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Croce Rossa: l’irrequietezza delle locuste

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Non c’ero, evidentemente no, ma per nulla al mondo, ad averlo saputo, mi sarei perso il siparietto di Massimiliano Geoli che mi raccontano abbia fatto la morale alle Crocerossine radunate a Jump 19 raccontando loro di un atteggiamento di paternale correzione con le quali sarebbero state accolte e sanzionate, naturalmente con la dovuta maschia fermezza, nel momento in cui avessero perso la retta via. Naturalmente il tizio in questione ha sorvolato sulle vere ragioni per le quali è stato nominato in quella posizione, sulla natura esclusivamente repressiva dell’ente da lui presieduto e sull’inutilità del suo predicozzo. Le paternali correzioni del suo ministero non si applicano alle Sorelle, proprio no. Per le Sorelle c’è la Legge che a persone come Geoli piaccia o meno.

Ci sono precedenti autorevoli

Esiste, ma Geoli fa finta di non saperlo, una messe di pronunce del Consiglio di Stato – ad iniziare dalla sentenza Pulcinelli del 2005 per terminare con la sentenza Panuzzo del 7 ottobre scorso – che recitano all’unisono come le Sorelle siano incardinate in un Ente, il Corpo delle Infermiere Volontarie , che deve essere considerato pubblico in quanto il Vertice, che non coincide con il Presidente dell’Associazione, è nominato dal Presidente del Consiglio ed il funzionamento del Corpo stesso è assicurato dal finanziamento dello Stato. Due concetti semplici semplici che non sfuggono a chiunque si avvicini alla materia senza preconcetti e con le nozioni minime di base, a chi esamini strutturalmente le nostre norme e comprenda il concetto ontologico dell’essere Sorelle, e quindi per effetto della norma del 2010 socie della Cri, e non socie della Cri secondo lo statuto del 2019, e poi Sorelle. Facile facile, se avessi saputo del siparietto sarei stato li, presente, ed avrei concluso con la frase degna di ogni ovvietà che “il ragazzo è intelligente ma non si applica”.

Il Corpo è commissariato ma non lo sa

Nulla di più invece mi posso attendere dalla evanescente Ispettrice nazionale del Corpo, che seguendo alla lettera il precetto dettato dal maestro Giulio Rapetti e declamato dalle possenti strofe di Caterina Caselli recitava “con il corpo sono qui, ma la mente mia non c’è”. Perché se ci fosse stata anche con la mente mai avrebbe permesso che le prerogative connesse al suo incarico e l’autonomia del Corpo che si pregia di rappresentare venissero aggredite e sotterrate in questa violenta maniera. Quello che Geoli non ha voluto raccontare è perché si processino donne per questioni di opinioni e invece le medesime donne che oggi sono sotto processo, davanti alle Corti penali d’Italia, non siano mai state minimamente toccate dai vari “auto da fe” messi nelle piazze, nei luoghi deputati come certi signori amano chiamare i nostri Comitati. Su questo naturalmente anche l’impalpabile Ispettrice non ha mai voluto profferire verbo, quasi come fosse già stata commissariata a sua insaputa. Nessuno dei due ha voluto spiegare come mai nessuna segnalazione arrivi per le vie gerarchiche fino all’Ufficio Direttivo Centrale quando una Sorella sia sorpresa ad infrangere le regole, che nessuna graduazione venga posta nell’applicazione delle sanzioni, che si passi da zero a cento in un secondo, che non esistano più i quattro tipi previsti dalla Legge ma si arrivi direttamente alla radiazione o non si faccia nulla, che dopo la radiazione comminata dai Comitati si giunga ad una seconda sanzione decisa dal Collegio nazionale e ad un provvedimento di adesione, non previsto dalla Legge, in violazione del principio costituzionale dell’unicità della sanzione per il medesimo fatto, venendo giudicate quindi due volte per lo stesso fatto e ricevendo due sanzioni differenti. Vi gira la testa, a questo punto, vero? Pensate alle poverine che incappano nella psicopolizia e che ne vengono stritolate, sapendo che la cosa non deve finire qui.

Nessuno considera le conseguenze reali

Perché il problema fondamentale a parte la tenuta mentale di chi è venuto tra noi per fare volontariato e si ritrova a sostenere due procedimenti afflittivi per uno stesso fatto di opinione, in barba alla libertà di pensiero e di espressione, il problema fondamentale, dicevo, è nei poteri che dovrebbe avere la manina che trascriva l’eventuale radiazione nello stato di servizio di una Sorella. Lo stato di servizio è un documento previsto dalla Legge che designa anche la persona incaricata ad annotarvi le vicende della titolare del fascicolo ed elenca tassativamente gli atti che ne possono entrare. Beh, tra questi la sanzione comminata dai Comitati, sia anche il Collegio disciplinare nazionale, non esiste. Quindi chiunque trascriva nello stato di servizio di una Crocerossina, come nel documento matricolare di un volontario militare, una sanzione comminata dal Comitato commette un reato. Punto.

Chi sopporta i costi di queste azioni di pu(o)lizia?

Nessuno si faccia imbambolare da questi signori, dalla psicopolizia del Presidente Rocca, perché questi ottimi affabulatori sono gli stessi che omettono di dire che i Tribunali dello Stato che cassano tali provvedimento condannano l’Associazione a pagare le spese e che i denari con i quali vengono pagate le spese di giustizia sono prelevati dalle casse dell’Associazione. Quindi si provano a sanzionare i Volontari per questioni di opinione o di giudizio e quando si perde non sono i vari Presidenti a pagare di persona ma tutti i Volontari.

Esistono Soci con meno diritti di altri

C’è ancora una cosa che il buon Geoli non ha saputo o voluto raccontare e che scardina tutto il castello di nuvolette sul quale si è piacevolmente addormentato. Le locuste che stanno divorando la nostra meritoria e gloriosa associazione hanno bisogno di correggere con una frequenza compulsiva la grande massa di norme e regolamenti con i quali tentano di governare l’Associazione ma soprattutto di mantenersi a galla perché si accorgono, assieme alle continue sconfitte in sede contenziosa, che sono norme illegali che non reggono al confronto con chi non sia condizionato dall’Associazione stessa. In una di queste variazioni ed in adesione ad una Legge dello Stato si è spostato il termine di comporto per l’esercizio del voto, cioè si è stabilito che per poter esercitare il diritto di voto, attivo e passivo, non servono più 24 mesi di appartenenza all’Associazione ma ne bastano tre. Contemporaneamente si è detto, nello stesso Statuto alla sua ultima variazione, che i Soci dei Corpi Ausiliari per ottenere l’arruolamento devono prima essere Soci, quindi frequentare e superare un corso di accesso. Ma lo stesso Statuto dice che le Crocerossine, che per essere arruolate debbano diventare Socie, non possono votare prima di aver ottenuto la matricola, quindi almeno dopo due anni dall’arruolamento e comunque dopo aver superato, scusate la ripetizione, il corso di accesso ed essere state incardinate come Socie in un Comitato e quindi basando su questo assunto tutte le illegali azioni disciplinari di cui abbiamo parlato prima. Molto confusa la cosa, vero? Vi capisco ma le locuste si comportano cosi, si muovono in branco e non lasciano nulla dietro di loro. Quindi, per concludere in simpatia, alla Geoli diciamo, esistono Socie che, in quanto donne, sono meno Socie degli altri? Nella grande Associazione inclusiva e democratica accade proprio questo. Ricordatevene quando andrete a votare, anche per evitare di subire sopo le locuste, anche una delle altre piaghe di Egitto, perché la Croce Rossa, lo sapete, è un’altra cosa.

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