Il biscotto cinese

C’è un incrocio misterioso tra chi ha offerto generosità e chi ne ha approfittato che deve essere indagato meglio. Ormai è assodato che la famosa donazione di migliaia di pezzi di mascherine ed altri dispositivi di protezione donati dalla Cina all’Italia in realtà sia stata acquistata dalla stessa Italia attraverso una donazione di un’importante Istituto di credito nazionale. Quello che sta emergendo in queste ore è la quasi certezza che il lotto di materiale donato, per cosi dire, dalla Cina all’Italia sia lo stesso che l’Italia ha effettivamente acquistato e poi offerto alla Cina nel periodo iniziale dell’epidemia.

Praticamente l’Italia avrebbe pagato due volte la stessa fornitura.

Nonostante i grandiosi mezzi attraverso i quali la comunicazione istituzionale di Pechino ha ridisegnato l’aspetto della grande potenza i cinesi non sono riusciti a disegnarsi addosso la figura carismatica di leader nel settore degli aiuti umanitari perché secondo le stesse fonti americane che hanno raccontato della doppia donazione con il pacco di ritorno anche la qualità delle forniture che la Cina sta approntando in questo periodo per sopperire alle necessità del resto del Mondo non rispetti gli standard ordinari.

Migliaia di altre forniture e kit per effettuare i test speditivi sulle infezioni che la Cina ha venduto ad altri paesi a prezzi mediamente elevati si sono rivelati difettosi. La Spagna ad esempio ha dovuto restituire 50.000 kit di test rapidi in Cina dopo aver scoperto che non funzionavano correttamente. La scorsa settimana, i Paesi Bassi hanno anche respinto i kit e gli equipaggiamenti protettivi fabbricati in Cina, definendoli scadenti e mettendo in discussione la qualità delle forniture con le quali Pechino ha ricominciato ad invadere il Mondo.

Turchia, Georgia e Repubblica Ceca hanno anche descritto i kit acquistati in Cina come non adeguati. In alcuni casi, invece di analizzare e risolvere il problema, la Cina ha incolpato gli utenti di non aver saputo utilizzare correttamente i dispositivi.

Le affermazioni sui dispositivi difettosi arrivano quando il numero di casi confermati di coronavirus e i decessi continuano ad aumentare in Europa e negli Stati Uniti, sottolineando la dipendenza che molti paesi hanno dalle importazioni cinesi.

“Certo che dovrebbero essere i primi ad aiutare gli altri – dicono dall’amministrazione Trump – hanno il dovere di aiutare gli altri Paesi sono quelli che hanno iniziato la diffusione del virus e non hanno fornito le informazioni necessarie al resto del Mondo per pianificare una risposta adatta e tempestiva.”

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