Carola, il gesto e il mito

Carola, il gesto e il mito

29 Giugno 2019 0 Di Cristiano Degni

E’ stata arrestata. E a tirare un sospiro di sollievo per le manette ai polsi della “Capitana Carola” non sono i bempensanti, i difensori del diritto ma tutti quegli operatori dei Codici e dei codicilli che hanno visto in Carola e nelle sue azioni qualcosa che andava contro un pensiero comune ma che non si poteva fermare perché non esiste una violazione che poteva essere impedita con la forza prima dello speronamento che ha si consentito di mettere la donna ai ferri ma che le ha fatto guadagnare immediatamente il meno afflittivo provvedimento dei domiciliari. Cerchiamo di leggere però tra le righe quanto accaduto.

I 42 a bordo sella Sea Watch 3 non sono clandestini.

Sono semplicemente persone. Il potere di dichiararli clandestini è consegnato al Comandante della nave o al suo armatore, e nessuno dei due ha mai sollevato questo problema. Piuttosto da due settimane c’è un governo che lancia annunci roboanti per fermare uina migrazione di massa limitata a sole 40 persone e non riesce giuridicamente a farlo. Non ha potuto esplodere un colpo, ha eseguito un fermo di polizia solo dopo un incidente marittimo che ha rotto uno stallo, sicuramente provocato ad arte proprio per muovere acque che diventavano putride.

Siamo in uno stato di polizia.

Viviamo sommersi da leggi, codicilli ed ordinanze, in una patria costruita da soloni ed artigiani del diritto ma non in uno stato di diritto o di diritti. Se fosse stato così si sarebbe immediatamente consentito l’attracco o impedito l’avvicinamento con fermezza, senza urli né annunci. Invece ci si sbatte cercando l’intimidazione, la sollevazione popolare, la risposta “dall’Europa” e sapendo bene che siamo su un letto di foglie di fico (d’india) anche a causa del mancato recepimento di una valanga di direttive europee che costituiscono fonte del diritto internazionale, del quale il diritto della navigazione è costola, e che proprio perché giustificate dal diritto internazionale rendono cogenti i trattati internazionali anche se non sottoscritti dal nostro Paese.

Il coraggio e la coerenza.

C’è una differenza tra le due qualità, una differenza enorme. L’atteggiamento di Carola non è di disprezzo verso l’autorità ma di coerenza per l’impegno che ha sottoscritto assumendo il comando di quella specifica nave. E non può essere additata al mondo come favoreggiatrice dell’immigrazione clandestina semplicemente perché non si può considerare favoreggiatore del traffico di stupefacenti chi gestisce una comunità di recupero per tossico dipendenti anche, giustamente, ritraendone i mezzi per vivere, un compenso per la propria opera. Nella stessa maniera non si può accusare una scuola, selettiva, di alimentare il mercato nero delle ripetizioni estive. Il mondo gira, indipendentemente dai nostri pensieri e la società, speriamo, si evolve.

Il potere del gesto.

Sicuramente attraversare il mare con una nave per soccorrere i migranti oggi non può essere fonte di guadagno ma accomuna Carola a tutti quelli che hanno voluto lasciare un segno nella Società, non dico nella Storia, attraverso un gesto, ignorando o non dando valore a quelle che potessero essere le conseguenze personali di questo gesto ed al contempo attribuendo all’azione il potere dirompente che una società multimediale come l’attuale può caricare su ogni azione che sia finalizzata ad uno scopo. Ed è questo che fa incazzare il Governo italiano più dei 40 che saranno destinati, come sanno bene, ad essere sparsi in Europa e non ad attecchire in Italia. Chi conosce il potere del gesto e si limita ad avvolgere fettuccine davanti a Twitter sa bene che il gesto racchiude una poesia, che il gesto è narrazione che si trasforma in mito, che il mito si astrae dalle sue stesse ragioni per legittimarsi da solo e sopravvivere a queste ragioni. Tutto ciò mentre uno Stato fa muro contro 42 persone e in migliaia bucano i suoi confini per altre vie.