Croce Rossa: l’impunità di gregge.

Arriva una letterina con la comunicazione, incompleta e lacunosa, della notifica del ricorso elettorale da parte di Scelli. Rocca non si smentisce mai e Scelli, per correttezza istituzionale, invierà a tutti i Comitati atto e motivazioni. La comunicazione dell’Associazione è condizionata e piegata alle esigenze personali del suo capo. I Volontari hanno bisogno di sapere la verità.

Piano piano, alla fine lo ha dovuto dire. E’ un mucchio, un bel mucchio di giorni che sul tavolo del Presidente nazionale della Croce Rossa Italiana giace il ricorso che l’altro contendente Maurizio Scelli ha depositato presso il Tribunale Ordinario di Roma per evidenziare i vizi e le anomalie di una contesa elettorale dal sapore fin troppo scontato.

Lo stile di questa doverosa ma tardiva comunicazione è quello che conosciamo, astioso, duro, supponente. Parla di “chiaro risultato”, definisce il candidato ricorrente “perdente” e tenta di rassicurare gli animi dei destinatari che non sono solo “elettori” come lui li definisce ma anche i partecipanti ad un’assemblea nazionale dell’Associazione che, nonostante la fretta di compiere il rito elettorale anche nonostante la pandemia, poi non è ancora stata convocata, decorsi ormai ben tre mesi dalla proclamazione degli eletti e di fatto essendo stata depotenziata in favore del monocorde consiglio direttivo nazionale.

Avevamo sperato tutti che la competizione elettorale nazionale non vedesse più un uomo solo al centro dei riflettori ma fosse una gara leale, schietta, nell’interesse dell’Associazione e dei suoi Volontari ed invece così non è stato e nulla è cambiato. Il Presidente Rocca rivolge il suo appello alla calma, comunicando con ritardo plateale la notifica del ricorso elettorale, e lo fa rivolgendosi non ai Volontari dell’Associazione ma ai Presidenti, quelli che siederanno nell’Assemblea nazionale quando avrà tempo e voglia di convocarla e che potrebbero votare la mozione di sfiducia proprio a lui, magari nel tentativo di salvare il loro terzo abusivo mandato consecutivo come già si vocifera nei luoghi che contano.

Quindi una comunicazione tardiva, molto poco obiettiva e sempre con il solito tono di chi ha la scienza in tasca e non ha tempo per dare spiegazioni, soprattutto con la supponenza di chi non ritiene di dover spiegare nulla ai suoi grandi elettori e quindi consegna loro una brevissima dichiarazione, tanto per dimostrare di averlo fatto, e omette di trasmettere ai Soci il ricorso elettorale che, qualora accolto, potrebbe cambiare i destini della più grande Associazione di volontariato d’Italia. I Soci quindi, non menzionati nella lettera, non meritano assolutamente alcuna considerazione, un copione che si ripete e si ripeterà all’infinito, devono manifestare ciecamente la propria fede e non alzare la testa, mai.

Prot_33310U_19082020

Maurizio Scelli, proprio per questa ragione, sta provvedendo a trasmettere a tutti i Comitati la copia integrale del proprio ricorso elettorale con tutte le motivazioni del caso, nel tentativo di aprire un dibattito trasparente e leale e far comprendere a tutti i Soci, siano elettori presidenziali o meno, le proprie indiscutibili ragioni. C’è un solo modo di comportarsi quando non si crede di essere i padroni di una secolare Istituzione ma soltanto umili e leali servitori e questo modo è evidente e chiaro.

In ogni caso, nei prossimi giorni, una copia integrale del ricorso sarà a disposizione anche nella pagina dei documenti di questo sito

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