Croce Rossa: meno volontari, più azienda.

Croce Rossa: meno volontari, più azienda.

25 Maggio 2019 1 Di Cristiano Degni

Se chiedeste a uno di quelli arrivati, arrivati veramente, come si misura il successo vi risponderebbe che il successo si può misurare con la soddisfazione, con la considerazione maturata presso gli altri, con la crescita delle relazioni ma all’ultimo finirebbe per ammettere che il successo è misurabile attraverso i numeri. Sono i numeri che danno il valore oggettivo delle cose, è indubbio.

E allora guardiamo i numeri di questa meravigliosa non associazione. Naturalmente non i conti, tutti uguali, o i contrattini che rimangono chiusi nei cassettini perché qualcuno si sente in colpa, si vergogna di esibirli, di fargli prendere luce. Guardiamo quello invece che ci trasmette il valore vero di un sodalizio e la considerazione che lo stesso ha nella mente e nel cuore della sua Comunità. Il numero per eccellenza è quello della consistenza dei Soci e lo rileviamo dalle consistenze che vengono dichiarate anno per anno dal Consiglio direttivo nazionale.

Il verdetto è terribile, si passa dal numero di 163.466 del 2016 alla somma di 155.494 Soci registrata nel 2018 con una perdita pari a quasi il cinque per cento del totale e 7.972 Volontari in meno. I numeri sono importanti e vanno anche analizzati bene. Il dato è drammatico perché non è un indicatore netto ma quello derivante dalla sommatoria tra le uscite per i vari motivi previsti dallo Statuto, il più indeterminabile dei quali è il decesso del Socio, e i nuovi ingressi nella compagine sociale di quanti abbiano superato con successo i corsi di accesso. Quindi, per capirci, i quasi ottomila Soci in meno devono essere aumentati, per capire il fenomeno del trend negativo, del numero dei nuovi arrivi in Croce Rossa.

Sappiamo tutti che a parte il decesso le ragioni per le quali un Socio può perdere la sua qualità sono tre: il mancato pagamento della quota, le dimissioni volontarie o l’estromissione disciplinare. Sarebbe opportuno capire, o meglio che qualcuno ci raccontasse e spiegasse, quali siano le ragioni per le quali il trend negativo sia costante ed anzi tenda ad aumentare nel tempo. Certo, la perdita della qualità di Ente pubblico ha fatto perdere molto dell’appeal originario ed anche la fama di assumificio, motivo per il quale molti intraprendevano il percorso del volontariato con il miraggio del posto di lavoro e dello stipendio fisso, si è diluita nel tempo. Ormai è chiaro che si va a lavorare in Croce Rossa seguendo la stessa trafila e con le medesime possibilità di ogni azienda e quindi non è più necessario indossare la tuta rossa per farsi notare, per mettersi in evidenza.

Il meraviglioso mondo acclamante si sta squagliando come l’ultima neve sotto la pioggia di primavera. La componente volontaristica ha perso la centralità che qualsiasi Statuto e progetto di sviluppo le assegnava, è ormai rilegata in un angolo e non può fiatare, con l’obbligo di prestare servizio attraverso forme coatte di lavoro gratuito senza nemmeno la possibilità di scegliere a cosa dedicarsi. Le posizioni di riguardo e controllo sono state tutte occupate da dipendenti ed in questa azienda gestita nella forma della società irregolare il fiume di quelli che una volta erano i gestori di una parte sana ed orgogliosa del volontariato nazionale ed oggi si sentono usati e mai considerati, si sta prosciugando, diventa arido ed impervio. I Volontari non possono parlare ma sono stavolta i numeri a parlare per loro, a raccontarci che chi si comincia a fare qualche domanda e non trova nessuno che abbia il coraggio e la dignità di rispondergli se ne sta andando via. Perché sa bene che la Croce Rossa è un’altra cosa.

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