Fango, tanto fango, e violenza, non solo verbale. Questo il condimento di una campagna elettorale fatta di sgambetti ma che mai ci saremmo immaginati si svolgesse in modo diverso, conoscendo bene la sete di potere che ispira gli animi di chi non vuole mollare nulla su tutta la linea.

Attacchi disgustosi

Vere e proprie aggressioni vengono portate nei confronti dei candidati e delle loro famiglie in ogni regione d’Italia, quasi rispondendo ad un’unica regia e usando un timing perfetto, studiato a tavolino. E l’attacco personale, alla persona, è la firma, autografa, di chi non ha mai voluto rispondere alle accuse che attraverso i giornali, i siti, i social, abbiamo sollevato in questi anni. E a chiunque ci chieda per quale motivo le nostre domande non sono state porte nei cosiddetti luoghi deputati rispondiamo, come abbiamo risposto, che l’Associazione, nel brutale e meschino tentativo di difendere prima gli interessi dei valori, ha privato chiunque volesse fare queste domande, e quindi ottenere ed ascoltare le risposte, dell’agibilità associativa.

In democrazia le domande sono uno dei fondamenti delle istituzioni, come lo sono logicamente ed obbligatoriamente le risposte. Questa quindi non è un’associazione democratica ma piuttosto un coacervo di interessi, a volte confliggenti o sovrapponibili. Tutto qui. Sarebbe stato più facile, più trasparente, più sincero quando abbiamo iniziato a porci domande sui contrattini, aprire quei cassettini e sbatterceli in faccia. Chi non ha voluto aprire i cassettini sono le stesse persone che oggi ciurlano nel manico.

Quelli che avevano urlato alla violazione del Principio di Unità mentre picconavano le Crocerossine sono gli stessi che si sono inventati all’insaputa di tutti una Fondazione che porta lo steso nome della Croce Rossa, che ha gli stessi scopi della Croce Rossa Italiana e che non è più sotto il controllo di tutti i Soci della Croce Rossa Italiana. Ma questo a Ginevra lo sanno? Credo sinceramente di no, come credo che la sovrapposizione di cariche associative ed incarichi sociali in capo ad alcuni attori della Cri presenti anche nella compagine della Fondazione renda tutto molto più confuso, confondibile e utile agli scopi che chi si è inventato questo stratagemma ancora non ci ha voluto o saputo spiegare.

L’attuale governance è invece ancora inadempiente

Inadempiente sul fronte dei Corpi Ausiliari, dove aveva l’obbligo, sancito dalla stessa Legge usata a pretesto per capovolgere l’Istituzione, di costituire una Fondazione che governasse il Corpo Militare e le Crocerossine per evitare quella confusione, anche normativa, che oggi paralizza di fatto due delle tre Componenti dell’Associazione e contribuisce al loro progressivo annullamento. Questo non è stato fatto, ho assistito in questi anni alla dimostrazione, a volte comica, del campionario della scusa a fringuello. Le ragioni del no alla Fondazione ( obbligatoria) erano state parcheggiate sulla schiena dell’ultima Ispettrice nazionale che rappresentava ormai, in questa narrazione, il tappo di ogni cosa. L’Ispettrice è stata sostituita ma le cose non sono cambiate e il Governo, esaurite le beghe interne, dovrà provvedere a far rispettare la Legge, ormai in breve tempo, ma il Consiglio direttivo, in cui molti membri hanno dichiarato di voler fare un altro giro di giostra, è evidentemente inadempiente.

L’inadempimento riguarda la correttezza, la lealtà, la trasparenza.

Dal 2017 contrattini ed incarichi devono essere pubblicati sui siti. Ne avete mai visto uno? Se vi chiedete il motivo la risposta è una soltanto, la vergogna, il disappunto, il sentimento di inadeguatezza e di assenza totale di freni inibitori che ha distinto questi quattro anni di gestione. Chi non mostra le carte che sono di tutti, nel momento in cui ne viene legittimamente richiesto, lo fa scientemente perché sa che sono documenti non giustificabili, di cui si vergogna. Facciamo attenzione al nostro voto, non facciamo governare questa meravigliosa Associazione da chi si vergogna del proprio comportamento.

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