Croce Rossa: la parabola dell’incuria /1

Se c’è qualcosa, in tutta questa vicenda, di inaccettabile è proprio l’incuria con cui si trattano le questioni angolari, quelle più importanti. Se esiste una storia che può essere il paradigma dell’incuria questa è proprio il racconto delle ultime elezioni alla carica di presidente nazionale della Croce Rossa Italiana.

Chi ha formalmente vinto la contesa aveva provveduto ad apparecchiare la tavola e cucinarsi la pietanza, tutto da solo. Si era scelto i candidati, cioè nessuno, si era modificato le regole in corsa, si era scelto sia i giudici che gli arbitri e infine aveva scelto, sempre tutto da solo, il campo di gioco. Aveva fatto tutto talmente da solo che si era dimenticato di dare un’occhiata alla Legge, anche solo di sfuggita.

Però l’imprevisto è sempre in agguato ed è spuntato, lontano lontano, un ousider nella pesona di Maurizio Scelli, già commissario straordinario dell’Ente pubblico come anche lo è stato Francesco Rocca, che ha svolto con disciplina ed impegno il suo corso di ingresso nell’associazione ed ha maturato, dopo il periodo di tirocinio prescritto, i pieni diritti elettorali.

Era nell’aria il fatto che questa campagna non sarebbe stata leale, anzi molto sproporzionata. Nonostante infatti i vari divieti CoViD il Presidente uscente ha girato in lungo ed in largo per tutti i Comitati d’Italia andando ad arraffare consensi e firme di presentazione della propria lista. Il tutto naturalmente a spese dell’Associazione mentre ai competitor, ad ogni livello, è stato impedito di riunire i soci nei locali sociali, di ottenere elenchi dei soci ed elettori, di poter manifestare sui social media le proprie intenzioni di candidarsi ed il proprio programma.

Nel momento in cui si è palesato un competitor credibile si è manifestata tutta l’arroganza di un potere fatto di ovatta e cartone, di radiazioni e allontanamenti, di stigma e ostracismo. Anche il candidato Scelli ha più volte espresso perplessità sulla conduzione delle operazioni elettorali, sulla loro perfetta illegittimità. L’espediente del voto elettronico poteva essere evitato. Scelli ha più volte chiesto al Rocca di aprire un canale di dialogo tra i due candidati e rinviare le elezioni ad un periodo di migliore agibilità per tutti. Tra poco si voterà in presenza per le amministrative ed il referendum e cosi si sarebbe potuto fare, con un ritardo di una manciata di mesi, anche nella grande Croce Rossa Italiana.

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Il resto lo sapete tutti, il canale di dialogo non si è mai aperto perché chi poteva evitare che le elezioni della Croce Rossa Italiana finissero sul tavolo di un Giudice non lo ha voluto evitare, ben sapendo che le sue spese legali le paga l’Associazione, come è sempre stato, mentre chi si duole per i comportamenti scorretti di alcuni sedicenti vertici deve anticipare in proprio il costo dell’azione giudiziaria. Scelli ha provato a ricorrere agli organismi statutari ma questi, giustamente nominati e tutelati da chi non era un soggetto neutro ed indipendente ma un competitor in questa sfida veramente poco democratica, hanno pedissequamente abbassato la testa, abdicando solennemente al loro ruolo di garanzia.

– continua –

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