Croce Rossa: giubilo e perline.

Croce Rossa: giubilo e perline.

31 Maggio 2019 0 Di Cristiano Degni

Devo essere sincero? Ci avevo creduto, si proprio io, quello smagato, quello che non si fa infinocchiare. Quando l’Autarca, quello che vuole fare il capo dei Volontari senza essere mai stato volontario nemmeno per un’ora, quello che è entrato in Cri con uno stipendiuccio a sei cifre, aveva promesso a tutti che appena decapitato il Corpo delle Infermiere Volontarie tutto sarebbe cambiato da così a così ci avevo creduto ed avevo sospettato che l’Autarca stesse dalla parte della ragione. Io, ripeto, proprio io che alla ragione non ho mai creduto, e chi mi conosce lo sa bene, io che mi faccio guidare sempre dall’istinto avevo dato ragione a chi per istinto non mi ha mai convinto, E forse ho avuto ragione ma mi sa che con questo scioglilingua vi sto facendo girare la testa, vero?

Allora, ricapitoliamo. Lui ci ha promesso che dopo il decollamento le Crocerossine sarebbero decollate, come amava dire sarebbero cambiate da così a così ma in effetti è stato come suo solito carino e sincero senza spiegarci cosa volesse dire quando accennava ad un “così” e dove andava a collocare l’altro “così”. Così per dire, insomma, tanto per parlarsi addosso.

La greca

Uno dei punto dolenti del piano messo in piedi dall’Autarca per disarticolare il Corpo delle Infermiere Volontarie riguardava la questione dei distintivi di grado. Non voglio tornare sul provvedimento illegittimo che ha dato il via a quel carosello di “metti i gradi” e “togli i gradi”, che faceva “entrare in ausiliarietà” le Sorelle come se dovessero varcare uno Stargate ogni volta che dovevano uscire di casa, insomma una elle invenzioni surreali di questo scorcio di millennio più riuscite dopo la cannella nel caffè. Si era giunti ad un compromesso e cioè che lo stesso Autarca aveva ammesso essere una boutade la faccenda dei gradi ( ovvero distintivi di grado) ma che sulla questione della greca non si potesse trascendere, ovvero sul grado di generale apposto sulle spalle dell’ispettrice nazionale del Corpo, in quanto quello di Sorella Peretti e di Sorella Dialuce era stato un abuso. Insomma ci avevamo creduto tutti, confortati anche dalla attenta lettura del COM ( Codice dell’Ordinamento Militare) che recita appunto come non ci sia equiparazione di grado per la funzione di vertice del Corpo ed eravamo sentitamente curiosi ed attenti per arrivare a scoprire come si sarebbe distinta la nuova Ispettrice nazionale. Quando abbiamo visto che anche lei, probabilmente per mancanza di fantasia, aveva ripiegato sulla greca, abbiamo capito che il nostro giocherellone aveva colpito ancora.

I luoghi deputati

Molto rumore aveva fatto una circolare nella quale l’Autarca minacciava di scomunicare tutte le Sorelle che pregavano fuori dal Tempio, rimarcando come le riunioni di Croce Rossa andassero tenute solo nei luoghi a loro deputati, cioè le sedi di Croce Rossa. Tanto è stato che l’ultimo Consiglio nazionale delle Sorelle ha tenuto incardinate decine di Ispettrici in un albergo nella campagna romana. Un controsenso? Un errore di valutazione? Più prosaicamente la dimostrazione che tra il dire ed il fare non c’è solo il mare, di mezzo, ma anche un piano di destabilizzazione ben preciso.

Deleghe e delegate.

