Croce Rossa: Corpo Militare, numeri, mai persone

 

C’è una fetta del mondo di Croce Rossa Italiana che sta vivendo un periodo travagliatissimo ed è quella degli appartenenti al Corpo Militare, sia attualmente Volontari che provenienti dai ruoli del servizio continuativo. La ragione di questo profondo malessere è tutta negli attacchi e nella delegittimazione continua che l’attuale governance di Croce Rossa, apparentemente nuova ma protagonista di tutte le stagioni dell’ultimo decennio, sta sferrando nei confronti della pozione ausiliaria alle Forze Armate del personale Cri.

Ho sempre raccontato che i Volontari dei Corpi Ausiliari alle Forze Armate nella Cri non sono migliori degli altri Volontari e dei dipendenti dell’Associazione, sono solo diversi perché differente è l’approccio che si fa ad una operatività diversa dalla consuetudine, perché il loro essere Volontari è sancito e normato da due provvedimenti aventi forza di legge in più degli altri Soci, perché oltre ai Principi ed allo Statuto si agisce anche in nome della Patria e della Bandiera. Oggi però è doloroso constatare che i Valori umani, sociali e civici recati da chi ha abbracciato questa maniera particolare di fare volontariato e in cui ha sempre creduto non sono più un patrimonio condiviso, specialmente con la governance dell’Associazione che non perde occasione, ogni volta che qualcuno contesta la pochezza dei risultati conseguiti o le opacità di una condotta mai lineare, di attaccare proprio i Corpi ed usarli quali capro espiatorio della propria incapacità e negligenza. Spirito di corpo, educazione, rispetto, savoir vivre per certe persone sono solo oggetti retorici da inserire in discorsi di circostanza. Abbiamo servito e continueremo a servire con senso del dovere, rispetto, lealtà, perché siamo Uomini e Militari anche se ci rendiamo conto di essere stati, nell’ultimo decennio, utili idioti, utili capri espiatori di progetti di gestione e conservazione del potere.

Di questo ce ne siamo accorti subito, immediatamente, ma il disegno di chi voleva soltanto usare i Corpi per conseguire i propri interessi ha fatto si che la tenuta, lo spirito di Corpo si andasse a far benedire spaccando quelle formazioni che dovevano invece fare quadrato. Alcuni, quelli più arrivisti, invece di condividere il comune destino hanno preferito corre in avanti abbracciando quello che a loro, personalmente, sembrava un cavo tirato per restare a galla. Nessuna sorpresa, gli Uomini si distinguono spesso solo nelle avversità.

Non abbastanza soddisfatto, il noto personaggio si sfoga in pubblico, raccontando di militari a “paghetta”, offendendo moralmente e materialmente centinaia di persone che, per un trentennio, hanno fatto la storia della Croce Rossa e dell’Italia in ogni settore di attività della gloriosa Istituzione. Per ognuno dei giorni dei numerosi anni in cui ha diretto le sorti dell’Ente e dell’Associazione non ha mai tralasciato di offendere la professionalità e la persona di ciascuno di quei Militari che pur derisi dal personaggio, minati nella certezza del loro rapporto di lavoro, delle spettanze retributive, ingannati con false promesse di vedersi riconosciuti i giusti trattamenti economici e poi trascinati in defatiganti ricorsi amministrativi, hanno continuato fino all’ultimo giorno ad assolvere il loro dovere.

Il linguaggio che il personaggio usa è crudele, offensivo, non solo per la professionalità di molti tra gli oggetti dei suoi attacchi ma per i Corpi stessi, organismi collettivi che rappresentano, in virtù della Bandiera concessa loro, l’Italia stessa. E nella sua furia, che nasconde un istinto difensivo, commette anche grossolani errori. Per esempio quando parla di promozioni dubbie e di Colonnelli senza laurea. Come al solito dice, sussurra, senza dimostrare nulla. Anche perché la storia dei Colonnelli senza laurea è una storia molto singolare.

La norma relativa al Corpo Militare prevede, ma lui forse non lo sa, che gli aspiranti Colonnelli possano avere il riconoscimento dell’avanzamento anche senza il titolo accademico certificando altri meriti. Che ci siano Colonnelli senza laurea nel Corpo è vero ma molti di questi avanzamenti riportano proprio la firma del “noto personaggio” che forse si è sbagliato nel firmare, non studiando a puntino le stesse norme che ora sbandiera ai quattro venti, oppure le ha firmate affidandosi troppo al suo entourage.

Accusando qualcuno, come in effetti ha fatto, di essere stato promosso in maniera sbagliata ha raccontato una cosa sbagliata, non vera, che va riportata nell’elenco delle cose non vere che sempre lui sta raccontando in giro in questi giorni per mascherare i propri errori, la propria inadeguatezza e l’opacità di una gestione mirata alla tutela degli interessi piuttosto che alla diffusione dei Principi. Questa è la Croce Rossa della riforma, signori miei, abbiamo abdicato qualcosa di forte, imperituro, che le generazioni che ci hanno preceduto ci hanno inteso far ereditare, anche con il veicolo del Sangue, e l’ abbiamo barattata con pochi contrattini.

Non è giusto però dare la colpa di questo a pochi individui. L’intero organismo ha ceduto per un narcisismo condiviso, per un culto dell’apparire ormai inattuale, per una stelletta in più, per il feticismo di un nastrino rinunciando alla funzione di ausiliarietà per approdare a convegni, balli e cerimonie, lasciando le Forze Armate della Nazione senza quella funzione di completamento degli assetti sanitari che è propria dei Corpi della Cri.

Oggi purtroppo funziona così, chi crede nei veri valori deve avere pazienza. La Croce Rossa ha attraversato tre secoli di Storia nazionale e non scomparirà nelle mani di pochi improvvisati, Chi non è mai stato Volontario non può capire, non può sapere né saper fare. La Croce Rossa è un’altra cosa.

 

 

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