Fate i bonus; arriva il miniscandalo dei rimborsi CoViD

Il caso dei parlamentari “arraffoni”, i cinque che si sono beccati, avendolo richiesto legittimamente, il contributo di 600 euro previsto per i titolari di partita iva, lavoratori autonomi, che è stato deliberato dal Governo come aiutino in periodo di CoViD, è più che una manifestazione di malcostume un mezzo di propaganda al quale proprio questa compagine governativa giallorossa dovrebbe averci già abituato ma che è stato compreso da pochi soggetti.

Oltre ai cinque parlamentari, ancora ignoti o almeno poco noti, la leggenda, fatta trapelare ad arte, racconta di una massa di circa 2000 amministratori locali tra sindaci, consiglieri regionali, assessori e consiglieri comunali ed un presentatore tv che avrebbero attinto alle risorse pubbliche infilando la mano nel paniere delle offerte mentre il sagrestano era distratto.

E’ da sottolineare come le posizioni dei parlamentari e dei consiglieri regionali siano differenti da quelle di sindaci, assessori e consiglieri comunali.

Questi ultimi non percepiscono una retribuzione ma un’indennità, commisurata allo stipendio o alla pensione già percepita e spesso si tratta di un illusorio rimborso spese, soprattutto quando si ha a che fare con lavoratori autonomi, appunto quelli che hanno avuto diritto a richiedere, e se del caso ottenere, il bonus in questione. Strappano con i denti il tempo che dedicano alla politica ed alla gestione della cosa pubblica non solo alle proprie famiglie ma anche e soprattutto al proprio lavoro, trascurandolo, perdendo clienti senza acquistarne altri; un danno economico già prevedibile al tempo della loro elezione ma che di solito è contemperato dalla passione per la politica. Poi è arrivata la pandemia.

Quindi almeno per questi duemila è un falso problema, falsissimo in quanto la notizia è stata diramata quindi attentamente gonfiata e confezionata in modo da poter deflagrare nella testa di tutti quelli che non volevano andare a votare al prossimo referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari o che non erano ancora conviti dell’univocità di un messaggio invece pericoloso per la democrazia parlamentare. Tra l’altro i grillini avevano già la rosa dei fruitori del bonus “col vizietto” da qualche giorno e ne conoscevano identità e collocazione politica, probabilmente fatta arrivare loro dalla lista dell’Istituto previdenziale, nominata recentemente proprio in quota 5 Stelle, quindi coi vecchi sistemi che gli stessi neo deputati avevano più volte strombazzato voler ripudiare.

I non completamente convinti, da oggi, avranno quindi un motivo in più per deprecare la misera fortuna degli eletti, per additare a nuovi privilegiati, per stigmatizzare il contegno di chi ci prova, sempre e comunque, e non ha pudore, mai.

Chi ha scritto con i piedi un provvedimento legislativo, chi doveva controllare e non l’ha fatto, chi promette bonus e aiutini a pioggia illudendo i propri elettori e concittadini non si avvicinerà nemmeno al palco con la gogna, appena allestito per altri e con un altro scopo.

Di questa comunicazione a macchinetta possiamo fare anche a meno, della rappresentatività parlamentare meglio di no.

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