Croce Rossa: un Jump nel buio

 

 

 

Se avessimo collezionato sui nostri più luminosi scaffali le occasioni perse da questa meravigliosa non associazione sicuramente un posto di riguardo lo avrebbe avuto Jump 2018, proprio come dice il titolo un salto nel buio per molte e molte ragioni, la più evidente delle quali è stata quella di voler a tutti i costi usare i Volontari come carne da cannone per un lie-show, uno sfoggio di muscoli per mostrare ad una politica, ai politici nazionali, un’immagine di un’associazione che non esiste, che non si rispecchia nella quotidiana realtà dei Comitati territoriali, che non è unita e non è condotta secondo principi di neutralità e democrazia.

 

Un endorsement alla politica del rinnovamento da parte di chi da oltre dieci anni rimane con le pesanti terga incollate alla stessa poltrona.

 

Già questo fatto sarebbe un pesante controsenso, ma i paradossi di questa dorata kermesse non finiscono qui. L’opacità di una organizzazione che dovrebbe fare della trasparenza un suo caposaldo farà si che tra i vari “controsenso senza senso” di questa manifestazione ci sarà anche l’enorme costo della struttura e del personale impiegato, ospiti compresi, che non conosceremo mai, mai e poi mai. Un passivo che cozzerà invece con il dato, eclatante, della mancata corresponsione delle liquidazioni al personale dell’Associazione dimesso o licenziato. Un’organizzazione che vuole darsi una facciata aziendale, che impiega persone dai titoli altisonanti per posizioni tutte caratterizzate da sostantivi anglofoni spesso al limite della supercazzola ma che al momento della separazione, sia consensuale o meno, non hanno ancora visto nelle proprie mani quella porzione di retribuzione prevista contrattualmente e che si usa definire differita proprio perché va accantonata tempo per tempo e poi pagata brevi manu. E questo nella meravigliosa e luccicante non associazione non accade. Sarebbe stato caratteristico far salire sul palco uno dei dipendenti di Roma, come anche di altri Comitati, che è senza stipendio pur mantenendo la costanza di lavoro. Ma questo non succederà mai e nessuno ci racconterà mai di quanto sarà accaduto ai numerosi dipendenti oggi diventati improvvisamente nostri creditori qualificati, naturalmente a nostra insaputa.

 

Comunicare è illudere.

Queste cose non si possono dire, e nemmeno far raccontare. Il tizio che ha parlato di come in un’associazione siamo i membri le prime fonti di comunicazione evidentemente non conosceva il nostro mondo, il mondo in cui bisogna battere le mani, usare la bocca e le dita nei social solo per ripetere, mai per dire qualcosa, per confermare, mai per interpretare, dove la libertà è sempre quella degli altri che si espande fino a comprimere i diritti dei Volontari. Questo il tizio che raccontava le proprie avventure sulle Rete non lo sapeva e tutti i nostri colleghi si sono giustamente illusi. Alla prossima tornata di radiazione da Social li riporteremo tutti con i piedi per terra.

 

 

La fiera delle occasioni, perse.

La doratissima prospettiva, il colpo d’occhio sapientemente studiato, dove i piedi di tutti hanno avuto l’onore di calpestare l’Emblema, poteva essere l’occasione per fare finalmente chiarezza e regalare serenità a tutti i Volontari ascoltando le scuse di chi utilizza il familismo per le facili assunzioni, di chi invece di rovistare nei cassetti di un Comandante di Corpo ha il dovere di aprire i suoi per tirare fuori i contrattini e non lo fa, di chi fa finta di difendere il Principio di Unità e poi apre una Croce Rossa parallela sotto forma di Fondazione, di chi blandisce i Corpi Ausiliari ubriacandoli di nastrini, brindisi e paillettes ma tiene al palo da sei anni una Fondazione richiesta dalla Legge, da chi proclama il Principio di Indipendenza e poi tesse accordi con la politica e si fa finanziare dall’industria.

 

 

La nostra proposta

Questa Croce rossa è un ibrido nato male da una riforma che nessuno ha voluto e che non è stata nemmeno condotta nelle forme prescritte dal decreto 178, disatteso dalle prime alle ultime righe. E’ necessario che i Volontari si riapproprino della loro Associazione, di quella meravigliosa entità nata con le loro braccia e non più nelle loro mani. Per questo è necessario arrivare preparati all’appuntamento elettorale nazionale che si terrà tra poco più di un anno, quello statutariamente previsto per provvedere al rinnovo di tutte le cariche sociali. Questa Associazione deve cambiare e lo deve fare democraticamente. Si sta costituendo un Comitato elettorale nazionale, con le relative appendici territoriali, che elaborerà un programma unitario, condiviso e pluralista.

Questa è la nostra proposta che potrete trovare al link sotto riportato. Il futuro, il nostro futuro non ce lo facciamo leggere da una chiromante qualsiasi, ce lo costruiremo con le nostre mani, per il bene della nostra Associazione, per lo sviluppo delle nostre Comunità, per custodire e preservare un’Idea straordinaria da chi la vuole usare senza servirla.

 

Link al Comitato elettorale

 

 

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