dove le inchieste si costruiscono anche con le verifiche e dove le notizie si vanno a cercare, partendo dalle solite vocine; un po come ha fatto il cane, che alla fine si è fatto mordere.

 

La banalità di non essere novità.

 

Siamo parte di una grandissima organizzazione e lo siamo tutti assieme, Volontari, dipendenti e dirigenti. La nostra normalità si nutre di eventi e condotte sempre eccezionali. Chi è in prima linea ha comunque un dovere in più, quello di mostrarsi uguale e diverso allo stesso tempo. Uguale a tutte le persone che ha dietro, diverso dai condizionamenti che possono disegnare modelli negativi e tramite questi coinvolgere tutti i partecipanti alle sfide che solo noi sappiamo condurre e vincere.

 

Cosa ci sarebbe di tanto anormale nel guidare un’organizzazione che assume la propria moglie? Nulla, se l’organizzazione fosse un’azienda e chi la guidasse ne fosse il proprietario.

 

In tutti gli altri casi si tratterebbe di contegno non conforme agli statuti o quanto meno inopportuno. Anche il nostro codice etico parla di questo, quando recita che “L’interesse privato o personale dell’appartenente alla C.R.I. comprende ogni vantaggio in favore di se stesso o di terzi a lui connessi”. Arrivati a questo punto ogni discussione dovrebbe cessare qui.

 

Essere differenti fa bene, ma diversi da cosa?

 

Ho aspettato qualche giorno dall’uscita dell’articolo per pubblicare quello che è il mio parere su una vicenda torbida perché speravo ancora potesse sbandierarsi un’Etica, si palesassero un paio di dimissioni dovute e necessarie, soprattutto a dimostrazione del disinteresse personale e dell’insussistenza di un attaccamento particolare e morboso alla poltrona. Così non è stato. E’ difficile parlare di moralità all’interno della Croce Rossa? Allora parliamo di memoria e torniamo indietro fino a quando andiamo a sbattere contro gli ormai famigerati 14 del 368. Un periodo nel quale serviva personale in Croce Rossa, prima naturalmente che fosse denunciata l’abbondanza di lavoratori tanto da decretarne la mobilità di massa, un Francesco Rocca furente si mise a tuonare contro una pattuglia dei tanti assunti, dopo un lunghissimo e stancante processo di selezione, sulla base e con i requisiti di cui al decreto 368 del 2001. Proprio Rocca parlò di nepotismi, familismo e cose del genere e lo fece in maniera così dura che in 14 furono “dimessi”, tutte persone con il cognome uguale a quello di dirigenti di Croce Rossa o di loro congiunti. Anche Flavio Ronzi, in tempi recenti e presentando il processo di privatizzazione, si fece paladino di un rinnovamento etico che doveva per forza passare attraverso la rinuncia a coinvolgere parenti ed amici nei processi di assunzione. Il passato usiamo gettarcelo dietro le spalle, parliamo di un presente, allora, nel quale non ci riconosciamo più. E’ inutile cercare il pelo nell’uovo nel tentativo di dimostrare che non esista un conflitto di interessi; nelle moderne teorie è sufficiente che gli interessi siano concorrenti per generare una situazione così antipatica che soltanto una faccia di bronzo può sopportare.

 

Non è Etica né Moralità; cos’è?

 

Scartato ogni ragionamento sull’etica e accantonati quelli sulla moralità, concetti che da soli avrebbero dovuto imporre di fermarsi a riflettere ad ogni Volontario con le stesse pulsioni, introdurrei un ragionamento sull’opportunità. Questa è una condizione mentale che sempre di più si introduce anche nel nostro ordinamento giuridico che a fianco dell’incompatibilità oggi ha inventato la figura dell’inconferibilità.

 

L’opportunità è quel concetto che ci impedisce di fare qualsiasi cosa che anche in un futuro potrebbe risultarci utile già semplicemente perché ora non ci è strettamente indispensabile.

