Si alza la temperatura perché si sta avvicinando la data delle elezioni. Domenica prossima si svolgerà l’esperimento elettorale che coinvolge la maggioranza dei Comitati territoriali dell’Associazione della Croce Rossa Italiana e comunque vada sarà un momento epocale di crollo dei valori associativi e di mancanza di vera democrazia. Vi spiego perché.

E’ un fiorire nelle caselle mail e sui social di programmi elettorali.

La stragrande maggioranza dei Presidenti di Comitato si ripropone ai propri Soci e nelle pagine e pagine di documenti programmatici, in questa tornata aggraziati da una veste grafica dove predomina il rosso, svolgono una narrazione assurda. Fermo restando che sfogliando decine e decine di programmi ho visto naturalmente marginalizzata la figura delle Crocerossine, citate esclusivamente per captare consensi, sono clamorosamente assenti gli accenni al Corpo Militare. Eppure è statutariamente previsto che i Comitati svolgano attività di promozione degli arruolamenti, anche se poi nessuno gli contesta di non farla. Questi Presidenti parlano di elenchi infiniti di migliorie da apportare e di progetti da iniziare. Lo fanno con un tono lezioso come se nei quattro anni precedenti al loro posto ci sia stato un inutile manichino.

Per parlare ai Soci di nuove iniziative, di progetti, di cambiamenti non serve per forza un’elezione, basta un’assemblea ed innanzitutto la voglia di progettare e di cambiare veramente.

Gli spanditori di chiacchiere sono sempre alla ribalta, loro che hanno avuto 48 mesi per farsi una campagna elettorale permanente mentre circolano notizie assurde, di aule e locali negati, di confronti obbligati, dove la squadra di “competitor” deve presentarsi avendo come unico contraddittore, di fronte ai Soci, il Presidente uscente. Naturalmente lo vado raccontando da anni, in questa nuova e già vecchia Associazione mancano regole, non certo regolamenti, e dove non ci sono regole certe l’arbitrio regna e prospera. Non c’è quindi democrazia interna.

Il clima generale è violento, pesante, pieno di rancore e permalosità.

La nostra Umanità, la qualità che ci dovrebbe distinguere da ogni altra associazione di volontariato, la spinta in più che deve per forza fare la differenza è stata chiusa nei cassettini assieme ai contrattini. Cade, assieme all’Umanità anche lo spirito di servizio, quella qualità che può invitare un Presidente che ha fatto il suo tempo, nel bene o nel male a fare un passo di lato ed a spingere sotto i riflettori le persone che il suo fare e dimostrare hanno fatto crescere. In questa Cri, invece, ammantata di interessi, non cresce nessuno, nessuno deve crescere. Naturalmente i Presidenti di cui avevamo accennato nei mesi scorsi, quelli attualmente soggetti a giudizio penale davanti ad un Tribunale della repubblica per fatti commessi in danno dei loro volontari, sono stati ricandidati senza naturalmente essere mai stati sospesi, come tradizione vuole poiché come recitava il vecchio adagio le norme per gli amici si interpretano e basta.

L’assenza endemica di democrazia fa si che le norme si aggiustino da sole.

Emblematico è il caso di quella delibera assembleare nazionale che ha introdotto anche in Croce Rossa il concetto di “mandato zero”. Se ricordate esisteva la norma interna che imponeva al massimo due mandati consecutivi sia per le cariche associative elettive che per l’ufficio di Ispettrice delle Crocerossine. Le prime elezioni si sono tenute nell’anno 2012, le successive in quello 2016. Poiché il desiderio di rimanere con le terga su una comodissima poltrona è più forte delle istanze di regolarità e democrazia indovinate chi ha votato la modifica statutaria? Non tutti i Soci, come sarebbe stato opportuno ed elegante in un’Associazione democratica ma direttamente ed esclusivamente gli stessi Presidenti che si aumentavano, da soli, la durata dei propri mandati con una elastica proroga di 48 mesi. Ricordatelo quando vi richiederanno di votarli.

Nel nostro intimo conosciamo tutti i nostri Presidenti e le ragioni che li muovono.

Immedesimatevi in loro e valutate non cosa non sono riusciti a combinare, con pieni poteri e con 4 anni a disposizione. Immaginateli uno per uno e non più Presidenti. Secondo voi quanti di loro torneranno a fare, a testa bassa come si dovrebbe? Io credo si possano contare sulle dita di una mano, gente avvezza a comandare e che non si vedrebbe mai in un ruolo differente. E che sta già promettendo uno tsunami nel caso in cui qualcuno osasse sfidare il loro personalissimo feudo. La Croce Rossa, ve l’ho spiegato, ha regole assurdamente particolari. Nel caso di competizione a due, chi ottiene un voto in meno rispetto all’altro candidato, pur rappresentando una fetta notevole della compagine sociale, viene estromesso dal governo del Comitato ed escluso da ogni funzione di controllo. In questa democrazia monouso gli organismi elettivi non rappresentano i Soci di un Comitato ma solo la loro porzione maggioritaria. Il Presidente, in uno con il suo Consiglio Direttivo, ha pieni poteri, può, come succede, isolare i suoi competitor, emarginarli, escluderli ed alla fine fargli perdere titoli e qualifica, con eleganza, senza fare chiasso. E se qualcuno mi viene ancora a parlare di democrazia nella Croce Rossa lo seppellisco di esempi e di risate.

Tra le scalate ed i consolidamenti di potere esiste un piano.

L’unico reparto che funziona e manica successi in Croce Rossa è il famoso “Invenzioni & Promesse”. Cosa hanno tirato fuori gli artigiani dell’impossibile? Le scalate in progressione. Ai tempi del famoso “lodo Saitta” fu modificato il regolamento elettorale in maniera tale che chi si volesse candidare e fosse già stato eletto a qualche carica associativa non si dovesse più dimettere a causa della sola presentazione di candidatura ma potesse farlo nei cinque giorni successivi all’elezione. Per questa ragione si cominciano già da ora a blindare le poltrone. Si racconta che qualcuno abbia in mente di candidarsi nei consigli regionali e nazionale, appena eletto nei Comitati territoriali, facendo commissariare il proprio Comitato. Si sa che i commissariamenti in Croce Rossa non hanno natura tecnica ma politica e che, in spregio dello Statuto, non durano mai sei mesi ma rimangono in piedi fino a quando non si reperisca su piazza un candidato conforme e si ottenga il benestare dei veri proprietari di questa azienda anomala. Il piano in teoria è perfetto, dico in teoria perché può reggere fino a quando non arrivi qualcuno a rompere le uova nel paniere. A noi piacciono molto le frittate, perché sappiamo bene che la Croce Rossa, quella vera, è un’altra cosa.

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