Croce Rossa: abbasso la noia

Croce Rossa: abbasso la noia

14 Settembre 2019 0 Di Cristiano Degni

Assisto con un certo stupore alla proliferazione normativa e regolamentare di questa nuovissima Croce Rossa Italiana, che come ho più volte detto, è sempre più una non – associazione nella quale il non – statuto produce effetti devastanti su persone che hanno una logica normale, conoscono le regole e sanno che bisogna sempre rispettarle. Ecco proprio il fatto del rispetto delle regole esterne mi induce a fare una riflessione. Questi regolamenti, le regole del gioco, dovrebbero essere adottati, rispettati e modificati in caso di reale necessità, insomma “fatti bene”, a puntino. Invece ogni tanto, diciamo un paio di volte l’anno, vengono tutti modificati, per adattarli non tanto alle condizioni del nostro sistema interno ma alle necessità di qualcuno. Quindi questo fatto significa che tali atti normativi quando non raggiungono lo scopo che chi li ha concepiti si era prefisso si preferisce non cambiare mentalità, non cambiare sistema ma si preferisce cambiare le regole, in corsa. E l’altro grave problema è che lo scopo prefissato nei regolamenti è troppo spesso sconosciuto ai più e comunque inerente sempre alla aziendalizzazione dell’Associazione di volontariato più grande d’Italia

Un esempio su tutti è quello del regolamento per le attività di emergenza; qualche tempo fa vi avevo fatto notare che strideva come nella norma fosse fatto divieto di impiegare quale delegato un dipendente dell’associazione. Cosa si fa? Non si mettono i dipendenti in altro ruolo ma si bianchetta il codicillo. Stessa cosa su tutti gli altri fronti, dove non si riesce più a gestire nulla senza essere costretti a metterci una pezza a colore, un cerotto ogni tanto.

Poi si assiste alla disparità assoluta che è costituita dal privilegio che hanno i dipendenti di saltare le varie progressioni curricolari che hanno tutti i volontari per accedere ai vari livelli di attività e di formazione superiori. Questo naturalmente ha la sua perfetta logica che è delineata dal fatto che la nuova Croce Rossa Italiana sia un azienda e come tale abbia il centro di attenzione dedicato alla forza lavoro, al personale dipendente ed a nessun altro, che il volontariato, la componente volontaristica sia ormai una sorta di precontratto, di stage gratuito che serva a selezionare le assunzioni. E questo è descritto anche nella mission del segretariato generale, dove a chiare lettere è menzionato tra i compiti dell’organizzazione quello di “curare il benessere dei dipendenti”, più chiaro di così? Dei volontari se ne fottono, di chi serve la Croce Rossa, loro che se ne servono ( e ne vedremo delle belle nelle prossime elezioni amministrative regionali), che mascherano i loro piccoli interessi dietro un Emblema ed i suoi Principi fondamentali, se ne fregano letteralmente ma sono indispensabili al loro disegno funzionale come manodopera a costo zero, come platea acclamante, come sorgente di facili e scontatissimi consensi.

Ultima perla, per chi non avesse ancora compreso il senso di questo intervento con i suoi corollari, è data dalla lettura del regolamento sulle uniformi in combinata con il manuale di identità visiva. Testi ortodossi, rigoroso, un sistema normativo caustico e determinato, determinato a tal punto che ognuno è arrivato a vestirsi come gli pare, si va ad una manifestazione e si trovano, su dieci componenti dell’Associazione impiegati sul terreno, otto uniformi differenti,e chi non si è fatto la sua ad personam passa per sfigato. Invece sono gli altri ad essere semplicemente creativi e parzialmente trasgressivi. Si chiama uniforme perché dovrebbe essere uguale per tutti, ma la diversità è libertà e fantasia, ed in questa micidiale Azienda di fantasia ne abbiamo da vendere, e si vede bene.

Allora lancio la mia ennesima proposta, tanto per non far dire a qualcuno che chiacchiero e basta. Aboliamo i regolamenti, tutti, non perdiamo tempo a scrivere e riscrivere ogni settimana. Dividiamo la Croce Rossa in due settori: chi può fare come vuole e chi deve subire gli umori degli altri. Si può fare, costa poco, è la manifestazione esteriore del nuovo feudalesimo che ha già invaso questa meravigliosa parte di Paese. Abbandoniamo l’ipocrisia e mettiamoci a lavorare. Potrebbe funzionare, e peggio di così non potrebbe andare, almeno non sentiremo più le lamentazioni di gente come me che legge i regolamenti e pensa che servano per essere applicati, non solo per inventarsi ragioni per escludere i non amici.

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