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Croce Rossa: ragliando s’impara

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Vi ho già raccontato della frenesia compulsiva con la quale vengono sfornati regolamenti e norme, statuti e decaloghi per registrare a puntino ogni momento della vita associativa. La funzione di questa enorme fetazione di testi e codicilli è in verità un’altra: servono esclusivamente ad opporre e contestare, mai per indirizzare e costruire. Opporre e contestare qualcosa al nemico di turno, al socio non conforme e che non risponde in maniera catartica agli impulsi elettrici che vorrebbero insegnagli a camminare, a correre, a saltellare ma non a pensare o a parlare, perché questa Croce Rossa non coltiva più la virtù della democrazia, non si nutre più alla fonte della libertà, di parola e di pensiero. Mentre per gli amici le norme si adattano, si interpretano e si superano infarcite di buon senso, al resto del mondo si applicano con virile fermezza.

Si avvicinano le date del voto

Accade quindi che questa massa di atti finisca per generare ipotesi di rigetto, di testacoda interni che rendono confliggenti le norme una con l’altra. Il caso che vi voglio sottoporre riguarda il documento con il quale il consiglio direttivo nazionale ha fissato l’agenda per le prossime consultazioni elettorali associative, quelle che come sapete mi vedranno candidato alla carica di presidente nazionale. Tre le date fondamentali, 16 febbraio, 15 marzo e 29 marzo. Alla prima scadenza andranno al voto i Comitati territoriali, alla seconda quelli regionali alla terza il Comitato nazionale.

Due piccole e grandi domande

La prima domanda che mi pongo è quella sulla validità dell’esistenza dell’attuale consiglio direttivo nazionale. Le norme, che come avete ormai capito vanno applicate solo ai nemici, impongono che sia improntato alla parità di genere ma dopo le dimissioni dell’onorevole Fioroni ci vedo seduti solo uomini. Però facciamo finta di non aver capito nemmeno questo concetto, giriamoci dall’altra parte e tiriamo avanti. Andiamo ad analizzare le tre scadenze di cui sopra. C’è uno dei testi che il consiglio direttivo nazionale dovrebbe conoscere bene, intitolato “regolamento per l’elezione degli organi statutari” che mi pare infranto almeno un paio di volte. Oddio, è uno dei pochi testi normativi fermo al 2016, mai toccato se si esclude la famosa clausola Saitta, la norma che consentiva a chi fosse già stato insediato in una carica elettiva di presentarsi ad un altra carica senza dover preventivamente abbandonare la poltrona sicura per correre verso quella incerta. Comunque dicevo che al regolamento di cui sopra, esattamente all’articolo 25 c’è scritto che “Entro trenta giorni prima della data di svolgimento delle elezioni, il Presidente regionale redige, sottoscrive e pubblica: a. gli elenchi dei Presidenti dei Comitati istituiti nella regione, titolari di elettorato attivo; “ Forse non tutti ricordano che legittimati a votare nell’assemblea regionale, l’organo statutario che elegge il presidente regionale ed il consiglio direttivo regionale, sono soltanto i Presidenti dei comitati. Secondo l’agendina redatta dal consiglio direttivo nazionale il 16 febbraio prossimo si voteranno i Presidenti territoriali mentre il presidente regionale uscente entro il giorno 15 febbraio, quindi trenta giorni prima delle votazioni regionali, dovrà pubblicare l’elenco degli aventi diritto al voto indicati con nome, cognome e data di nascita. Qui posso lanciarmi in due ipotesi di condotta più una. O a via Toscana sanno prevedere il futuro e quindi dopo una bella passata di pezzetta calda sulla loro meravigliosa palla di vetro già sanno chi sarà eletto, ovvero hanno aperto uno di quei cassettini che mi incuriosiscono tanto dove alieni provenienti da un’altra dimensione hanno chiuso le liste che serviranno ai presidenti regionali ovvero, e qui c’è l’ipotesi residuale, ci troviamo davanti al solito caso di saccenza presuntuosa mista ad arroganza, incultura e permalosità che fodera a questi signori gli occhi e il cuore al punto tale da renderli talmente autosufficienti da disconoscere le regole che loro stessi ci hanno imposto ma questa ultima ipotesi non la posso nemmeno scrivere perché rischierei l’ennesimo tentativo di radiazione ( per la cronaca siamo a sei e che nessuno parli accanimento e persecuzione altrimenti tutti e quattro diventano tristi e si mettono a piangere, perché cose del genere nella loro società – volevo dire associazione – non devono succedere). E’ materialmente impossibile quindi adempiere alle regole e formare l’elenco degli elettori dei prossimi presidenti regionali nei tempi prescritti perché i tempi non ci sono.

Un motivo però c’è sempre

Stessa cosa accade per l’elezione del presidente nazionale e del suo consiglio. Stavolta i margini sono ancora più risicati. La norma, identica per contenuto alla precedente, stabilisce all’articolo 41 la medesima procedura prevista per le elezioni regionali, e cioè il dovere, per il presidente uscente, di sottoscrivere e pubblicare gli elenchi nominativi degli aventi diritto al voto nei trenta giorni precedenti al consultazione. Quindi lui il 27 febbraio dovrebbe già sapere e certificare i nomi dei nuovi presidenti regionali da eleggere il 15 marzo successivo. E qui ricorrono le stesse tre ipotesi di cui sopra, con il rischio di invalidare tutto il processo elettorale. Certo, se non dovesse essere mutata l’agenda ribadisco che tutto il processo sarebbe illegittimo, non per la prima volta. Attendiamo quindi fiduciosi che qualcosa cambi, stavolta davvero e non dopo le urne ma anche almeno tre mesi prima. Perché però tanta fretta? Aspettiamo tutti una meravigliosa sorpresa e nell’attesa quelli che finora ci hanno dimostrato come coltivare interessi mascherandoli con i Principi stanno tentando di blindare le loro rispettive posizioni giocando più sul fattore tempo che sul fattore qualità personali, ormai notoriamente evaporate. Che dirvi? Non succede, ma se succede…

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