Croce Rossa: benvenuti nel Ramazzinestan.

La nuova psicopolizia è al servizio di un potere posticcio, autoreferenziale, incerto proprio perché effimero e attua una repressione continua sulla libertà di determinazione dei Soci, ancor più grave in un’Istituzione che si definisce imparziale, indipendente ed umanitaria. Due recenti episodi manifestano la gravità del problema e denunciano come sia ora di porvi rimedio.

Tra quello che è la legalità e quello che invece è l’esercizio corrente del potere, nella Croce Rossa Italiana si è aperto un baratro. Si moltiplicano regolamenti e normative, gli addetti alla quotidiana censura, la nuova psicopolizia, si moltiplicano. Ci troviamo di fronte ad un animale burocratizzato che per sopravvivere deve fagocitare se stesso rallentando ogni attività, ogni istanza di chiarezza e democrazia. I vertici dell’Associazione sono esseri effimeri, occupatissimi a conservare piccole quote di potere difendendole con ogni mezzo, lecito, discutibile, immorale o illegale.

Ci duole scoprire ogni giorno quanto questa meritoria Associazione sia poco fedele ai suoi Principi e ad i suoi valori, quanto poco sia efficiente, quanto instabile e vulnerabile. Questo stato di cose ha un costo, perché deve creare consenso e farlo attraverso la creazione di una ricchezza che non sia equamente distribuita, altrimenti andrebbe a logorare le sacche di potere.

Quando la Croce Rossa era un Ente pubblico normato si riteneva che avesse un difetto genetico, un blocco che non le consentisse di aspirare al meglio ai propri obiettivi istituzionali. Aveva un enorme credito sociale ma un assetto totalitario che le impediva il decollo verso quelle mete assolute e poco raggiungibili con le quali incantava giovani e meno giovani.

Oggi è sparito il coinvolgimento pubblico diretto, il credito sociale è in fortissimo calo ma l’assetto totalitario dei suoi organi interni è rimasto inalterato, immotivatamente inalterato. Tutti guardavamo con una certa ammirazione ad esempio ai vertici delle Componenti ausiliarie, svincolati dal facile consenso elettorale, assolutamente liberi dai lacci di un contratto ad personam che vincolasse le loro prestazioni associative ad una retribuzione. Personaggi perfetti, insomma, pronti ad incarnare il ruolo di propulsori e garanti che è affidato loro dalle leggi e dallo statuto.

Certo, la libertà è un bene prezioso sempre in crisi, che acquista anzi valore con la crisi. Noi che militiamo in un’Associazione che si definisce umanitaria potremmo sicuramente aspirare a qualcosa di meglio, in termini di libertà. Libertà di azione, di pensiero, di lavoro e di parola, tutto senza illuderci più di tanto. Invece siamo pervasi da sentimenti contrastanti di grande ostilità e di pressappochismo dilagante. E ne sono portatori quegli stessi vertici dai quali ci attendiamo tantissimo e che invece sono rappresentati da soggetti che non si esprimono mai al meglio, di mentalità uniforme, troppo spesso senza particolare esperienza e pedissequamente omogenei, sempre intenti a difendere quegli impalpabili privilegi propri di una piccola casta intoccabile e rancorosa.

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Due sono le manifestazioni di questa bassissima attitudine all’esercizio di libertà e democrazia, con notevole spregio della legalità e della correttezza, che vi voglio illustrare adesso. La prima è costituita da una comunicazione circolare della Segretaria Generale del Corpo delle Infermiere Volontarie che ricorda alle sue Ispettrici regionali che tra i documenti da inviare assieme alla proposta di nomina delle Ispettrici territoriali del Corpo ci deve essere il parere favorevole del Presidente del Comitato nel quale l’Ispettorato insiste. Viene quindi scavalcata ogni previsione legale per attribuire ad un soggetto estraneo al processo di nomina di un’Ispettrice un potere di veto che è proprio di una castina sviluppatasi in un Paese del quarto mondo, uno di quelli con tasso di democrazia pari a zero. Praticamente si dice che la Sorella in questione, se non incontrasse la compiacenza del Presidente di turno si può scordare la nomina poiché si tratta di veto. Ed è già successo, credetemi. Come al solito si tenderà a promuovere non la capacità ma la simpatia, buttando alle ortiche anni ed anni di lotte per l’emancipazione femminile, delle quali proprio le Sorelle sono antesignane, di discorsi sulla professionalità, di battaglie contro la misoginia. Mi auguro vivamente si sia trattato di un errore di comunicazione perché, a prescindere dalla palese illegalità della disposizione, si tratterebbe di certificare un salto nel buio, all’indietro, di qualche secolo che una Istituzione proiettata verso il futuro non si può permettere e che non deve consentire.

Come non deve consentire che un Corpo che utilizza denari pubblici, e solo quelli, e che in caso di mobilitazione dipende direttamente dal Capo di Stato Maggiore della Difesa debba essere vincolato, nella scelta dei propri vertici, alla politica del piccolo potere che ben ho descritto e che impregna tutta l’Associazione.

La seconda, che mi vergogno anche a raccontare, riguarda la contestazione che un’Ispettrice rivolge ad una Sorella, rea di aver condiviso su un social alcuni miei scritti, post ed articoli. E lo fa con un tono imperativo ed ultimativo, da rappresentante della psicopolizia rocchiana, appunto, degna rappresentante, dichiarando che non saranno tollerate ulteriori condivisioni. Mi vergogno di questa cosa, innanzitutto perché mai avrei voluto cagionare un qualsiasi danno a questa Sorella. Mi vergogno del clima che si è venuto a creare nella nostra Croce Rossa che sfoggia una ricerca anelante di libertà nei giardinetti altrui e che invece dentro casa propria ha paura delle chiacchiere sui social e non riesce a rispondere alle domande – vi ricordate quella storica sui contrattini – che andiamo ponendo da anni. Se si preferisce la repressione al dialogo, la radiazione alla trasparenza, lo stigma all’inclusione quali possono essere le ragioni per far presa sulle nuove generazioni, ragioni diverse dal quelle del posticino di lavoro? Ed anche i vertici che vengono chiamati ad esercitare questo pseudo potere di repressione, illegittimo e molto sanguinolento, non si rendono conto di abusare del loro potere e di commettere atti illegali oltre che liberticidi?

Credo piuttosto che siano consapevoli del loro ruolo, posticcio, e che provino a difendere l’indifendibile, la pecetta, l’incarico, la poltrona strappata senza merito davanti al veleno più ovvio che esista, la trasparenza. In fondo agiscono in stato di necessità, secondo il precetto antichissimo “mors tua vita mea”. A noi dei ragionamenti di queste piccole persona interessa poco né lottiamo per sopravvivere. Ci tiene vivi ed uniti la consapevolezza che esiste un modo migliore per fare Croce Rossa fuori da ogni esperimento. Lo stiamo immaginando, ci stiamo piano piano arrivando.

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