Croce Rossa: le frittelle del Marchese

Croce Rossa: le frittelle del Marchese

31 Agosto 2019 0 Di Cristiano Degni

E’ inutile girarci intorno, il tema che ha tenuto banco quest’estate non è il nuovo Governo della Repubblica ed è stato svolto tutto rigorosamente fuori dai “luoghi deputati” come piace definirli all’Autarca ed ai suoi ortodossi seguaci. Fuori soprattutto perché nei luoghi deputati certi ragionamenti non si possono fare, non sia mai che a qualcuno venisse in mente di mettersi a ragionare in pubblico su certi delicatissimi argomenti. Ed allora si sceglie la piazza virtuale, quella nella quale può parlare uno solo che ha facoltà di troncare ogni discussione a suo piacimento con frasi del tipo “si ritenga radiato” ovvero “si procuri un avvocato che domattina sarà querelato”, tutte inevitabilmente con lo stesso finale le discussioni che vanno fuori le righe semplicemente perché non si accordano con lo stream, il flusso univoco di conoscenza e verità.

Che poi sono frasi che a noi inguaribili romantici ricordano molto quella terribile “si ritenga schiaffeggiato” oppure la classica ” i miei padrini sono a sua disposizione” che apriva ogni duello, che per essere tale doveva però avere due caratteristiche, uno spiccato senso dell’onore dei partecipanti e la parità di grado dei contendenti. Qui invece c’è sempre il solito, che come un Marchese del Grillo qualsiasi prima si mischia ai popolani all’osteria e poi li fa arrestare quando il gioco di carte non gli piace più. A forza di parlarmi addosso però sto andando fuori tema.

L’argomento caldo di quest’estate è stata la decisione della stragrande maggioranza dei dipendenti di abbandonare la neonata Associazione per migrare, seguendo le procedure di mobilità appositamente attivate, in altra pubblica amministrazione. Secondo l’Autarca c’è stata una decisione unilaterale, che come un padre buono lui giustifica fino alla commozione, corrispondente alla naturale esigenza di mantenere saldamente ancorata alle proprie terga, quelle dei lavoratori intendo, la poltrona cromata dei dipendenti pubblici, con le garanzie e l’inamovibilità connessa, la retribuzione ed i privilegi che la carica comporta. Sono nella Croce Rossa da oltre trentanni, ho visto andare in pensione molti dipendenti, ne ho visti assumere, sanzionare, trasferire e licenziare altrettanti. L’unto Autarca dice, con la solita voce rotta dall’emozione, che non hanno avuto il coraggio di fare il salto di qualità.

Conosco, come dicevo, questa gente, la mia gente, e so che di coraggio ne hanno avuto, ne hanno e ne avranno tantissimo. Quello che è mancato loro, alla maggioranza, è stata la fiducia nel disegno che si andava delineando sotto i loro occhi, la totale assenza di carisma e di credibilità di chi voleva far attraversare un mondo ridotto a deserto ad una moltitudine condotta col bastone e che non trova più nemmeno la carota. Qualcuno ha approfittato della mobilità perché sentiva l’esigenza di cambiare, per avvicinarsi a casa o per tuffarsi in una nuova carriera come qualcuno, pochissimi e molto vicini alla pensione, è rimasto nell’Associazione privata, magari per conservare quelle posizioni apicali che in un altro mondo nessuno gli avrebbe potuto riconoscere.

La vita è fatta di questo, è fatta di cambiamenti più o meno buoni e questa è una lezione che l’Autarca sembra non aver compreso fino in fondo. La vita è fatta di opportunità, e la sua storia personale lo può insegnare a noi tutti. La vita ci porta anche a confrontarci con gente che sa fare due conti e mettere due numeretti in fila, gente che prima di tutti ha capito che non basta farsi nominare capo o presidente di qualcosa, che alcune qualità bisogna averle, che non si può comandare e decidere sulla base del grado o dell’incarico ma il proprio mestiere bisogna saperlo fare con il giusto bagaglio di esperienze, magari documentabili.

Questa gente ha capito prima di tutti che un’Associazione che proviene da tre secoli di storia sarebbe finita nelle mani di dipendenti senza la necessaria competenza, di arrivati chissà da dove che avrebbero messo a rischio non solo l’Istituzione stessa ma anche il destino di centinaia di famiglie di dipendenti che dal lavoro, da quel posto di lavoro, traggono il sostentamento, i mezzi per vivere dignitosamente, e ne hanno il pieno diritto. Insomma bisogna riconoscere a questi dipendenti che secondo l’Autarca hanno voltato le spalle ad una grande opportunità, bisogna riconoscere, dicevo, la capacità di vedere lontano, di capire che pasta avevano i signori che si paravano loro davanti e cominciavano a scegliere e spolverare le loro poltrone. Abbiamo davanti agli occhi l’episodio di Roma, emblematico, significativo, didattico, Un disastro ancora non completamente svelato e per il quale, come da tradizione, non pagherà nessuno o meglio pagheranno caro solo i dipendenti, e nemmeno tutti; soltanto quelli meno fortunati che licenziati da Roma non sono stati assunti dal Comitato nazionale. Come? Non sapevate nulla di questa frittella bruciata da un lato solo? Del fatto che i dipendenti non sono tutti uguali ma qualcuno è più uguale degli altri? Vabbè, allora io non v’ho detto nulla, continuate a fare finta di nulla, se a voi sta bene così siamo tutti felici, Beh, non proprio tutti.