L’emendamento che non c’è

Esplode una polemica, perché le polemiche esplodono sempre, magari montano in silenzio ma poi, come la lava dei vulcani, da qualche parte devono sempre uscire. Si tratta di un emendamento presentato ad uno dei decreti legge emanati dal Governo italiano in merito all’emergenza Coronavirus, per la precisione al disegno di legge numero 1766 che dice così:

Apportare le seguenti modifiche:

            a) Dopo il comma 1, dell’articolo 1, del decreto-legge 17 marzo 2020, n.18 è inserito il seguente:

        «1-bis. Le regioni e le province autonome possono incrementare le risorse per le finalità di cui al comma 1 fino al doppio dell’ammontare indicato nella tabella A»;

            b) Dopo l’articolo 1 è inserito il seguente:

«Art. 1-bis.

(Responsabilità datori di lavoro operatori sanitari e sociosanitari)

        1. Le condotte dei datori di lavoro di operatori sanitari e sociosanitari operanti nell’ambito o a causa dell’emergenza COVID-19, nonché le condotte dei soggetti preposti alla gestione della crisi sanitaria derivante dal contagio non determinano, in caso di danni agli stessi operatori o a terzi, responsabilità personale di ordine penale, civile, contabile e da rivalsa, se giustificate dalla necessità di garantire, sia pure con mezzi e modalità non sempre conformi agli standard di sicurezza, la continuità dell’assistenza sanitaria indifferibile sia in regime ospedaliero che territoriale e domiciliare.

        2. Dei danni accertati in relazione alle condotte di cui al comma 1, compresi quelli derivanti dall’insufficienza o inadeguatezza dei dispositivi di protezione individuale, risponde civilmente il solo ente di appartenenza del soggetto operante ferme restando, in caso di dolo, le responsabilità individuali.».

Il chiasso intorno all’emendamento è stato tanto, dovuto soprattutto al primo firmatario del testo, il Senatore Matteo Salvini, e ad una dietrologia che ha pervaso gli animi. Si ritiene infatti che il testo servisse da parafulmine per deresponsabilizzare la dirigenza sanitaria delle strutture coinvolte nell’emergenza pandemica dalla rivalsa dei molti lavoratori entrati in contatto con il virus, contagiati e poi ammalati o deceduti.

La lettura può offrire invece un altro spunto che è quello del volontariato. La lettura incrociata tra il testo unico del Terzo Settore e quello sulla sicurezza sul lavoro fa coincidere, in quanto a diritti e doveri, le figure di volontario e responsabile di un’associazione di volontariato con quella di lavoratore dipendente e di azienda. L’importanza della salute del lavoratore è la stessa di quella del volontario, anche se quest’ultimo non abbia una retribuzione o comunque un rapporto di impiego con l’Ente che lo impegna in servizio. Le tutele e la formazione devono essere le medesime come sono le stesse, in alcuni casi obiettivamente attenuate, le prescrizioni e le responsabilità in capo a datori di lavoro e preposti così come individuati con la massima precisione dalla normativa intermedia che si è succeduta nel tempo.

Moltissimi i volontari, in prima linea dal primo momento, che sono stati contagiati. Molti i morti. Non si conosce il numero esatto per una ragione di comunicazione. Quando muore un medico, un infermiere, un operatore socio sanitario, un tecnico, un pompiere, un carabiniere, un poliziotto o un politico saranno individuati come carabiniere, medico, politico, infermiere, operatore, un poliziotto o un pompiere. Quando si ammala o muore un volontario, che è anche un pensionato, uno studente, un geometra o un disoccupato la casella ISTAT fa annotare il pensionato, il geometra, lo studente ma non c’è una definizione apposita per chi regala se stesso, il suo tempo, la sua stessa vita agli altri, senza compenso, senza un rapporto di impiego nonostante magari un lavoro lo stesse cercando da tempo.

Il pensiero quindi corre a tutti quei volontari ed ai loro presidenti, responsabili o comunque preposti che li hanno mandati ad operare senza averli opportunamente informati e formati sui rischi di un ambiente non permissivo e sulle cautele da adottare. Forse il contestato emendamento serve proprio a questo, a mettere in sicurezza chi non si è mai preoccupato di mettere a sua volta in sicurezza tutte le persone che dipendono da lui e che magari si fidano anche ciecamente di lui e di quello che gli racconta. Uno scudo penale e civile per favorire chi si è sempre ritenuto superiore a tutto, che ha sempre pensato che i propri volontari ed i propri dipendenti fossero pedine da muovere su una scacchiera, sacrificabili in nome di qualcosa più altro che troppo spesso coincide con il solo profitto commerciale-

Mentre scrivo queste righe mi dicono che il senatore Salvini abbia ritirato l’emendamento contestato. Ritirato per ragioni di opportunità. Questa volta quindi si è sacrificato l’emendamento. Bisogna vigilare perché magari non sia riproposto in forma differente e meno evidente. Chi non rispetta le norme deve pagare per ogni illecito, come deve pagare chi mette a rischio la salute e la vita di chi gli dipende, qualsiasi sia il rapporto giudico che lega la persona alla sua organizzazione.

Se vuoi leggere ancora

Fare informazione oggi è una cosa assolutamente difficile. Farla in maniera alternativa, come piace a noi e come piace a te che ci stai leggendo, oggi è diventato impossibile se non si ha uno sponsor alle spalle. Ma lo sponsor poi contribuisce a condizionare i contenuti e le attività del giornalista. Diventa tu lo sponsor di quello che ti piace leggere. Puoi contribuire anche tu alla nostra attività, alle nostre ricerche, a tutti i costi che sosteniamo con una piccola donazione o con un contributo a piacere. Non siamo un partito, non riceviamo contributi pubblici, non siamo alla ricerca di un facile consenso ma possiamo continuare nella nostra opera di informazione controcorrente grazie al sostegno dei lettori come te, a cui piace conoscere anche l’altro lato di ogni medaglia. Se puoi farlo per noi è importante, se non puoi continua a leggerci lo stesso e magari diffondi i nostri link.

Informazioni Personali

Totale Donazione: €2.00

Comincia la discussione

Rispondi