 

Un paio di domande a cui si sarebbe dovuto rispondere sono quella sulla indispensabilità nella strategia associativa della posizione che si è andata aprire. Ci serve proprio una psicologa o è meglio assumere un medico? E poi si sarebbe dovuto rispondere all’altra domanda sull’indispensabilità. Proprio quella persona e soltanto lei ha tutti i requisiti che a noi servono, proprio tutti in maniera esclusiva ed escludente? Comprendo perfettamente il diritto alle libertà personali della Signora in questione, che però non è lo stesso diritto che appartiene a tanti altri Volontari, ai quali viene negata la formazione, i quali devono rimanere disoccupati o recentemente per la politica associativa hanno perso il posto di lavoro che avevano proprio in Cri. Comprendo pure come avere al proprio fianco un “personaggio” può essere fastidioso ed ostativo alla propria libertà. Senza andare lontanissimo pensiamo al concorso magistrale della signora Renzi, ancora oggi sulla bocca di mille sparlanti. Sovente la vita brillante del proprio congiunto costa rinunce agli altri componenti della famiglia e la comunione che si crea tra le persone tende a bilanciare con altri sentimenti proprio queste piccole inefficienze della vita comune. Saper cogliere le opportunità è saper stare al mondo, essere consapevoli del proprio posto in questa società, sapere di occupare una poltrona di servizio, che cioè comporta più doveri che diritti, e tra questi doveri c’è anche quello di astenersi da ogni contegno che possa adombrare anche minimamente non tanto la propria figura quanto l’istituzione che si rappresenta. Ed oggi, purtroppo, il famoso “marito” non può più pretendere di rappresentare proprio nessuno di noi.

 

La personalizzazione non è un mezzo ma il fine.

 

Non ci sono scuse, non esistono giustificazioni per un comportamento arrogante e spregiudicato, da padrone del vapore, e le puerili giustificazioni addotte in una lettera che è un vero e proprio atto di autoaccusa sono senza ritegno alcuno. In quattro righe viene sciorinato tutto il repertorio vetusto e banale già visto troppe volte. Si parte dall’assunzione a sua insaputa, come l’attico del Ministro, e passando per “attraverso me si vuole colpire tutta la Cri” si è atterra sul complotto di forze oscure che tramano e remano contro il successo di questo management. Il solito squallido teatrino, insomma, senza considerazione alcuna per l’intelligenza dei Volontari e la fiducia, ormai irreparabilmente tradita, verso chi fa finta di essere l’amico di tutti e si comporta come il padrone di un’0rganizzazione che invece deve stare nelle sole mani dei Volontari veri. C’è un fortissimo interesse che cancella anche l’ultimo barlume di dignità. Una persona con il cuore pulito avrebbe esclamato le propri dimissioni, un attimo prima di quelle della sua Signora, appoggiandole su un piattino di scuse tagliate fresche ed a striscioline sottili. Naturalmente dimissioni serie, quelle irrevocabili, non le dimissioni alla pugliese che hanno fatto ridere tutti.

 

La trasparenza non può essere un optional

 

Il problema di fondo è sempre lo stesso e travalica l’opportunismo di certi soggetti. Fino a quando si giocherà con le mani sotto il tavolo, fino a quando non avremo contezza dei dati economici disaggregati della nostra importantissima Associazione, fino a quando non disporremo degli elenchi di chiunque abbia rapporti di qualsiasi natura , fornitori compresi, con l’Associazione e di fianco ai nomi gli incarichi e le relative retribuzioni lorde, fino al quel momento noi tutti Volontari saremo trattati alla stregua delle scimmiette spaziali, buone per gli esperimenti ma sacrificabili sempre ed in ogni dove. Non si può più stare a guardare, le dimissioni di certi soggetti devono arrivare con la massima urgenza, i contrattini devono essere pubblicati e non si può escludere dalle responsabilità nemmeno chi questi contratti li avalla e li firma. Sono tutte persone indegne di permanere tra le nostre file e portare il nostro nome ed il nostro Emblema, naturalmente a spese nostre, in giro per il Mondo. Chi non ha questi requisiti morali minimi non può predicare la morale degli altri, non può giudicare gli altri, non sarà mai sufficientemente neutrale né indifferente. Per questo deve andare fuori dalla Croce Rossa e deve andarci subito.

 


 

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