Un velo pietoso ma senza pietà. Facciamolo scendere sulla questione delle deleghe ovvero della delegazione permanente prevista dal COM a favore dell’ispettrice nazionale. Con la penultima in carica la delegazione era un atto potestativo, andava erogata “ a piacere”. Decapitato il Corpo la delega è tornata nelle mani giuste, quelle che la Legge ha designato. Con il passato comando l’Autarca era andato su tutte le furie stabilendo, a forza di colpi e colpetti di mano, che non sarebbero state più concesse deleghe di scopo e nomine di delegate e referenti, bastando a tutto le viceispettrici. Nulla di più contrario alla realtà. Le delegate e le referenti sono tornate alla carica, al galoppo, nominate con la massa e la foga di un sindachetto qualsiasi, pronto a beneficare di una carta intestata qualsiasi persona, pur inutile ed incapace, gli avesse portato più del proprio voto in campagna elettorale. Non solo l’esercito di delegate e referenti è diventato un fiume in piena ma si allarga anche l’alveo delle viceispettrici ad ogni livello, cariche che non hanno più bisogno del sigillo papale e che non vengono nemmeno più concertate con i vertici, in forza della delega piena già concessa ed ora non revocabile. Avanti un’altra, insomma, avanti c’è posto.

Un buon Consiglio

Altra perlina di una collana infinita è quella nella quale lui, sempre lui e soltanto lui, ha bollato come illegittima ogni riunione di Sorelle, andando a dire che il Consiglio nazionale, come quelli sotto ordinati, non fossero contemplati ne dalla Legge ne nei regolamenti. Ed è incredibilmente vero, probabilmente una dimenticanza dell’ignoto estensore. Ma a forza di dimenticanze anche lui si è dimenticato del divieto che aveva imposto al passato vertice ed è andato a farsi giubilare da decine di Sorelle festanti, riunite appunto nel Consiglio nazionale delle Infermiere Volontarie, per la buona felicità di tutti. Che dite, non è il tempo, con tutte queste amnesie, che lo mandiamo a farsi giubilare anche noi?

La terapia non è indolore

Questo processo di stalinizzazione del Corpo delle Infermiere Volontarie non è senza effetto. Tralasciando la mortificazione del personale e la diminuzione dei rapporti di collaborazione con le Forze Armate nazionali, complice anche un Ministro troppo distratto a seguire altri temi probabilmente più di facciata, tutta l’istituzione sta pagando pegno. Prova ne è il manifesto appena approntato e che riguarda la festa del 2 Giugno dove si vede un insieme di donne militari ed al posto della storica Crocerossina è stata ritratta una ragazza con l’uniforme dei Volontari. Il segno è forte e importante, rimarca ancora di più la confusione di ruoli nei quali questo maldestro gestore di una cosa che è patrimonio della Nazione ed invece è gestita dalle sole sue mani vuole far precipitare tutta l’Istituzione. Da sempre la presenza femminile nelle Forze Armate nazionali è stata rappresentata dalle Sorelle e la raffigurazione della tuta rossa è una scelta che non piace, che non unisce, paradosso di una festa che la Ministra ha voluto denominare “dell’inclusione”.

Un piano ben riuscito, non c’è che dire, scelte azzeccate come anche il tempo della loro realizzazione, giusto e scandito proprio per fare aumentare il divario e recidere ogni collegamento tra l’istituzione, i suoi Corpi Ausiliari ed il mondo militare, loro culla comune di provenienza e loro utile bacino di sviluppo e crescita. Insomma, se nulla corrisponde a quello che si dice e promette e nulla si fa, quale potrà essere il nostro comune futuro? E’ evidente che la rissa che per quattro anni ha tenuto inchiodato questo settore importante dell’Associazione nulla aveva di legittimo, che è stata scatenata solo per interessi e risentimenti personali, per paure ed invidie. Come è evidente che tutto quello che doveva a cambiare erano solo alcuni nomi sulle targhette delle porte. Il resto non conta perché non ha mai contato. Noi Volontari dobbiamo imparare a difenderci da queste guerre inutili e contagiose. La nostra salvezza è la salvezza dell’Associazione, perché la Croce Rossa non è il giardino di casa o l’orticello di qualcuno, la Croce Rossa è un’altra cosa.