Chiuso, perché si

Chiuso, perché si

5 Luglio 2019 0 Di Cristiano Degni

Mi spiace non aver potuto partecipare alla conferenza sul commercio a Santa Marinella organizzata per ieri, me l’hanno impedito impegni assunti precedentemente ma non dico che si tratti della visita dell’amico Putin a Roma, altrimenti vi mettete a ridere.

Però sentito qualche resoconto volante da parte di persone presenti un appunto lo voglio ugualmente trasmettere, anche a memoria delle prossime e doverose iniziative alle quali mi impegno a non mancare. Non è possibile parlare in una Comunità piccola come quella di Santa Marinella di commercio senza fare riferimento ad alcuni elementi fondamentali che non mi pare siano stati disegnati ieri sera. Il primo elemento che mi viene in mente riguarda le figure fisiche, personali direi, dei commercianti locali. Chi sono oggi i commercianti in questo territorio? Ancora non si sa ma si intuisce che possono essere di due specie, persone che continuano un’attività impiantata nei decenni precedenti dalla propria famiglia o soggetti che hanno aperto ex novo un’attività. Che tipo di formazione hanno alle spalle queste persone che rischiano in proprio i propri personali denari tutti i giorni? Nessuna. In una località che aspirerebbe ad una vocazione turistica praticamente nessuno parla inglese ed il requisito della padronanza di una o due lingue oltre un basico italiano non fa parte del bagaglio richiesto ai vari commessi ed operai assunti stagionalmente. Nessuno si occupa di integrare la formazione dei commercianti, adeguandola alle nuove esigenze fiscali, alle mutate condizioni di un mercato in continua evoluzione, costruendo una resilienza che è sinonimo di sopravvivenza in un momento di congiuntura difficile come questo.

Assenti le associazioni di categoria ben potrebbe il comune abbandonare la veste di appaltatore e trasformarsi in facilitatore per rilanciare il commercio ma questa discesa in campo è per ora rimandata, non si sa a quando.

Certo, il costo di acquisizione dei locali dove fare commercio è molto alto e la sua incidenza non è negativa soltanto in relazione all’esborso mensile che chi gestisce un’attività deve affrontare ma anche in rapporto alla totale assenza di servizi che intorno alle quattro mura di una bottega devono obbligatoriamente ruotare. Si pensi ai parcheggi, assenti e non per forza a pagamento, alla necessità di integrare il servizio di smaltimento dei rifiuti con il decoro dei locali, alla opportunità di gestire l’arredo urbano in funzione di attrattiva rispetto allo sviluppo di una rete commerciale più gradevole e con migliori prospettive. Ben potrebbe l’amministrazione comunale abbandonare la veste di appaltatore per trasformarsi in veicolo di supporto alle imprese ma questo, in un anno, non è ancora accaduto.

Internet non è portatore di concorrenza sleale, la concorrenza cattiva riusciamo a farcela da soli, tollerando chi assume in nero, non fa lo scontrino, paga due metri quadri di occupazione del suolo pubblico e poi occupa trenta volte di più dello spazio assegnato. Internet deve essere interpretato come motivo di forte stimolo ad un cambiamento, ad una sana evoluzione nella scelta del tipo di commercio da effettuare, nella scelta dei beni da trattare, iniziando dall’accoglienza e dalla cura della propria clientela, dalla maniera con cui si valuta l’assortimento di merce da immobilizzare e il modo con cui porrsi in una piazza che in parte può essere virtuale. L’amministrazione comunale in questo non può fungere solo da ascoltatore ma deve trasformare la sua naturale vocazione di appaltatore in quella di facilitatore del commercio, ben sapendo che un incremento negli affari delle botteghe si trasforma algebricamente in un maggiore gettito tributario per l’Ente.

Mancava, ne sono convinto anche se non ho potuto constatarlo personalmente, un interlocutore fondamentale, quando si parla di commercio: l’erogatore del credito. E’ impossibile trattare di commercio separatamente da una delle condizioni fondamentali, la disponibilità di finanziamento. Le Banche del territorio stanno mutando la loro naturale vocazione, chiudono gli sportelli che generavano impieghi per mantenere in piedi le sole strutture che fanno raccolta, abbandonando così la propria funzione sociale e lasciando l’asfittico commercio a se stesso. Se il commercio non può ottenere tutela dall’Ente Comune chi aiuterà mai i commercianti?