Croce Rossa: lo stigma e le lumache

Aumentano le similitudini, i punti di contatto tra il non partito dotato di un non statuto che adesso, attualmente, sta provando a non governare il nostro Paese e la non associazione, anche quella dotata di un non statuto, che vuole anzi pretende di controllare decine di migliaia di volontari in tutt’Italia sulla base di regole che sono elastiche come la bava di una lumaca e di cambi di rotta repentini.

Proprio in questi giorni è accaduto un fatto, anzi ne sono accaduti due, che rendono appunto questa somiglianza irrimediabilmente speculare e vicina. Il capo del non partito in una partecipata assemblea popolare attacca i malati di autismo, lo fa in maniera indecorosa e con un umorismo che avverte e capisce solo lui. Il messaggio è negativo come il suo portatore e la cosa fa chiasso sulla stampa. Nella stessa maniera il capo della non associazione si rivolge ad un pubblico indistinto ed in un video spammato da Facebook attacca un suo presunto rivale definendolo etilista, rivale peraltro non identificato ma la questione non sta in questi termini. Piuttosto corre l’obbligo di sottolineare come questa non associazione possa essere tollerante ed inclusiva soltanto a senso unico. Non essendoci gli estremi per contestare l’attività di un soggetto non meglio identificato per quella che è, per le cose che questo individuo compie, si vanno a cercare i suoi problemi che in questa consorteria di personaggi perfetti ed assolutamente sopra le righe diventano stigma. E proprio l’associazione che dovrebbe essere inclusiva, fraterna ed accogliente, con tutti e per tutti, crea la differenza, alza il muro e condanna pubblicamente una malattia come l’etilismo che è una vera e propria piaga sanitaria e sociale.

 

Certo, l’etilismo non è trendy, gli etilisti non organizzano sfilate di moda, rassegne cinematografiche o “mezzolitropride”.

 

Queste sono persone, sono sempre una fetta importante della nostra società nazionale, vivono un dramma quotidiano spesso ribaltato nel cuore delle loro amicizie, delle loro famiglie, perdono affetti e posti di lavoro. Lo stigma serve sempre a sentirsi migliori? Beh, io preferisco avere al mio fianco l’etilista, per aiutarlo e innanzitutto comprenderlo e fargli sentire la nostra vicinanza, chiunque questo sia, piuttosto che usare una patologia personale come mezzo di denigrazione ed additamento. 

 

La solita cosa del dito e della luna

A che scopo offendere e stigmatizzare? Semplicemente perché non si hanno argomenti da mettere sul tavolo. La stessa cosa capita con il messaggio che alcune Crocerossine hanno voluto diffondere attraverso un a piattaforma per condividere petizioni. Anche qui non avendo trovato argomenti validi e spendibili per controbattere l’assunto delle Sorelle – da me non personalmente completamente condiviso ma è un’opinione e questo dovrebbe essere sufficiente per rispettarla – si è iniziato a strillare alla truffa. Tre firme, ben tre firme su oltre 5000, sarebbero state falsificate, molte meno percentualmente di quelle dei candidati del non partito alle regionali siciliane, per esempio. La piattaforma internazionale, collaudatissima, sostiene che questo non sia possibile e giustifica l’anomalia con un eccesso di curiosità di qualcuno che avrebbe provato a sottoscrivere per poter controllare la verità sul numero di consensi diffuso in rete nel frattempo e sulla malagrazia di questo curioso. Non ci voglio nemmeno pensare,io sono buono, con tutti, a prescindere.

 

Mancano i pezzi di carta e mancheranno sempre.

L’altra vicenda della quale vorremmo vedere presto la luce definitiva è quella del contrattino del pezzo grosso siciliano cui, a sua insaputa, hanno assunto la moglie per una consulenza “volante”. Il codice etico parla chiarissimo e ve lo avevo anche copiato e sottolineato. Adesso il problema non è più l’inutile codice etico ma la sua stessa persona, che viene attaccata quale ultimo baluardo all’integrità e alla stessa essenza della Croce Rossa Italiana. Un grande attore drammatico dello scorso secolo avrebbe chiuso la vicenda con un sonoro “ma ci faccia il piacere” ma una vicenda opaca come questa non può essere un piacere per nessuno. Come è assolutamente sgradevole il suo tentativo di difendere un’immaginaria, estrema linea raccontando di cose che non riesce a provare, puntando il dito verso altre che, documentalmente, risultano invece completamente diverse da come le racconta. Il tempo delle chiacchiere è finito. Siamo al capolinea di una stagione triste che non mostra nessun nuovo approdo. Se questo riordino voluto dal Decreto del 2012 non ha fatto bene alla massa dei lavoratori, non ha portato giovamento ai Volontari, ha prodotto la disarticolazione dei Corpi Ausiliari, a vantaggio di chi è stato posto in essere?

Stiamo chiedendo tutti una chiarezza che non arriverà mai, lo sappiamo bene. E ogni volta che si tenta di accendere i riflettori su una vicenda opaca, i soliti noti difensori solo dei loro interessi sono pronti a raccontarci leggende di un mondo che fu, ad additare i fantasmi del passato senza la capacità di riconoscere i propri errori, cosa che li renderebbe almeno umani se non addirittura più responsabili e rappresentativi. Come il non partito si è sbrigato a liquidare il suo ex non capo, definendolo ospite e non gradendo le sue esternazioni, così anche la non associazione vuole riprendere il controllo di questa fetta di società e far tornare al loro ruolo centrale proprio noi, i Volontari, quelli che non timbrano il cartellino, che non hanno da nascondere i contrattini, che le trasferte all’estero se le pagano di tasca loro, che rubano il sonno ed il tempo alle loro famiglie per fare del bene al prossimo, che non accusano, stigmatizzano e licenziano nessuno, che voglio che la Croce Rossa costruita con le loro braccia torni finalmente nelle loro mani.

 

 

 

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