Croce Rossa: c’è stipendio e stipendio.

Croce Rossa: c’è stipendio e stipendio.

3 Giugno 2019 0 Di Cristiano Degni

Nell’Associazione che si volle fare Azienda quello degli stipendi è uno dei problemi cardine. Da una parte abbiamo i dipendenti, quelli di Roma che stanno campando di accontini e quelli di Reggio Calabria che comandati in servizio all’aeroporto hanno visto, dal primo gennaio, mille euro e nulla più. Dal primo gennaio, siamo a giugno, siamo nell’Associazione che volle farsi Azienda.

Non possiamo che essere solidali con i nostri colleghi che usciti dal libro soci sono entrati nel libro paga. Non possiamo non esserlo ma la solidarietà non basta. Bisogna manifestare ribrezzo verso una cosiddetta classe dirigente dell’Associazione che si è autonominata tale ma non è capace di svolgere il lavoro per il quale è stata assunta ed adempiere ai doveri per i quali è stata eletta. Sui programmi elettorali ci possiamo appoggiare il pesce. Parlano di inclusione, di sviluppo, di crescita mentre sappiamo tutti, come potete leggere qui, che il saldo netto della compagine associativa, il numero dei Soci aumentato dei nuovi iscritti e depurato di quelli che lasciano la Croce Rossa è in rapida flessione, anno dopo anno.

L’inclusione non esiste, anzi si fa di tutto per settarizzare l’Associazione, stigmatizzare il dissenso, impedire il pluralismo, radiare chi non marcia a tempo o semplicemente chi si pone qualche domanda. Degli obiettivi è inutile parlarne. Prendiamo ad esempio il Comitato di Roma, quello nel quale io risulto primo dei non eletti nel Consiglio direttivo, e lo ricordo per chi facesse finta di dimenticarsene. Il Comitato è in perdita. Lo avevo annunciato esattamente due anni fa, quando avevo fatto domande rimaste senza risposta su un complesso di circa dieci milioni di euro non documentati ed adeguatamente raccontati nelle pieghe dei conti. Di quelle domande, tradotte in dodici osservazioni, al verbale della riunione nulla è rimasto, in puro stile Croce Rossa. Oggi non voglio essere profeta di nulla ma chi in quella seduta fece finta di capire e volle mentire sulla redazione del verbale aveva già presente, prima di tutti noi, dove saremmo andati a finire.

Il Comitato di Roma deve essere commissariato, come ogni Comitato che non ha più sostenibilità finanziaria. Lo prevede lo Statuto e chi non commissaria Roma è complice di un disastro che per ora è solo ritardato. Non si incassano crediti perché le partite iscritte in bilancio sono tutte manifestamente incagliate e si sono pagati gli stipendi di febbraio e marzo, solo quelli, con le entrare correnti e non con i relativi appostamenti. Alla richiesta di raccontare come si sarebbero pagate le mensilità di stipendio a venire non c’è mai stata risposta ed intanto continua la procedura di licenziamento collettivo. Il Comitato di Roma deve essere commissariato perché chi lo gestisce non è capace, perché chi lo dirige non ha la necessaria competenza e la dovuta lungimiranza, perché nessuno segue in maniera pedissequa lo sviluppo delle regole associative, perché non si documentano con la dovuta trasparenza incarichi, contratti, stipendi e delibere. Il Comitato di Roma deve essere commissariato perché non può rappresentare più la nostra idea di Croce Rossa.

Se del mancato regolare pagamento delle retribuzioni dei nostri dipendenti, non solo per il Comitato di Roma ma per tutti i Comitati sparsi nel Paese, se ne dovesse occupare la Magistratura, come è il caso, sarebbe un colpo miserabilmente vergognoso per tutta l’Istituzione. Non si può essere Presidenti di nulla con questi presupposti pratici e dimostrati. Ogni azione intrapresa deve salvaguardare l’Istituzione più che le singole persone. E’ necessaria una presa di posizione forte ed efficace, che porti una ventata di serenità all’interno della compagine e rimetta in ordine i conti. Quella della irregolarità dei conti è la dimostrazione palese che non era lo status giuridico, pubblico o privato, a determinare l’inefficienza dell’Associazione ma le persone che nel passaggio da un regime all’altro sono rimaste impietosamente le stesse, con le medesime capacità e uguale foga.

Sempre per parlare di stipendi, abbiamo dall’altra parte gli ormai famosi cassettini, dove qualcuno tiene dei contrattini che si vergogna di mostrare, anche in barba alla normativa di due anni fa sul Terzo Settore che impone la pubblicità dei contratti e degli incarichi personali, anche con l’esibizione della relativa partita contabile. Chi tiene il suo contrattino chiuso nel cassettino, contro legge, è complice di questo sfacelo e dimostra, con la sua condotta colma di vergogna, di non meritare la poltrona, di non saper fare nulla per guadagnare quella retribuzione. Quella dei contrattini nei cassettini è l’altra faccia della stessa medaglia, quella degli stipendi nella nuova Croce Rossa Italiana. Da una parte si fa la fame, si, esattamente la fame, e dall’altra ci si vergogna di esibire il proprio contratto evidentemente immeritato.

Dobbiamo salvare l’Associazione per perpetrare nei secoli la stessa Idea. Sappiamo tutti che la Croce Rossa non è quest’Azienda in crisi, la Croce Rossa è un’altra cosa.

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