Croce Rossa: fumo e fiamme, troppo fumo

 

Siamo bravissimi, bravissimi a dimostrare senza nascondere ma a mentire e confondere specialmente gli animi semplici. E l’imboscata andata in onda durante Jump è stata architettata da menti che si reputano sottili ma che poi in fondo in tanto tempo non sono riuscite a produrre altro che odio, dissenso e contrasti ormai credo insanabili. C’è sempre il solito istrione in mezzo, l’autarca infinito che si crede Enrico VIII quando al massimo può interpretare , nemmeno bene, Rigoletto.

Con la malagrazia che lo ha sempre distinto definisce Regina l’Ispettrice nazionale delle Infermiere Volontarie senza assegnarle un regno, una Regina che dovrà rimanere in esilio, confinata negli scantinati di un palazzo nel quale anche gli accessi sono regolati con gli editti. A noi anime semplici viene da chiederci, comunque, perché debba esistere una regina se non per far sentire tutte le altre Donne delle normali suddite. E così non sarà mai. Ho sempre detto che il servizio, il volontariato delle Crocerossine ha una marcia in più. Sono Donne pronte a rinunciare a tutto per rispondere ad una chiamata che è regolata da tre Leggi dello Stato, Donne che hanno pagato un elevatissimo tributo di sangue in Italia e nei teatri operativi dove la loro pronta risposta le ha condotte, che hanno giurato fedeltà ai Principi e marciano dietro la Bandiera nazionale. Donne che non hanno bisogno di una Regina ma di essere guidate e rappresentate da una di loro, sicuramente non da una che vent’anni fa ha riposto l’uniforme in naftalina, che ha dimenticato di mandare a Roma una lettera di dimissioni sbandierata ai quattro venti e che ora, sentendo il profumo di una qualunque poltrona, prova a dimagrire un pochino per indossare di nuovo quel Simbolo sul quale ha sputato ma che comunque si accontenterebbe anche di uno strapuntino ed alla meglio di un semplice inginocchiatoio.

E così è andato in scena il solito teatrino nel quale una evidentemente inadeguata Monica di Monza, la sventurata che ha risposto ad un appello al quale nessuna persona avveduta avrebbe dato seguito si è fatta travolgere dalla Sindrome di sto calma pur di riportare il Corpo ad un Unità che non esiste, pur di sanare una spaccatura creata ad arte per governare le relazioni ed i finanziamenti che a pioggia arrivano, per Legge, ad un Corpo che è rimasto legato al palo come l’asino di Buridano in attesa di un colpo di scena che non è mai arrivato. Anche l’invenzione di sana pianta di una nuova figura gerarchica, quella della dell’autonominata reggente, cozza con il disposto dalle norme, cogenti ed interne, e rappresenta il nuovo che invece di far progredire il Corpo e l’Istituzione soddisfa una brama di potere e rinfresca un narcisismo che ormai non è più utile a nessuno. Un autoreggente insomma che se può servire a marcare in senso etologico il territorio non depone nemmeno bene nei confronti dei Ministeri vigilanti. La storia della terna dimostra quando poco popolare e poco professionale sia la governance di un’Istituzione che meriterebbe una guida più avveduta, più specificamente preparata e meno rancorosa. E’ inutile raccontare la storiella che non sia stata respinta; dall’altra parte abbiamo soggetti di diverso spessore istituzionale, che non tirano i fogli in faccia al loro latore ma che fanno capire che oltre le simpatie personali per accedere a determinate posizioni di vertice occorre anche uno spessore culturale e professionale che possa essere dimostrato sulla carta e non solo a chiacchiere. E un giudizio del genere, lo dice la Legge, non può venire che da chi appartiene alla medesima branca istituzionale, non da altri.

Proprio alla smania di apparire, alla necessità di farsi vedere quando si senta alla distanza l’olezzo delle poltrone dobbiamo attribuire il linciaggio andato in scena durante una riunione tecnica, sul modello della fantozziana crocefissione in sala mensa.

 

Si usa un modello collaudato in questa non associazione dove lo stigma serve a colpire ogni forma di dissenso ed il bullismo associativo, assieme al mobbing diffuso, viene amministrato a dovere per costruire un consenso drogato.  

 

Si tratta di vendette personali, di niente altro, che chi si è sentito escluso per scelte personali tenta di consumare nottetempo approfittando della angoscia che sta vivendo la presidenza dell’Associazione nell’attesa di un provvedimento di autorità ormai segreto di Pulcinella e che è già sui binari di arrivo ed un’Ispettrice troppo titubante per governare al meglio la irruenza e la violenza gratuita di chi, tra il suo personale, cerca spazio urlando non avendo altre capacità da mettere sul piatto della bilancia, e aggredisce in un autodafè improvvisato le stesse persone con le quali, mesi addietro, aveva scambiato sorrisetti e convenevoli. E sarà facile individuare i catilinari all’interno dei questa bianca compagine; basterà scorrere gli stati di servizio e sottolineare quelli con lunghi periodo di assenza, con anni ed anni nei quali non si è stati iscritti ne nel ruolo attivo né in quello di riserva. Nascondere le lettere di dimissione, allora, non servirà a nulla. Si esce dal Corpo perché non si ha la mentalità ed il carattere giusto. In fondo si tratta di una piccola élite che per la sua essenza non deve prioritariamente essere alimentata attraverso il contributo di chiunque. Si può fare di meglio senza per forza urlare e sgomitare. Non serve una compattatrice meccanica per rimettere insieme i pezzi del Corpo lasciati in giro dopo l’ultimo saccheggio, dopo l’ennesima scorreria. Serve il carattere di chi ha sempre servito il Corpo in silenzio, di chi sa fare quello che deve fare, di chi ha il peso del comando e la voglia di difendere l’autonomia e le prerogative conferite alle Sorelle non da un’assemblea di Socie ma dalla Legge dello Stato che va rispettata, pena una sanzione, e si può cambiare non con mezzi autocratici ma nei modi previsti dalla Costituzione.

Il resto è fuffa, chiacchiere e le solite bugie che costellano questo ultimo periodo di vita, travagliato, di un’Istituzione che ha passato tre secoli di Storia nazionale e che sopravviverà a tutti gli autocrati, gli autoreggenti, ipocriti e supponenti che si frapporranno tra queste meravigliose Donne e la loro Storia gloriosa. E’ inutile dire che la Croce Rossa è un’altra cosa.

 

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