Croce Rossa: la manina non esiste.

 

Continua la valanga di bugie a difesa dell’indifendibile. C’è stato l’ennesimo tentativo di colpo di mano fatto per introdurre un provvedimento non concordato né voluto dal Governo in un provvedimento legislativo, e ci sarà ancora fino a quando proprio il Governo non vorrà dire stop ad un malcostume che sta inquinando il sentimento migliore di decine di migliaia di cittadini italiani.

 

Prima le bugie, poi gli italiani.

Alcune autodifese, peraltro non richieste sono più inutili delle altre, specialmente quando si parla senza pensare alle conseguenze di quello che viene detto e a che cosa potrebbe succedere dopo. Innanzitutto serve una precisazione. Cosa è la liquidazione di un dipendente, il famigerato TFR? A scuola ci insegnavano che si tratta di retribuzione differita nel tempo. Io mi fermo qui e scendo dalla cattedra, a scuola non ero tra i migliori ed ho frequentato pochissimo ma mi vengono in mente un paio di cose. La retribuzione è un diritto di chi lavora, quindi è un diritto del lavoratore anche una retribuzione differita. Seconda cosa è che il datore di lavoro mette a disposizione del lavoratore tutta la propria retribuzione, altrimenti commette un reato. Il datore di lavoro, nel caso della Cri e dell’Ente strumentale alla Cri, la bad company costituita dallo spin off decretato nel 2012, è lo Stato che sulla base dei fabbisogni inviati dalla stessa Cri/Ente strumentale ha predisposto la provvista. Quindi se oggi lo Stato non avesse ancora pagato la provvista non servirebbe un provvedimento dal valore di legge per indurlo a farlo ma basterebbe una nota interna di sollecito. Se dobbiamo approvare un articolo di Legge apposito per coprire il Tfr dei lavoratori Cri, giustamente, significa che qualcuno la provvista non l’ha accantonata, ha speso i soldini in altre cose e per questo oggi deve coprire la situazione e per muovere e spostare i nostri denari lo Stato ha bisogno di un provvedimento avente forza di Legge.

 

L’errore è a monte

Quindi è stato fatto un errore che non può essere di carattere contabile. I dipendenti avevano lo stesso numero, la stessa consistenza prima e dopo il processo di privatizzazione. L’errore potrebbe essere allora di carattere gestionale ed anche di valutazione. Posto che ad un certo punto si è deciso di bloccare una discesa verso una situazione debitoria sempre meno sostenibile con un provvedimento di liquidazione, è stata affidata, in maniera anomala, la gestione dell’organismo di liquidazione alla stesa governance, strutturata nella medesima maniera, che aveva negli anni precedenti guidato l’Ente con i risultati noti a tutti, sotto gli occhi di tutti. Ecco dove trovare una “manina” se ve ne fosse, proprio in un fatto, anomalo, che se accaduto in qualsiasi altro Ente pubblico avrebbe fatto gridare allo scandalo. Ma di scandalo io non voglio né posso parlare.

 

Che confusione, sarà perché ti amo?

Di quale tutela di lavoratori si parla, rispetto alla Croce Rossa, in questi giorni? Di chi sarebbero i soldi, di quali lavoratori? Di tutti quelli licenziati e non ancora liquidati? Di quelli deportati in altre amministrazioni e demansionati? O soltanto, cosa più probabile, di quei dipendenti e funzionari che sono rimasti a lavorare all’Ente strumentale di cui è commissario liquidatore e quindi amministratore Patrizia Ravaioli, la stessa che dice che non c’è stato nessun dissesto finanziario ma la semplice chiusura di un qualsiasi Ente pubblico? E che quelli che beneficeranno di questo prolungamento del rapporto di lavoro per l’Ente e quindi della necessità di un’iniezione di liquidità, appunto i milioni di euro dell’articolo cassato dal DEF, sono quei lavoratori che alla fine della procedura che l’articolo voleva prorogare potranno andare in soprannumero ovunque vorranno, in qualsiasi altro Ente e non costretti a greggi come tutti gli altri?

 

Degli 84 milioni dell’articolo strappato solo 7 andavano comunque ai Tfr, e non certo dei dipendenti già usciti.

 

Il resto veniva speso per allungare il brodo e la vita di una gestione commissariale che ancora non è riuscita a centrare il bersaglio. Perché quindi, se si tratta di somme dovute,  rendere questa manovrina così poco trasparente al punto da risultare sconosciuta a tre Ministri e ad un Presidente del Consiglio?

 

Questi signori oggi su una paginata intera di giornale dovevano rispondere a queste domande, senza limitarsi a giudicare come fannulloni i dipendenti di un glorioso Corpo dello Stato oggi disarticolato e non reso migliore, persone che negli ultimi dieci anni, proprio quelli della gestione di questa coppia di devoti funzionari dello Stato, sono stati umiliati, privati dei loro diritti, costretti ad adire la magistratura per poterli esercitare, demansionati, trasferiti ed emarginati dai loro ruoli e funzioni naturali tanto da esporre l’Ente e l’Associazione ad una serie infinita di contenziosi che toglierà tempo e risorse a chi di tempo e risorse non ne ha da sprecare. Tra le tante chicche è stata appoggiata sul tavolo anche l’affermazione che il Ministero della Difesa non abbia più competenze sulla Cri e sui Corpi dopo l’approvazione del decreto 178, segno che tra il testo normativo ed il disegno di cui questi soggetti sono esecutori materiali non esiste identità ma solo una furia cieca e distruttiva non esercitata nell’interesse della Nazione.

Attendiamo però le carte, si fa presto a parlare di verità ma dopo tutte queste belle chiacchiere questo signori oggi alla ribalta dovrebbero cominciare a provare materialmente quanto affermano, proprio per non far crollare una meritoria Istituzione sotto una valanga di bugie , caricate a comodo da chi per difendere gli Interessi non rispetta i Principi. La Croce Rossa, gentili signori, è un’altra cosa.

 

 

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