E festa sia.

E festa sia.

16 Marzo 2019 0 Di Cristiano Degni

La storia si ripete, ma è quella con la esse minuscola e non c’entrano nulla corsi e ricorsi di Giambattista Vico. In maniera più prosaica mi spiace molto essere costretto a raccontare di una festa patronale sempre più uguale alle altre, senza iniziativa, senza smalto e soprattutto senza soldi. Una cosa però la voglio sottolineare, l’orgoglio di abitare in un Comune che ha la macchina amministrativa più veloce del mondo. La proposta di affidamento, dopo il giro di valzer sovranista nel quale per un momento abbiamo tutti creduto che l’appalto per l’organizzazione potesse essere affidato ad un’associazione indigena – giuro, c’ero cascato anch’io – alla fine è stata una sola e l’attore sul palcoscenico è stato evidentemente sempre lo stesso. Si è scelto quindi di legittimare l’esperienza, che poi tanta esperienza non è visti i dissidi che si stanno registrando in queste ore sulla rispondenza ai requisiti del palco montato sul rialzo della piazzetta.

La parte del leone l’hanno fatta, naturalmente e come da copione, gli efficientissimi uffici. Pensate che la proposta è stata protocollata il 7 di marzo e lo stesso giorno è stata deliberata in Giunta Comunale, organo che per Legge ha l’obbligo di deliberare soltanto dopo aver esaminato un’istruttoria predisposta dagli Uffici. Lungi da noi pensare che l’istruttoria non ci sia stata o che sia stata preparata a bocce ferme bisogna ammettere che Santa Marinella è un’isola felice, dove appena si pensa di fare qualcosa, qualsiasi cosa già è tutto pronto e preparato; per fortuna.

Credo che con le feste patronali del 2019 siamo riusciti ad andare oltre ogni normale aspettativa. Non solo sempre dalla Giunta ci hanno rincretinito dicendoci che non era possibile spendere una lira ma l’organizzatore, quello che doveva fare tutto gratis, non fa gratis un bel nulla. L’eventuale incasso della tassa per l’occupazione del suolo pubblico sarà portato in compensazione con quanto pagato dall’organizzazione per spettacoli, manifestazioni, ospiti e concertini. Quindi non solo il Comune, e quindi tutta la Comunità, avrà perso la possibilità di scegliere come fare la propria festa ma se la dovrà pagare lo stesso, visto che gli artisti saranno compensati con i mancati incassi di denaro pubblico. Più che un giro di vite a me sembra un giro di cane, quel cane che si morde la coda, ed una colossale presa in giro per la gente, per i cittadini, soprattutto quelli che hanno inteso votare per il cambiamento, che in fondo, ad oggi, ancora non c’è stato.

Abbiamo sullo stesso palcoscenico gli stessi attori che fanno sempre un po come gli pare e alla fine non solo li paghiamo lo stesso, a fronte delle minori entrate, ma non possiamo scegliere nemmeno cosa guardare nel piatto semivuoto. E questo è solo l’inizio.

Probabilmente, a sentire delle liti che si stanno sviluppando ed accendono il dibattito personalistico tra consiglieri, delegati ed assessori, non sono il solo a pensarla così, non sono l’unico. Come tutti sanno bene la gita a Miami sarà una fonte di distrazione, non per i fortunati partecipanti ma per tutta la Città, convinta che come successe a Cristoforo Colombo, le caravelle torneranno piene d’oro e frutta esotica. Sappiamo come finirà, le caravelle non torneranno più, il viaggio a Miami sarà dimenticato come quello a Tel Aviv dell’altro giovane rivoluzionario mentre noi staremo qui, a farci divorare dalle formiche.

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