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Croce Rossa: cos’è?

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Basterebbe chiedere a qualsiasi persona che cosa sia per lei Croce Rossa per entrare in un mondo fantastico, popolato di buoni propositi ed animato da personaggi leggendari. “Gli eroi del 118 – la risposta potrebbe continuare così – le persone che portano i pacchi alimentari ai barboni, quelli che vanno in guerra all’estero, che gestiscono il pronto soccorso, che sanno usare il defibrillatore”.

Io, che nella Croce Rossa Italiana sono volontario da oltre 30 anni e che di mestiere mi occupo di raccontare i fatti, belli o brutti che siano, ho un metro di narrazione diverso, che non si ferma mai alla superficie delle cose. Ho promesso di raccontarvi di quello che ho scoperto, viaggiando a pelo d’acqua nella più grande associazione di volontariato d’Italia, ma vi vorrei far capire come in questa storia non ci siano i buoni da una parte ed i cattivi dall’altra, piuttosto si siano concretizzate situazioni nelle quali alcuni hanno trovato opportunità senza riuscire a dare soluzioni. Ecco, questa può essere una definizione rispetto a cosa sia oggi Croce Rossa. E quegli “alcuni” le opportunità le hanno sfruttate talmente bene da costruirsi una vita o una carriera all’interno di una Istituzione ed aver avuto la necessità di erigere attorno alle loro conquistate posizioni un modello organizzativo che consentisse di alimentare e conservare il potere raggiunto, modello che non può non ricalcare per forza quello aziendale. Chiaramente in un modello aperto, trasparente e democratico certe repentine ascese, certe sostituzioni, certi scavalcamenti non avrebbero avuto la possibilità di essere realizzati, un modello associativo astratto ha funzioni di controllo interno che un’azienda non ha. Il tutto è avvenuto e continua ad avvenire all’insaputa della base, della forza lavoro dell’Associazione che è costituita storicamente e strutturalmente dai Volontari che nulla devono sapere o intuire della trasformazione in atto.

Dove non c’è democrazia anche le comunicazioni, sia quella interna che quella rivolta verso l’esterno, devono essere strettamente controllate. Il fenomeno si può verificare con precisione geometrica facendo una piccola ricerca sulla Rete. Su Internet apprendiamo, ma è un metodo abbastanza empirico, quanto sia difficile parlare in maniera oggettiva della Croce Rossa Italiana. Sovrabbondano gli articoli celebrativi ma se si analizza chi ne siano gli autori, al netto dei pezzi lavorati dai giornalisti sulla base dei comunicati stampa emessi dall’Associazione, si noterà che a parlare bene della CRI sono i suoi dirigenti e solo quelli. Ed ogni volta che un qualunque Volontario voglia esprimere il proprio parere su un qualsiasi argomento di natura associativa questi sia stigmatizzato, emarginato e allontanato dal sodalizio. Lo scopo di tanta cattiveria è quello di mantenere una narrazione unica, uniforme, costante, una sorta di racconto del bello, una manutenzione di un’immagine fantastica e fantasiosa che non corrisponde più ad una realtà. Motivo anche per il quale in molti si avvicinano all’Associazione ed in pochi rimangono a farne parte.

Insomma questa secolare Associazione è stata trasformata in un castello di carte senza una consistente solidità che sembra realizzato apposta per essere prontamente veicolato online, un’organizzazione che vuole costruirsi una diversità etica rispetto al mercato che si addensa intorno alle organizzazioni del terzo settore ma non è in grado di fornire soluzioni credibili. Ecco, questa può essere la mia definizione di quella che oggi è diventata la Croce Rossa Italiana, un’entità molto attiva nel marketing a tutti i livelli ma che non riesce ad esprimere valori condivisi e condivisibili come la fratellanza, la democrazia, la trasparenza, il bene comune. Un’organizzazione completamente impegnata in una sterile mitopoiesi, proiettata a dare un profilo all’inesistente, ad un soggetto mitico dalle mille facce, realizzato solo nella testa di pochi. Un’organizzazione che sbandiera in maniera evidente sette Principi non può reinventarsi e ricollocarsi quale parte attiva nel mercato sanitario di una Nazione.

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